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Quanto e' importante socializzare per i nostri bambini?

L’emergenza CoronaVirus ci ha insegnato, ancora una volta, che i bambini sono meglio di noi. Mentre gli adulti, soprattutto le donne, si dividevano fra quelli che lavoravano ancora più di prima e quelli che, all’improvviso, si sono ritrovati a dover riempire le lunghe giornate perché in cassa integrazione o con le attività ferme, i bambini hanno giocato di fantasia. 

La loro immensa capacità di adattamento (anche al nervosismo dei genitori) li ha trasformati in atleti da appartamento, pazienti disegnatori, instancabili costruttori, scatenati ballerini, cuochi provetti e, soprattutto, in dame o gentiluomini da compagnia in videochiamate con i nonni alle prese con i momenti più bui. Durante il lockdown c’è stato addirittura chi ha giocato con le pistole ad acqua con i vicini da un balcone all’altro. Distanza rigorosamente oltre il metro.

La socialità insomma, non è sparita; si è trasformata da necessità a virtù. È diventata selettiva, rivolta solo ai rapporti essenziali. Un regalo inaspettato per i nostri figli che, in fondo, non chiedevano altro che passare più tempo con noi.

Alla scuola, agli allenamenti, alle corse nei prati e alle gare in bicicletta si è sostituito tutto il buono (chi l’avrebbe mai detto) della tecnologia: le chiacchierate con familiari e amici del cuore davanti ad uno smartphone e la didattica online, che è diventata per i più fortunati (perché per troppi ancora la strumentazione non era disponibile) anche il pretesto per rivedere i compagni di scuola o per chattare con loro di nascosto (glielo abbiamo volentieri lasciato credere) invece che partecipare alla lezione.

Dopo quasi tre mesi di reclusione forzata, è arrivata anche per i bambini l’ora d’aria: prima la possibilità di uscire con mamma o papà per una passeggiata intorno all’isolato, poi, finalmente, la riapertura dei parchi. Con tutte le aree gioco chiuse, però. E mascherine sul visto dai 6 anni in su e laddove non è possibile mantenere le distanze di sicurezza di almeno un metro. Pure in questo caso, sono stati soprattutto gli adulti a sgarrare: con assembramenti per chiacchierare con gli altri genitori o illecite scorribande per liberare scivoli e altalene dalle fasce bianche e rosse che li delimitano. 

La socialità non è per forza toccarsi o abbracciarsi e i più piccoli lo hanno capito subito: giocando a pallone, correndo ben distanziati, gareggiando in monopattino e salutandosi prima e dopo da lontano con l’ormai gettonatissimo «abbraccio virtuale».

I bimbi se ben edotti, capiscono tutto e sono in grado non solo di rispettare le regole ma anche di inventarsi nuovi giochi a prova di virus. Di dare lezioni di senso civico a chi crede di vivere in un’isola tutta sua o non è in grado né di rispettare la cosa pubblica né di vedere chi resta indietro.

In attesa della riapertura delle scuole, questi mesi saranno la palestra per introiettare quelle basilari norme di sicurezza che poi dovranno essere applicate sui banchi a settembre. Anche il via libera ai centri estivi a supporto delle famiglie che hanno ripreso il lavoro sarà un utile banco di prova per iniziare a sperimentare questa nuova normalità. Quanto veramente a misura di bambini, soprattutto i meno agiati, è ancora tutto da capire.

di Alessandra Testa
giornalista e Direttrice Rivista

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