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La parola a Paolo Crepet sull'importanza dei ruoli familiari...

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Continua il nostro viaggio al fianco di uno degli psichiatri e sociologi più apprezzati di Italia. Questa volta il tema scelto è l’importanza di figure come quelle dei nonni e degli zii e una riflessione sul figlio unico.

Paolo Crepet, appena uscito per Mondadori con Il coraggio, considera Genitori «un interessante progetto di sostegno alla genitorialità e un ottimo modo per stare al fianco delle famiglie, ragionando e senza intromettersi nelle loro scelte ». Il suo consiglio? «Mai confondere i ruoli e basta invadenze, i nonni si limitino a fare i nonni e rispettino i modelli educativi dei genitori».

Professore, i nonni sono figure fondamentali per un bambino, ma anche veri ammortizzatori sociali per le famiglie che hanno la fortuna di averli vicini. Come valorizzare tale relazione? «Siamo tutti figli e nipoti. I nonni rappresentano i ricordi, la costruzione dell’identità: sono la vera memoria storica di famiglia. E oggi rivestono ancora più importanza: entrambi i genitori lavorano e i nonni forniscono un aiuto indispensabile, spesso anche economico».

Non sempre, però, i rapporti sono idilliaci. Quale è la giusta misura?

«Come sempre, ci vuole buon senso. Il pericolo più diffuso della iper presenza dei nonni è raddoppiare o addirittura moltiplicare i ruoli genitoriali. Due genitori bastano e avanzano; quattro, in certi casi sei, sono decisamente troppi e si può creare confusione nel bambino. Soprattutto se le regole educative non sono le stesse.

Ogni famiglia deve organizzarsi come crede, ma è necessario che ognuno stia al proprio posto: i genitori son genitori, i nonni facciano i nonni. Lo dico soprattutto alle nonne: non siate troppo invadenti, non trasformatevi in un “doppione” tenero che dice “sì” laddove la mamma direbbe “no”. Un paradosso che genera conflitti, soprattutto se da madri eravate inflessibili e da nonne vi si è ingentilito il cuore...»

Un esempio pratico? «Se la mamma dà una punizione, i nonni devono mantenerla. Se un genitore è contrario all’uso del telefonino, il bambino non deve usare quello del nonno. Si chiama rispetto dei ruoli».

Tra le tante feste istituite recentemente c’è quella dei nonni. Cosa ne pensa? «I nonni vanno giustamente gratificati e ringraziati, il ruolo di chi fa va riconosciuto sempre. Non è né ovvio né scontato che una nonna si metta a disposizione la sera o la domenica per lasciare uscire quei genitori che hanno bisogno di ritagliarsi il loro spazio di coppia».

E gli zii? «La zia (ride) è quasi sempre simpatica, viene a cena e porta una torta ma difficilmente è presente quanto una nonna che, se può, rivive una seconda giovinezza e su di lei si può sempre contare».

Il figlio unico sembra essere la regola della famiglia moderna. Pro e contro? «Per la crescita e la stabilità emotiva di un bambino è ovviamente meglio avere un fratello o una sorella. È anche vero, però, che bisogna smettere di fare drammi. I genitori di oggi hanno già abbastanza sensi di colpa. Fare uno, due o tre figli dipende da tante cose, situazione economica compresa. Un bimbo solo è chiaramente più sotto la lente di ingrandimento, più controllato e oppresso. Detto questo, è anche più coccolato e, purtroppo, esposto al vizio, all’accumulo di oggetti e all’incapacità di ricevere dei “no”. Avere troppo, significa non desiderare più niente. Questo sì che è il vero dramma».

Il senso di colpa più grande dei genitori forse riguarda la solitudine che il figlio potrà esperire un domani nella cura dei genitori anziani, non crede? «La solitudine dipende da noi. I bambini devono andare all’asilo, crescere insieme ai loro coetanei, frequentare i cugini, interagire e condividere.

Quanto alle fatiche della cura degli anziani, se è per questo (ride ancora) avranno anche delle compensazioni: l’eredità tutta per loro, per esempio!».

intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori

foto credits Leonardo Cendamo

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