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Alessandro Bergonzoni, da bimbo a padre -non solo- straripante

Le sue parole, pesate in piena libertà, e la sua infinita capacità di giocare con il linguaggio, rappresentano una incontenibile necessitàdi rompere muri e scavallare confini. È un fiume in piena, Alessandro Bergonzoni. Ex bambino sensibile e a volte solitario, è stato, ed è, un padre, straripante. «Goloso» e «non geloso della vita» dei suoi figli, ad Alice e Leonardo ha cercato di dare tutto se stesso e, allo stesso tempo, di lasciarli liberi. «Non sono tutta la mia vita –rivela, citando una frase fatta tanto cara ai genitori –, ma sono tutta la loro vita».

Partendo sempre dal reale – la quotidianità, gli imprevisti, la malattia, la diversità o qualunque altro spunto gli si pari davanti – Bergonzoni attinge al paradosso e al surreale, quasi avesse la convinta illusione che «dare una scossa»sia la vera urgenza dell'oggi, la vera tenerezza. «Quando Alice e Leonardo erano piccoli– ricorda – non raccontavo loro le favole per farli addormentare, le raccontavo per svegliarli. Entravo nelle loro stanze in piena notte ed esclamavo: "Ciao, sono il lupo" o "ciao, sono la fatina"».


 Alla sua maniera, Bergonzoni ha lanciato loro degli ami... 

«Ai bambini –ne è convinto – bisogna parlare già da quando sono nel ventre della madre, con libri che sono labbra».E poi continuare con storie, racconti. «Perché i bambini sono liberi, non hanno paura di fare ed è questa la loro grande potenza  – osserva – una potenza che si oppone al potere dei grandi».

Ora Alice Delfina Olimpia e Leonardo Ixino Geronimo sono adulti, hanno 31 e 27 anni, una vita autonoma a inseguire sogni e passioni, ma conservano ancora quei soprannomiche il loro istrionico padre aveva inventato per loro. Un gioco, quello di appellarsi agli altri con nomi che non hanno ma che potrebbero avere, «se ti chiami Antonio, io ti chiamo Paolo»,che Bergonzoni continua a sperimentare con i tanti studenti che incontra nelle scuole di ogni ordine e grado – «bisognerebbe cominciare dall'asilo– e che, come per incanto, entrano in sintonia e «iniziano a parlare la mia lingua».

Ragazzini che invita «a guardare gli alberi con gli occhi (quelli degli alberi, non i loro)» ed esorta «a fissare la televisione da spenta, guardandola da dietro per capire cosa c'è veramente dentro».Quello che fa è «un voto di vastità», un allenamento allo sguardo altroche, ora più che mai, tanto per parafrasare il titolo di un suo spettacolo,Urge. «I nostri figli non sono soli– insiste – o solo figli di una famiglia, ma di una grande unica famiglia allargata e... allagata».

Sostenitore della ONG Mediterranea, il riferimento è al dramma dei migranti, «che muoiono senza essere uccisi» e senza essere visti. Un richiamo «all'immedesimazione, ad entrare nei panni degli altri»a cui soprattutto la scuola può e deve rispondere, insegnando agli adulti di domani

«il ris-petto che sta nel petto, nel mio e nel tuo». 

 

«Per me è iniziato tutto alle scuole elementari– riconosce – . Ho avuto la fortuna di imbattermi in maestri illuminati e capaci di stimolarmi, aiutarmi ad essere quello che ero. Ringrazio la scuola e i suoi insegnanti per quello che fanno, ogni giorno, per i fili che stendono e le reti che lanciano»,utili a «formare quel noi, che letto al contrario non è altro che l'io all'ennesima potenza», di cui ha bisogno la futura classe politica e dirigente.


Comico, scrittore, autore teatrale e attore, Bergonzoni sembra vivere mille vite. Nei teatri, dove mette in scena i suoi spettacoli; nei libri, dove dà sfogo alla sua serissima vena comica e nei musei, dove porta in tour il progetto Tutela dei beni: corpi del (c)reatocon cui indaga la cura delle opere pubbliche da parte dello Stato.

E ancora: al fianco dell'associazione "Gli amici di Luca" e della Casa dei Risvegli di cui, proprio a Bologna, è diventato testimonial per dare voce al ritorno alla vita dopo il coma. O nelle carceri, «dove è necessario riscoprire la bellezza di chi, certo deve scontare una pena perché ha sbagliato, ma ha ancora tanto da dire e da dare».Infine, nelle piazze. Da cui, sembra il suo messaggio alle nuove generazioni che si sono immedesimate nell'appello ambientalista della giovane svedese Greta Thunberg, «bisogna ripartire per riscoprire il diritto e il dovere del risarcimento». Per prima cosa alla terra, «a cui abbiamo decisamente chiesto troppo».

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori

 

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