I tempi cambiano: l’era tecnologica ha sancito da tempo la diffusione e il successo di giochi ad alta tecnologia fruibili dai bambini del nuovo millennio su qualsiasi dispositivo: pc, tablet, smartphone.
Com’è cambiato il rapporto tra genitori, figli e gioco? Mi è capitato spesso, per esempio la sera in pizzeria, di vedere genitori che mettono troppo facilmente nelle mani dei loro bambini questi apparecchi per farli stare tranquilli durante la cena. Tutto questo a scapito di comunicazione, relazione, divertimento, confronto, insomma tutti quei bellissimi valori che un tempo si condividevano con i propri genitori. Quest’anno ho tenuto corsi di scacchi alle Scuole Elementari: un gioco tradizionale che oltre a sviluppare capacità logiche, mnemoniche e creative, insegna i valori della vita: pensare con la propria testa, confrontarsi con l’altro, gestire la sconfitta, imparare l’autostima.
La sorpresa più grande è stata il riscontro dei genitori: i papà, soprattutto, hanno avanzato la richiesta di imparare gli scacchi per giocare con i loro figli! Ho capito che fortunatamente ci sono papà moderni che hanno sviluppato una grande capacità di ascolto, cosa non scontata in un’epoca frenetica, disattenta ed egoista. Questi papà hanno saputo cogliere l’entusiasmo, il piacere, l’interesse dei loro figli per un gioco insegnato a scuola tutt’altro che tecnologico. Segno che c’è la volontà, da parte dei papà, di instaurare un dialogo, una nuova relazione con i loro bambini, ma non solo: c’è l’empatia della condivisione, il divertimento del confronto (che non deve mai diventare “agonistico” altrimenti il bambino abbandonerà presto il gioco), l’inizio di un nuovo percorso di vita. Mi ha colpito anche l’entusiasmo di questi papà verso un’attività sportiva per una volta legata più alla testa che ai muscoli.
Evidentemente hanno capito che le nuove generazioni dovranno sviluppare il cervello per fronteggiare i problemi della vita e della società contemporanea. Se tanti sono i benefici per i figli, per i papà giocare è l’occasione di riscoprire il loro bambino interiore, quella parte di noi che alcuni hanno abbandonato ritenendola inutile, stupida o imbarazzante, mentre invece è preziosissima nelle dinamiche relazionali. Oltre a questo l’adulto può anche impartire lezioni di vita: “Non c'è vittoria senza sconfitta... ma se tu piangi io non gioco più con te” (diceva il papà del piccolo Anatoly Karpov, divenuto poi campione del mondo).
I bambini saranno gli adulti di domani, ci sono tanti papà che stanno sviluppando la consapevolezza del loro ruolo, con impegno, spirito del nuovo e apertura verso le esigenze dei figli, per maturare e crescere nel comune percorso della vita.
“Diventiamo grandi quando cominciamo a battere papà a scacchi. Diventiamo adulti il giorno che lo lasciamo vincere.” (Anonimo)
a cura dott. Stefano Balestra
Counselor relazionale, Istruttore di scacchi