Mi ha sempre affascinato l’etimologia delle parole e, a tal proposito trovo densa di significato la distinzione che in greco esiste a proposito del tempo: kronos - il tempo cronologico e kairos - il tempo opportuno.
Una distinzione che ci aiuta a riflettere su come “impieghiamo” il nostro tempo e soprattutto quello dei bambini, adulti di domani. Ma proverò a spiegarmi meglio.
I bambini sono soggetti in continua evoluzione e per questo hanno bisogno, per orientare la loro traiettoria di crescita, di un sistema di riferimento che li guidi nel comprendere dove sono, cosa sono in grado di fare e dove vogliono e potranno andare. In tal senso, il tempo va considerato non solo un progredire in senso biologico ma un’opportunità di sviluppo, una coordinata fondamentale per guidare la crescita dei bambini.
Ogni nuova competenza che il bambino acquisisce avviene attraverso un’esperienza, inizialmente casuale, che viene ripetuta fino a comprenderla, conoscerne le regole che la governano e quindi modificarla e trasferirla per raggiungere altre competenze (padronanza comportamentale). Per agevolarli in questo processo è necessario fornire loro due elementi fondamentali: l’autonomia e il tempo.
L’autonomia perché il bambino deve essere in grado di verificare cosa succede “nel mondo” (che inizialmente è per lui rappresentato dal suo corpo) essendo l’attore principale, senza perdere le informazioni che potrebbero essere fornite da un genitore “troppo”, concedetemi il termine, presente.
Questo assume ancora più valore in adolescenza dove la distanza tra genitori e figli deve aumentare per permettere un aumento della consapevolezza di ciò che so e non so fare, di ciò che IO ritengo corretto o meno e di quando devo chiedere aiuto. In assenza di tali esperienze di autonomie graduali rischiamo di crescere una generazione di giovani “dipendenti” e quindi frustrati.
Il tempo necessario al nostro scopo invece è il tempo opportuno (kairos). In che senso? Perché il tempo sia costruttivo è necessario che tenga conto:
- dei ritmi e delle fatiche del bambino, e non dei nostri;
- della necessità di pause e di “noia” (ingrediente fondamentale per alimentare la fantasia, per percepire le emozioni, per gestire l’attesa e per imparare ad organizzare il pensiero)
- dell’oggetto a cui il tempo va dedicato - il bambino.
Credo che se riflettessimo tutti, nessuno escluso su questi semplici concetti e provassimo a regalare un tempo opportuno dedicato sia ai bambini che a noi stessi diventeremo, tutti insieme, “fornitori di felicità”.
a cura dott.ssa Annarosa Colonna
direttore sanitario del centro terapeutico Antoniano Insieme