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“Segui le nostre tracce e scoprirai l’inatteso sentiero...”

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Questa è la cosa più importante che mi hanno insegnato i bambini: a seguire un sentiero non sempre facile da intraprendere, affezionati come siamo ai nostri principi di realtà, alle nostre teorie esplicative. A volte però non possiamo che arrenderci alla forza dell’evidenza…

Un bambino in particolare, che vorrei rinominare “il mio Virgilio”, mi ha fatto da guida 19 anni fa, insegnandomi a guardare diversamente i giochi dei miei piccoli compagni di viaggio. Virgilio, 6 anni, aveva da poco iniziato la prima elementare e su consiglio delle insegnanti, a seguito di evidenti difficoltà di linguaggio - unite a una goffaggine importante e il sospetto di un ritardo cognitivo, venne inviato presso il centro ove lavoravo.

Al primo incontro osservativo le difficoltà si manifestarono immediatamente, tuttavia Virgilio presentava una grande determinazione e il desiderio di riuscire nel progetto di gioco che mi aveva proposto: “diventare pirati, conquistare un tesoro e nasconderlo”. Lo schema di gioco si presentava nel più classico dei modi: vestizione, individuazione del tesoro e sua conquista a seguito di memorabili battaglie e sepoltura dello stesso in una grotta…nell’impeto dello scontro, le difficoltà di parola e movimento di Virgilio, pur presenti, venivano superate dalla grande energia che metteva in campo, senza che ci fossero scostamenti dal progetto di gioco iniziale. Una volta conquistato il tesoro, Virgilio decise di “entrare nella grotta”(una botte di plastica riversa a terra la cui apertura era un po’ angusta). Malgrado la difficoltà, Virgilio non accettò aiuti e, una volta liberato l’interno della grotta dal tesoro (passato nella mia responsabilità), Virgilio costruì la sua entrata impiegando ben 15 minuti, mentre io dovevo solo garantirgli di essere lì al suo fianco. Una volta entrato si raggomitolò in posizione fetale e, dopo poco, con voce ferma, chiara, senza alcuna difficoltà di linguaggio nè inciampi, disse: “qui mi è stata rubata la scintilla”. Sentii un brivido per quelle parole inattese. Virgilio in un solo momento mi aveva messo a conoscenza dell’origine della sua difficoltà e di quello che avrebbe potuto essere il progetto terapeutico. 

Finito l’incontro, parlai con la mamma di Virgilio domandando se durante la gestazione si fosse verificato qualche evento particolarmente significativo. Lei mi confessò un quadro molto doloroso fatto di rotture, abbandoni, ripetuti rischi di aborto spontaneo e una latente depressione dalla quale non era ancora uscita, proprio a ragione di queste difficoltà. Virgilio nei 9 mesi della gravidanza si era “nutrito” di tutto questo riportandone un grave danno neurologico. I tanti bambini come Virgilio che, con la loro guida sicura mi hanno portato negli anni a entrare in questa selva oscura, mi hanno permesso di affinare l’ascolto delle storie infantili consentendomi di costruire, secondo le loro indicazioni, veri e propri dispositivi di gioco “prenatale” nei quali, una volta data simbolicamente forma all’ambiente uterino, diamo corso a progetti di cura, come ad esempio: il seppellimento di fratelli morti di cui erano la “riparazione”; la lotta contro l’ombra della depressione materna; la lotta contro le violenze subite dalla madre durante la gravidanza.

Ogni utero, ogni pancia ha raccontato la sua storia e indicato una possibile uscita trasformativa, in un sedimentarsi di storie che ancora continua e rappresenta uno dei cammini più complessi, meravigliosi e affascinati che abbia mai percorso. Allora mi chiedo, e vi chiedo: dove iniziano le storie?

a cura dott. Claudio Buccheri
psicomotricista, TNPEE, formatore, supervisore e tutor

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