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Sabrina, la direttrice del Piccolo Coro ci racconta la sua esperienza nella musica e nel volontariato

coro_antoniano_simoni.jpgSabrina Simoni ha l’energia di una ragazzina. Direttrice del Piccolo Coro dell’Antoniano dal 1995, continua a respirare musica anche quando esce dagli studi di registrazione di via Guinizelli.

Con l’associazione di promozione sociale Forme Sonore, Sabrina ha scelto di mettere il suo talento e le sue competenze al servizio degli altri, creando una rete di progetti per aiutare i più piccoli, ma anche gli adulti, ad avvicinarsi alle sette note. Le attività proposte da Forme Sonore (vocalità, canto, insegnamento di uno strumento...) sono squisitamente didattico musicali: corsi di formazione o di perfezionamento per studenti delle scuole, insegnanti, intere famiglie, giovani e adulti. Il tutto proposto grazie ad un’attenta collaborazione fra pedagogisti, insegnanti, musicisti e artisti vari.

Sabrina, come è cominciata la sua avventura in musica? «Tutto è iniziato sui banchi della scuola primaria. Avevo un’insegnante appassionata che faceva musica in classe come si fa e si dovrebbe fare oggi. Grazie a lei ho iniziato a desiderare di suonare il pianoforte. I miei genitori erano molto scettici e così ho impiegato ben due anni per convincerli.

Alla fine, però, ha vinto la mia insistenza e all’età di 8 anni sono entrata finalmente nella scuola di musica di Minerbio, il comune della provincia dove vivevo e sono cresciuta; quando sfogliavo il libro di solfeggio mi sembrava facesse profumo. Anche le favole musicali, che ascoltavo con il mangiadischi, e la televisione hanno fatto la loro parte nell’accrescere la mia passione. Da bambina avevo una vera adorazione per Raffaella Carrà e cantavo a squarciagola guardando i suoi varietà del sabato sera. Forse la musica è davvero nel mio dna: il mio bis nonno ogni sera lasciava i campi e andava a suonare la fisarmonica con la sua orchestrina!».

Piccolo Coro dell’Antoniano a parte, quando ha deciso di mettere il suo talento a disposizione degli altri? «Pur avendo suonato uno strumento solista come il pianoforte, ho sempre avuto una visione collettiva del fare musica.

A 12 anni, suonando anche il flauto, sono entrata nella banda di Minerbio e, partecipando a tutti i concerti e le processioni della provincia bolognese, la mia “visione di insieme” è cresciuta; mi sono resa conto che la musica arricchisce interiormente chi la pratica e chi ne fruisce poiché entrambi diventano partecipi di un’armonia in grado di dare un’altra prospettiva sul mondo. Lavorare nelle scuole ne è la conferma: fare musica con gli studenti non è solo trasferire loro un’abilità, ma lanciare stimoli, mettere in moto il cervello. Il ritmo è trasversale a tutte le altre discipline; anche laddove esistono problemi di natura complessa (ad esempio difficoltà di concentrazione, socializzazione o fonazione) diventa un vero toccasana».

È da questa consapevolezza che è nato il progetto di Forme Sonore? «In qualche modo sì. Il mio desiderio era mettere in rete le diverse sensibilità musicali, fare squadra e collaborare fra associazioni e talenti nascenti in diversi territori. A poco a poco ci stiamo riuscendo. Abbiamo attivato sinergie in Veneto, Campania, Sicilia e vorremmo diffonderle ovunque ci sia terreno fertile.

Per farci conoscere stiamo archiviando tutti i nostri materiali, che poi divulgheremo a chi è interessato a collaborare con noi o a replicare le nostre esperienze».

Tra le tante iniziative promosse quale l’ha resa più orgogliosa? «Tutte e nessuna in particolare. Mi piace pensare che il progetto di ieri è stato il più bello di sempre, ma che quello domani sarà ancora meglio.

È con questa filosofia che abbiamo partecipato a “Facciamo Scuola Insieme”»

Che consiglio dà a chi vuole creare un’associazione? «Di tenere i piedi per terra perché non bastano le belle idee e gli slanci emotivi della prima ora. Oggi fare associazionismo è diventato molto complicato.

Nel canto si direbbe che cantare è anche “verbalizzare un’emozione”, quindi creare un’associazione è anche sapersi organizzare concretamente procedendo per piccoli passi e facendosi consigliare e seguire da figure competenti, naturalmente senza mai dimenticare le iniziali motivazioni».

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Rivista

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