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A tu per tu con Lodo Guenzi, cantante de "Lo Stato Sociale"

33 anni appena compiuti, bolognese DOC ha iniziato a cantare con i suoi amici quasi per sbaglio e oggi lui e la sua band sono una istituzione anche per i più piccoli. E non solo sotto le 2 torri.  

«Fin da piccolissimo ascoltavo dei brani che non piacevano ai miei amici ma raccontavano qualcosa di importante a me. »

«La musica mi ha sempre appassionato perché è uno spazio di libertà dove poter raccontare cose.»

Dopo aver portato sul palco di Sanremo «la vecchia che balla» con il brano Una vita in vacanza,  il gruppo è salito ai primi posti della classifica dei gusti musicali dei bambini di tutta Italia. Parolacce ed edulcorazioni dello Zecchino d’Oro comprese.

Lodo che scrive, 

canta e suona la chitarra, il pianoforte e gioca col sintetizzatore, è affiancato da Alberto “Albi” Cazzola, Francesco “Checco” Draicchio, Alberto “Bebo” Guidetti ed Enrico “Carota” Roberto. Proprio in questi giorni escono il documentario  La piazza della mia città – Lo Stato Sociale di Paolo Santamaria prodotto da The Culture Business e distribuito da I Wonder Pictures sul concerto svoltosi lo scorso anno in piazza Maggiore a Bologna e il secondo romanzo Sesso, droga e lavorare edito da Il Saggiatore,


Un tuffo nella tua infanzia. Che ricordo hai di quando eri bambino? Cosa ti piaceva fare? Che rapporto avevi con la tua famiglia e i tuoi nonni?
«Pochi ricordi, ma mi dicono che fossi una peste. Iper attivo, non volevo mai stare fermo. In più ero già abbasatanza “lodorroico” quindi i grandi erano molto divertiti da questo piccolo biondo chiaccherone.  

Sono figlio unico 

e penso che questo abbia inciso molto sulla mia crescita, con la famiglia sono sempre andato abbastanza d’accordo. Mi hanno supportato (e sopportato) e lasciato libero che sono le cose più importanti che potessi chiedere! Mi piaceva molto uscire, “rompevo” sempre le scatole ai miei genitori perché mi portassero a fare cose».

Che scuola superiore hai frequentato? Qual è l’immagine che ti torna in mente se pensi a quegli anni?
«Ho frequentato il liceo classico Galvani. 

Di immagini ne ho 

tante ma uno dei ricordi più belli è che c’era un pianoforte e io durante l’intervallo mi divertivo a suonarlo. Diciamo che la voglia di musica e il desiderio di condividerla era già presente!»

Cosa sognavi di fare da grande?
«I miei genitori sono docenti universitari ma io ho sempre amato l’arte. Speravo di fare l’attore da grande e diciamo che lo spero ancora (ride)». 

Che rapporto hai con 

Bologna? Qual è il tuo luogo preferito?
«Bologna è il mio posto preferito nel mondo. Amo passeggiarci e quando sono fortunato trovo qualche amico con il motorino che mi porta in giro. Per me è l’esperienza più bella del mondo (devo ancora prendere la patente)! Da quando abbiamo fatto il concerto con la band in piazza Maggiore direi che è proprio piazza Maggiore il mio luogo preferito, ma forse solo perché mi ricorda una delle serate più incredibili della mia vita».

Il tuo amore per la musica come è nato? E la tua collaborazione con Radio Città Fujiko?
A Radio Fujiko avevo degli amici che facevano gli speaker. Oggi quelli stessi amici suonano insieme a me ne Lo Stato Sociale».

Hai sempre voluto fare il cantante? Ci racconti come è nato Lo Stato Sociale?
«Ma in realtà no! Ho studiato per diventare attore, mi sono iscritto all’Accademia. Sono diventato cantante quasi per sbaglio, o meglio per gioco.
Lo Stato Sociale è nato perché volevamo mettere noi la musica alle feste e portavamo casse e microfoni in giro per Bologna. Poi i nostri amici ci hanno detto che quello che facevamo gli piaceva e allora abbiamo cominciato a lavorare un po’ più seriamente».

I bambini adorano le vostre canzoni. Te lo aspettavi? Vuoi lanciar loro un messaggio?
«Assolutamente no, non me lo aspettavo. Ma per me è una cosa incredibile che la musica possa avvicinare persone così lontane fra loro anagraficamente.  Non saprei che messaggi lanciare loro se non quello di divertirsi e non perdere mai il senso del gioco; è la cosa più seria che ci sia!»

Sono in arrivo un nuovo singolo e un film. Ci anticipi qualcosa?
«Il film racconterà di un viaggio, ma posso dirvi poco di più. Quello che posso invece dire è che è appena uscito il nostro secondo romanzo, Sesso, droga e lavorare, scritto principalmente da Albi e Bebo per  Il Saggiatore. 

Noi da sempre amiamo fare cose differenti e la scrittura, intesa in senso di editoria, non l’abbiamo mai abbandonata!»

Chiudi gli occhi: come ti vedi fra vent’anni?
«Spero ancora con i miei a suonare in giro per l’Italia. Per quanto riguarda me, invece, spero di avere la stessa voglia di divertirmi e di fare sempre cose nuove!». 

di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori

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