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Tu sei importante per me... io ci sono per te!

Quando si vuole comunicare non sempre sono necessarie le parole, anche il tono che si utilizza e la gestualità che accompagna quel che si dice hanno un grande valore... arricchiscono, modificano e a volte addirittura smentiscono il senso di ciò che vogliamo trasmettere con le sole parole utilizzate. Quando il nostro interlocutore è un bambino, tutti questi aspetti sono ancora più determinanti per un’efficace comunicazione.

La comunicazione adulto-bambino inizia ancor prima della nascita quando mamma e bambino si parlano attraverso il battito del cuore, la respirazione, i calcetti e gli stati d’animo; dopo la nascita il rapporto comunicativo viene arricchito da una relazione d’intimità, fatta di scambi di sguardi, di odori, di contatto e di parole. Tutto questo è percepito dal neonato con estrema sensibilità, creando una risonanza affettiva che lo accompagna durante la crescita. La risonanza affettiva è come un’onda emozionale che parte dalla mamma e viene percepita dal bambino come propria. Quando il genitore si sente felice e sereno anche lo stato d’animo del bambino ne gioverà, viceversa qualora lo stato d’animo è di ansia, anche il bambino è predisposto a provare un sentimento di non tranquillità e agitazione.

Alla base di una comunicazione efficace
 adulto-bambino c’è la coerenza del gesto comunicativo,

che si esprime nell’essere trasparente rispetto a ciò che si vuole comunicare; è bene ricordare che i bambini colgono senza indugio le nostre contraddizioni ed è in un gesto d’amore coerente che nasce l’autostima del bambino e la fiducia verso il genitore, verso se stesso e verso l’ambiente.

Qual è il messaggio più significativo che rafforza lo sviluppo di questi due aspetti? “Tu sei importante per me, io ci sono per te!” È nel rafforzamento del sentire questo messaggio che il bambino trae la forza per crescere, per scoprire il mondo, per entrare in relazione con altre persone e per allontanarsi dalla base sicura e farne ritorno successivamente.

 Quali parole usare? 

Le parole hanno un senso, un peso, attraverso di esse esprimiamo noi stessi, ma anche il nostro bisogno di essere ascoltati.

In egual misura, accogliamo l’altro, i suoi bisogni di attenzione, di ascolto e di riconoscimento. È importante non utilizzare parole che esprimono valutazione o giudizio, parole di paragone, di negazione, di distacco da emozioni e sentimenti: queste parole possono provocare una spaccatura nel rapporto di fiducia che si vuole instaurare. È bene invece aprirsi a una dialogo trasparente, senza temere di dichiararci vulnerabili; al contrario trasformiamo la vulnerabilità in una risorsa, distinguiamo ciò che pensiamo da ciò che sentiamo.

a cura di Daniela Bernardi
coordinatrice Area Infanzia cooperativa sociale 

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