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"Un abbeccedario di opportunità da cogliere"

«Che sia il Natale come quello di un tempo: con sobrietà ma tanta felicità per le piccole cose!»
Paolo Crepet, uno degli psichiatri e sociologi più apprezzati di Italia e che da anni collabora con la nostra Rivista, interpellato sul Natale che sarà a conclusione di questo 2020, augura a tutti di ritrovare la vera serenità. 

«Siamo vulnerabili – ricorda Paolo Crepet citando il titolo del suo ultimo libro uscito per l'editore Mondadori –  ma abbiamo mille risorse: usiamole! E soprattutto: recuperiamo la semplicità e, dopo aver fatto qualche videochiamata per raggiungere chi è più lontano, dimentichiamoci della tecnologia e torniamo a divertirci con i giochi di una volta». Il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet, pensa anche alle cose pratiche: «Non lasciamo soli gli anziani, per vederli in sicurezza possiamo anche sottoporci tutti ad un tampone pre-natalizio». 

Sarà un Natale particolare, cosa augura alle famiglie che ci leggono?
«Auguro alla nostra gente, ai genitori e ai bambini italiani, serenità. Questo Natale è un abbecedario di opportunità; una grande occasione per spiegare ai nostri figli cosa vuol dire sobrietà: capacità di essere moderati nel soddisfare i nostri appetiti ed esigenze. Una volta tanto evitiamo i troppi regali; ne basta uno. Proviamo a limitare gli sprechi e anche le luminarie che sono solo esibizioni di conquistata civiltà. Si può festeggiare anche in un altro modo, più semplice».


Per esempio? Ci dia qualche suggerimento...
«Una preghiera che farei alle famiglie è evitare la tecnologia. Almeno a Natale. È da marzo che passiamo la maggior parte del nostro tempo davanti ad uno schermo. Si può preparare una torta o rievocare il valore delle festività di un tempo. Ho ricordi meravigliosi degli anni in cui, anche se non c'era un granché, ci bastava stare insieme e ci accontantavamo delle piccole cose. I bambini di oggi, nati e cresciuti in pieno boom economico e tecnologico, hanno spesso troppo. Che i genitori propongano loro passatempi come la tombola, gli scacchi, la dama o altri giochi da tavola che richiedono silenzio e concentrazione. Per molti, se non li conoscono, potrebbero anche rivelarsi una piacevole novità».


In molti casi, però, i bambini non potranno raggiungere i nonni più lontani, o in un altro comune, persino confinante, per trascorrere con loro il Natale. In quel caso il buono della tecnologia non è salutare?
«Certo, ma giusto il tempo di una videochiamata. E poi i nonni non sono tutti uguali: c'è chi ha 80 anni, ma anche chi ne solo 60. Basterebbe la regola del buon senso: sappiamo tutti ciò che si può fare e ciò che è vietato o sconsigliato. Ne va del nostro futuro. Comunque sia, non ci vedrei nulla di scandaloso se per vedersi ci si sottoponesse tutti ad un tampone pre-natalizio»...


Ci sono anche anziani più sfortunati, che alloggiano in case di riposo in cui non è possibile entrare...
«Avremmo potuto affrontare meglio la gestione delle residenze per anziani. Solo una minoranza si è attrezzata per far entrare i parenti, anche solo attraverso un vetro, con frequenza. E' la dimostrazione che non è vero che entrare in una casa di riposo sia come toccare i fili dell'alta tensione e che quelle strutture devono essere necessariamente delle roulette russe in cui, come hanno dimostrato gli ultimi controlli, si lavora in situazioni al limite del rispetto dei diritti umani, per personale e ospiti. Se ci si organizza si può regalare una piccola gioia alle persone più sole».


Cosa serve ai bambini per affrontare con serenità un altro inverno di emergenza sanitaria?
«Genitori coraggiosi che non facciano psicodrammi alla prima linea di febbre. Non si deve comunicare loro ansia. Ma devono anche sapere che i nonni sono più a rischio e che la responsabilità è un dovere».

intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori

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