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Successi, insuccessi e autostima... come sono legati?

Dicono che il periodo di confinamento dei Covid abbia portato ad una regressione delle capacità e delle conoscenze che i nostri bambini avevano acquisito dalla nascita alla chiusura delle scuole. Secondo uno studio del Gaslini di Genova, guidato dal primario del Dipartimento di neuropsichiatria infantile Lino Nobili, la quarantena da Coronavirus avrebbe provocato nei più piccoli un malessere diffuso

caratterizzato, per esempio, da sbalzi d’umore, maggiore irritabilità, attacchi d’ansia, inquietudine, sensazione di fiato corto, ossessione per la pulizia, alterazioni del ritmo del sonno causati da paura, difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni e scombussolamento degli orari che prima scandivano ordinatamente le giornate.

In poche parole: stress. Uguale o contrario, ma comunque legato a quello di mamma e papà.

Sicuramentre, avendoli intorno 24 ore su 24, noi genitori abbiamo vissuto o notato particolari che prima non vedevamo o sottovalutavamo. Il soffiarsi il naso con la manica, l’assenza di concentrazione, il non riuscire a star fermi, la noia perpetua o, ancora, il rifiuto di provare e riprovare fino al momento in cui un tentativo si trasforma in un’azione riuscita o in un obiettivo centrato.

 

«Non ci riesco» - «non sono capace» - «non lo so fare»

Ecco le frasi che ci hanno accompagnato nelle lunghe giornate del lockdown e fatto accendere la lampadina della mancanza di autostima. Probabilmente perché il «ci provo», l’alternativa da proporre ai momenti di scoramento, spesso non è manco stata presa in considerazione. 

Nello specifico di questa emergenza sanitaria, però, c’è anche chi pensa (come la sottoscritta) che più che calo dell’autostima si trattasse di una strategia difensiva messa in atto dai bambini, soprattutto i figli unici, schiacciati dalle imposizioni rivete per decreto.
Un atteggiamento più rapido per rispondere forse alle continue pressioni e sollecitazioni da troppi compiti assegnati dagli insegnanti e, al contempo, un escamotage per attirare l’attenzione dei genitori finalmente tutti per loro.

Più che di crollo dell’autostima si dovrebbe parlare allora della diminuzione dell’interesse per quelle azioni forzate come il dover seguire la didattica online o rispettare le regole che durante la pandemia sono state vissute in un modo ancora più impattante. Una costrizione nella costrizione, insomma.

Ecco perchè ora, forse, è arrivato il momento di lasciar correre e allentare le maglie almeno nella dimensione dell’infanzia. Magari mantenendo l’obbligo della mascherina negli spazi chiusi e nelle aree gioco che restituiscono socialità e vicinanza e restringendo semplicemente le distanze di sicurezza fra un bambino e l’altro.

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice rivista 

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