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La parola a Simone Borsari, presidente del quartiere San Donato San Vitale

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«Siamo un quartiere orgogliosamente di periferia ». Quando parla del suo territorio, al giovane Simone Borsari brillano gli occhi...

Sarà che abita in San Donato da sempre, sarà che crede nel coinvolgimento dei cittadini, fatto sta che i cambiamenti a cui sta lavorando sono sotto gli occhi di tutti. Il Pilastro, rinato e pronto a smantellare i vecchi cliché. La zona Roveri, che sarà collegata al Pilastro con un corridoio ciclopedonale immerso in un dedalo di orti. E poi l’area del Caab dove inaugurerà Fico, «un’occasione di lavoro per molti residenti» e la Cirenaica che, nei locali dei vecchi spogliatoi delle Scuole Giordani, vedrà sorgere un centro di aggregazione per adolescenti.

Presidente, quale il futuro del quartiere dopo l’accorpamento fra San Donato e San Vitale? «Siamo un quartiere di circa 65mila abitanti, con l’orgoglio di essere periferia e un’anima multietnica. La sfida è rafforzare il senso di comunità e creare proposte culturali che attirino anche chi vive nel centro storico».

Il Pilastro non è mai stato così bello. Come è cambiata la sua immagine? «Abbiamo lavorato per strappargli di dosso un’etichetta obsoleta. Verde, con ottimi servizi e buone pratiche di cittadinanza, è un’area molto attiva. Appena arriveranno i fondi del Governo per le periferie, sarà costruita la caserma dei carabinieri e riqualificata la biblioteca Spina». I pregiudizi però sono duri a morire. Le Scuole Saffi hanno rischiato di chiudere per un crollo delle iscrizioni».

Davvero i genitori preferiscono istituti con meno alunni di origine straniera? «Mentre si sta sgretolando il pregiudizio sul Pilastro in generale, permane una diffidenza sulle scuole del Pilastro. Abbiamo allora puntato sulla comunicazione. Alle Scuole Saffi ci sono ottimi insegnanti e una proposta formativa di qualità, ma nessuno lo sapeva. Nelle periferie, dove si deve lavorare di più su integrazione e coesione sociale, servono le scuole e gli insegnanti migliori. Una curiosità? Gli allievi delle Saffi hanno vinto un bando dell’Istituto dei beni culturali con un progetto sulla percezione del Pilastro. Indovinate: per loro è il posto più bello del mondo».

Spesso i cittadini non conoscono il territorio in cui vivono. Quali i luoghi in cui una famiglia dovrebbe portare i figli? «Innanzitutto i parchi, gestiti con cura dalle associazioni: l’Arboreto e le sue essenze uniche, il Pasolini con le sculture di Nicola Zamboni e il San Donnino, nato al posto di parcheggi abusivi e con orti didattici per le scuole. E poi piazza Spadolini, la nostra agorà dove alle 5 del pomeriggio ci sono bambini di tutti i colori che giocano insieme. Da vivere anche piazza dei Colori, il nuovo parco della Croce del Biacco, Mercato Sonato e il parco dello Spiraglio che hanno progettualità sociali egregie. Infine, la scuola delle donne del Pilastro: un corso di italiano per madri di origine straniera è diventato uno spazio culturale per tutti».

La scorsa primavera ha toccato con mano il fenomeno delle baby gang. Cosa le ha insegnato l’esperienza? «Quando la violenza riguarda i minorenni è una sconfitta per tutti. Siamo consapevoli però che, di fronte a comportamenti di rilevanza penale, la giustizia debba fare il suo corso: da sempre in Quartiere aiutiamo le autorità competenti nello svolgimento delle indagini. Lavoriamo con discrezione sulla prevenzione del disagio giovanile, potenziando le attività educative di strada e coinvolgendo le famiglie. Il campo da basket nel giardino Caduti di Marcinelle è nato proprio per togliere i ragazzi dalla strada ».

Bambini e Genitori è arrivato sul territorio già da anni e con il progetto sociale Facciamo Scuola insieme regala attività didattiche integrative d'eccellenza alle scuole. Cosa pensa dell’iniziativa? «Genitori è molto apprezzato e la rivista è lettissima dalle famiglie. “Facciamo Scuola Insieme” è un importante segnale di responsabilità condivisa per il miglioramento delle opportunità formative. Spero coinvolga sempre più soggetti: più si ampliano le esperienze di crescita, più si avranno nuove generazioni attente e consapevoli».

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Rivista

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