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Questa è l’occasione per rinnovarsi!

Maria Rita Parsi, una delle psicoterapeute più apprezzate ed empatiche di Italia e che da anni collabora con la nostra Rivista, sostiene che le famiglie devono provare a non far ricadere sui bambini le ansie e le paure che questo momento porta con sé. «I più piccoli soprattutto – analizza la psicoterapeuta Maria Rita Parsi – guardano agli adulti come guide. E se gli adulti perdono l’orientamento, lo perdono anche loro. C’è chi nega il pericolo e l’utilità della mascherina o chi esagera con le ipocondrie. 

Bisogna evitare gli estremi: i bambini, finora meno colpiti ma psicologicamente dipendenti dagli atteggiamenti di mamma e papà, possono sentirsi dei potenziali untori di insegnanti, genitori e nonni, il loro bene rifugio primario».


La scuola è pronta ad affrontare la situazione? «Ribalto la domanda: le famiglie sono pronte? A misurare la febbre prima di accompagnare i più piccoli? Anche se un giorno il bambino dorme con mamma e l’altro con papà? Ad assicurare sostegno educativo? A trasmettere serenità? La questione è complessa: i bambini vivono le stesse condizioni. 

Tocca citare Anna Karénina di Tolstòj: “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. I genitori e i nonni sono punti di riferimento formidabili e come tali devono lavorare sul proprio equilibrio affinché i figli si sentano tranquilli».


C’è una psicopatologia della mascherina? «La mascherina è necessaria laddove non è possibile il distanziamento. Ma se non c’è una preparazione al suo utilizzo, per i bambini ci sarà una innegabile disfunzionalità comunicativa. Un distacco fisico di cui sarà bene elaborare il lutto. Tutto sarà affidato agli occhi. Ma non sarà semplice comunicare o comprendere quanto dice l’insegnante “mascherato”». 

La quarantena di classe come va affrontata? «Non abbiamo mai vissuto una situazione del genere e capiremo l’effetto che fa fra poco quando il gruppo, con le sue tante peculiarità, avrà vissuto la classe davanti al docente. Le insegnanti dovranno essere ancora più brave e creative di prima, ricorrendo, soprattutto con i più piccoli, alla fiabazione, al gioco, al teatro e all’ironia».


Gli insegnanti, dai più considerati dei privilegiati, hanno bisogno di un sostegno? «Assolutamente, sì. La scuola, non lo dimentichiamo, è la più importante agenzia educativa dopo la famiglia. Vanno sostenuti gli insegnanti, il personale non docente che deve accompagnare al bagno i bambini, gli amministrativi, chi tiene aperta la scuola e garantisce gli ingressi scaglionati e, ancora, i dirigenti scolastici che si scervellano da mesi. Non ci può essere contrapposizione fra genitori e docenti, che devono dialogare nell’interesse dei minori. 

Ci vuole una équipe medico-socio-pedagogica in ogni scuola italiana. Il sistema educativo deve tornare al centro e questo è il momento di realizzare il rinnovamento che serve. Consiglio a tutti la lettura del decalogo della Fondazione Movimento Bambino Onlus: “La Scuola al Centro”».

intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori

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