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Figli ed educazione condivisa

Maria Rita Parsi, una delle psicoterapeute più apprezzate ed empatiche di Italia continua la sua collaborazione con la Rivista “Genitori” e approfitta del nostro nome per fare una riflessione sull'importanza di un'educazione dei figli condivisa anche quando la coppia genitoriale si spezza.

Appena uscita in libreria con il Manifesto contro il potere distruttivo(Chiarelettere), spiega: «Un bambino deve sapere che l'amore fra i genitori può finire, ma deve avere la certezza che quello che li lega a lui è, e resterà, indissolubile». 

Cosa significa essere genitori oggi?
«Oggi entrambi i genitori lavorano. Un tempo le donne studiavano meno e lavoravano in casa. Erano più presenti e dedite al crescere e all'accudire i bambini. Sulle loro spalle c'era tutta la gestione dell'economia familiare. Lo spazio degli uomini era soprattutto quello pubblico, del lavoro o del sociale. La casa era importante, ma vi tornavano solo la sera. Adesso, finalmente, c'è più condivisione. Ma serve una buona organizzazione per far combaciare i tempi di tutti, ricordandosi della presenza "vera" e dell'attenzione di cui necessitano i bambini».

Quali sono le figure che affiancano i genitori nella crescita dei figli?
«Accanto ai genitori che lavorano, è stato molto rivalutato il ruolo importantissimo dei nonni. I nonni costituiscono un punto di riferimento altro dalla coppia genitoriale, ma saldo e autorevole. Quando i genitori non sono a casa, assumono ancora più rilevanza figure istituzionali quali l'insegnante, l'allenatore sportivo, gli operatori educativi e culturali, il sacerdote della parrocchia. Il loro compito è fondamentale anche perché toglie spazio ai rapporti virtuali».

I ragazzini si sentono soli e il virtuale diventa un rifugio?
«Anche. Oggi, ahimé, il virtuale è il nuovo attore che si affaccia nello spazio familiare. Nel 2017 ho pubblicato un libro intitolato Generazione H(Piemme) in cui racconto la sindrome di Hikikomori, il fenomeno nato in Giappone  dei bambini ritirati. Bambini che si chiudono nella loro stanza e vivono in rete senza studiare né lavorare. Completamente staccati da genitori, amici e avulsi dalla realtà, chattano 24 ore su 24 e se gli togli il web ti attaccano come fossero tossicodipendenti. È di fondamentale importanza che il mondo virtuale non sostituisca le relazioni in carne ed ossa».

È come se ai genitori fossero richieste accortezze nuove rispetto al passato. È così?
«Le richieste sono quelle di sempre: i figli esigono attenzione. Non vogliono essere spostati di qua e di là come fossero pacchi o delegati a Tizio e Caio. Richiedono semplicemente una presenza, compagnia, confronto e, soprattutto, guide che facciano loro da riferimento. Bisognerebbe riuscire a essere genitori tornando un po' bambini. Prendendosi del tempo di qualità per stare con loro. A giocare. Magari facendo i turni con l'altro genitore e gli altri protagonisti della vita familiare. A questo proposito, ricordo a tutti un bellissimo proverbio africano: "Per crescere un bambino ci vuole un villaggio"»

È possibile essere lo stesso famiglia anche quando i genitori sono separati?
«Una coppia rimane coppia genitoriale anche quando i genitori sono separati. La separazione del papà dalla mamma è già di per sé traumatica per essere accompagnata anche da un ulteriore conflitto. Ecco perché se, da una parte, i bambini devono prendere atto del fatto che l'amore per sempre fra due coniugi può anche non esistere, deve però sapere che a non finire è il rapporto tra genitori e figli. Madri e padri si rimane per sempre: la coppia genitoriale resta e non dovrà mai far mancare l'accordo nel crescere e nell'educarli».

intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori

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