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La scrittura? Esprime le nostre emozioni!

Questo lungo periodo di pandemia e conseguente chiusura forzata, fisica, ma soprattutto psicologica, inevitabilmente ci ha trasformati perché ci ha messo di fronte a noi stessi, alle paure, ai pensieri più profondi. Molti non sono abituati a stare da soli e, dover convivere per forza con questo stato d’animo, può non essere piacevole.

Tuttavia, stare bene con sé stessi e apprezzare la solitudine, sono passi indispensabili per vivere in serenità e sono anche momenti trasformativi utili a riflettere su nostri progetti futuri.

Camminare, specialmente in aperta campagna, in spazi dove lo sguardo e la mente possono distendersi e “andare oltre” è salutare, sia per il nostro fisico che per il nostro lato interiore.

Se non siamo abituati
a questa solitudine e ci sentiamo destabilizzati, sarebbe opportuno che riuscissimo a renderci conto che quando non siamo in compagnia, non siamo soli:siamo in compagnia di noi stessi.

È naturale che la persona non avvezza all’interiorità faccia più fatica a vivere il momento difficile. Queste riflessioni da alcuni non saranno condivise perché è opinione comune pensare che l’uomo sia un essere sociale e non debba vivere isolato e, nonostante personalmente concordi con questo pensiero, la vita, prima o poi ci insegna (anche forzatamente) che in un modo o nell’altro dobbiamo contare anche solo sulle nostre forze e in questo lungo anno avremmo dovuto imparare qualcosa di nuovo, di inaspettato.

I giovani, dai 5/6 anni fino ai 25enni che,
a causa del rallentamento nella maturità di questi ultimi decenni, oggi si possono considerare appena usciti dall’adolescenza, sono quelli che hanno sofferto di più. Gli scolari hanno subìto un ritardo nella crescita che sarà recuperato solo col passare dei mesi, mentre gli adolescenti si sono sentiti persi, privi delle relazioni indispensabili per la loro età ed alcuni saranno stati sfiorati dalla depressione.

Ma forse sono proprio i 25enni, assieme agli adolescenti più giovani, quelli che hanno patito maggiormente, perché meno corazzati ad affrontare gli eventi della vita.

Oggi è importante aiutare figli e nipoti, comprendendoli e cercando di minimizzare i loro scatti d’ira, perché sono persone che più di ogni altre (molto più degli anziani) si sono trovati in una situazione nuova. Sarebbe utile e senza dubbio curioso osservare la scrittura di queste persone prima, durante e dopo questo evento per accorgerci dell’entrata nel “baratro” e poi, dopo un periodo di stasi, dei segni di una lenta risalita. 

Perché vediamo questi passaggi nella scrittura?
Abbiamo già detto che chi scrive è il cervello e tutte le sfumature, piacevoli e non, che la persona vive sono riflesse attraverso la mano, che possiamo considerare come lo strumento tangibile che esprime tutte le nostre emozioni. 

I segni di questo shock pandemico li riscontriamo nei bambini della scuola primaria anche attraverso un ritardo nell’evoluzione della scrittura ed in quelli più grandi con i segni che delineano l’insicurezza, lo smarrimento, il senso di sfiducia. Conservare i quaderni è utile per analizzare i vari passaggi che il bambino ha vissuto prima e dopo l’evento. 

Negli adulti, essendosi occupati dalle problematiche quotidiane (per molti anche drammatiche) si vedranno soprattutto i segni dell’insicurezza, variabilità d’umore, depressione… tuttavia basterà una ventata di positivo ottimismoper reindirizzare le persone e far tornare in esse l’indispensabile vigore per procedere a testa alta: la loro scrittura lo segnalerà immediatamente.

di ANTONIO PEROLFI
grafologo AGI specializzato nell’età evolutiva
Contatti: tel. 320.086.11.34 - antonio.perolfi@libero.it

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