Loading color scheme

Come interpretare i disagi sia fisici che psichici dei nostri bambini?

Secondo l’approccio teorico Sistemico-Relazionale (alla base della mia formazione come terapeuta) il sintomo non viene mai in alcun modo osservato come un disagio prettamente individuale solo perchè espresso dalla persona che lo manifesta, ma al contrario viene sempre studiato in relazione a… (ad una figura di accudimento, ad un contesto famigliare ed intergenerazionale, ecc…).

Visione questa, che alleggerisce di gran lunga la percezione che ha di sé la persona ‘malata’ solo perché portatrice di un sintomo.  

Facendo un esempio pratico, nessuno nasce ansioso eppure lo si può diventare, e il fattore principale che scatena un tratto ansioso è da considerarsi nella relazione che unisce quel bambino alla sua figura di riferimento o al contesto in cui vive. 

Infatti, la maggior parte delle volte (per non dire sempre) le persone che intraprendono un percorso psicoterapeutico sono portatori di un disagio indubbiamente individuale che mal tollerano (es. ansia, fobia, depressione, …) ma che ha origini di tipo relazionale e famigliare. 

In altre parole, l’individuo esprime con un sintomo o un disagio una disfunzionalità di una dinamica di gruppo. 

Questa dinamica, tuttavia, è universale perché non viene espressa solamente dagli adulti, ma anche i bambini possono diventare dei veri e propri termometri emotivi e segnalare a modo loro situazioni famigliari complicate o in grande difficoltà. 

Facciamo degli esempi: un bambino che non si concentra a scuola non è necessariamente svogliato o non motivato, ma può essere altresì interessato ad altre situazioni che sono più importanti dal suo punto di vista, e che lo preoccupano eccessivamente, a maggior ragione se non c’è stata una buona comunicazione o una buona opera di contenimento genitoriale. Penso ad es. una imminente separazione, una coppia coniugale che finge di andare d’accordo, alla malattia di un genitore o ad un lutto, alle violenze domestiche… 

E’ cosi che possono partire mal di pancia e sensazioni di nausea, svogliatezza ed altri segnali molto comuni che hanno un unico obiettivo: il controllo (inconsapevole). Controllare cioè che nella mia assenza, proprio quando sono a scuola, quel genitore non si aggravi, che la coppia non scoppi definitivamente perché solo il pensiero mi terrorizza, che i miei genitori non si organizzino per fare un altro figlio e volermi meno bene, che magari un genitore non diventi eccessivamente violento verso l’altro. 

Perché i bambini, lo sappiamo, ascoltano e sentono tutto, soprattutto emotivamente, ma non sempre sono in grado di tradurre in pensieri e parole le emozioni che provano. Quello sarebbe un compito genitoriale, per quanto possibile. 

passava le giornate a guardare il cielo fuori dalla finestra della sua classe, non stava mai attenta, spesso assente mentalmente, e per questo motivo diventava lo zimbello dei suoi compagni di classe e veniva ripresa puntualmente dalla maestra. 

Finche un giorno, in seduta, mi spiego’ che stava cercando di vedere il suo papa’, in cielo, perché i nonni le avevano detto che era volato fin lassù. Aveva indubbiamente ottimi motivi per non prestare attenzione in classe. Dietro a quei sintomi c’era qualcosa di più serio e importante per lei, soprattutto rispetto alla lezione di storia o matematica.

Pertanto, ci sono disagi o sintomi che possono essere la naturale conseguenza di cambiamenti in corso e che pertanto lasciano il tempo che trovano, nel senso che vanno ad esaurirsi spontaneamente con l’evoluzione o con l’adattamento alla nuova situazione esperita (es. tic, mangiarsi le unghie); diversamente, ci sono sintomatologie più strutturate che sono alla base di dinamiche famigliari molto più complesse e complicate, ma che esistono proprio perché hanno un significato ben preciso e fondato. 

Scoprirlo, è parte del lavoro terapeutico.

di Patrizia Valenti
psicologa, psicoterapeuta

Il Comitato Etico supervisiona tutti gli articoli, a garanzia della tutela all’infanzia e di una genitorialità consapevole, valori a cui si riferisce l'Associazione.

La Rivista Etica Esce a Marzo, Maggio, Settembre e Dicembre e riceve i Patrocini dei Comuni per le sue finalità di sostegno a tutta la Comunità.