Genitori separati e scuola: come affrontare il rientro senza mettere in mezzo i figli?

Genitori separati e scuola: come organizzare comunicazioni, colloqui e impegni senza mettere i figli in mezzo al conflitto? Consigli pratici per settembre.

Settembre è un nuovo inizio.

Ci sono i quaderni da ricoprire, lo zaino da preparare, le etichette da attaccare, gli orari da incastrare. Ricominciano le sveglie presto, i compiti, le attività pomeridiane, gli allenamenti, le riunioni e i colloqui con gli insegnanti.

Per una famiglia, tutto questo fa parte della normale ripartenza. Quando mamma e papà sono separati, però, il rientro a scuola può portare con sé qualche domanda in più.

Questo contenuto? È Certificato!

Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.

Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!

Chi accompagna? Chi partecipa al colloquio? Chi compra il materiale

Domande piccole, quotidiane. Eppure, quando tra i genitori la comunicazione è ancora difficile, proprio quelle piccole cose possono diventare l’ennesimo terreno di scontro.

Una circolare dimenticata può trasformarsi in: “Come al solito non mi hai detto niente”; un colloquio non concordato può diventare: “Devo sempre occuparmi di tutto io”; una semplice comunicazione dell’insegnante può finire per riaprire una discussione che, in realtà, con la scuola non c’entra nulla.  È qui che la scuola diventa un luogo particolare nella vita di una famiglia separata: è uno spazio del bambino, ma richiede agli adulti di continuare a coordinarsi.

Genitori separati e scuola: la scuola non è il campo di battaglia

Separarsi significa interrompere la relazione di coppia, non quella genitoriale. La scuola è uno dei luoghi in cui questa differenza diventa più evidente.

Mamma e papà non devono necessariamente partecipare insieme a ogni incontro, né organizzare la propria quotidianità nello stesso modo. Ma entrambi devono poter continuare a esserci.

Sapere, partecipare, occuparsi. Perché un bambino non dovrebbe trovarsi nella situazione di dover scegliere quale genitore informare, a chi consegnare una comunicazione o chi avvisare di un appuntamento.

Può sembrare una cosa da poco, ma pensiamo a un bambino che esce da scuola con una circolare in mano e dice: “Devo ricordarmi di farla vedere a papà”, oppure: “Mamma, devi dirlo tu a papà”.

In quel momento non è più soltanto un bambino che sta crescendo nella propria autonomia. È diventato, anche solo per un attimo, il collegamento tra due adulti. E quello non è il suo compito.

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Il bambino non deve diventare il messaggero tra mamma e papà

Prima dell’inizio della scuola e nelle settimane immediatamente successive, può essere utile fare un piccolo esercizio.

Prendete un foglio e scrivete tutte le cose che riguardano la scuola:

  • comunicazioni;
  • pagamenti;
  • materiale;
  • colloqui;
  • attività;
  • accompagnamenti;
  • scadenze.

Poi, chiedetevi: “Questa è una responsabilità di mio figlio o una responsabilità degli adulti?”.

È una domanda semplice, ma importante: il bambino può imparare a preparare lo zaino e a ricordare i compiti, può diventare progressivamente autonomo, ma non deve imparare a tenere insieme mamma e papà.

Anche la scuola ha bisogno di sapere

C’è poi un’altra attenzione importante: informare gli insegnanti della separazione dei genitori.

Non significa raccontare la propria storia familiare, spiegare chi ha lasciato chi, né chiedere agli insegnanti di prendere posizione. Significa semplicemente permettere alla scuola di conoscere una parte importante della realtà del bambino: ad esempio, sapere che vive tra due case può aiutare un insegnante a leggere diversamente una difficoltà, un cambiamento, una particolare sensibilità in un determinato momento.

Può permettere alla scuola di comunicare in modo più consapevole con entrambi i genitori.

La scuola può così diventare un punto di continuità tra le diverse parti della vita del bambino.

Un altro pezzo di quel filo rosso che continua a esserci anche dopo la separazione.

Due case non devono essere due mondi uguali

Pensiamo a Luca. Ha 10 anni e racconta al papà che dalla mamma può fare i compiti dopo una pausa, mentre da lui deve iniziare appena torna da scuola. Il papà si irrita: “Ecco. Poi sono io quello cattivo. Tua madre non sa darti delle regole”.

Ma siamo sicuri che il problema siano davvero i compiti? Oppure il problema è che il papà fatica ad accettare che nell’altra casa le cose possano funzionare diversamente?

Dopo una separazione, le due case possono avere tempi, abitudini e regole diverse.

Non tutto deve essere identico. L’importante è che le differenze non diventino una gara tra genitori o, peggio, un motivo per svalutare l’altro davanti al figlio.

Mi piace, a questo proposito, l’immagine evocata dall’albo illustrato “Il mio filo rosso. Mamma e papà non si vogliono più bene” di Séverine Vidal e Louis Thomas: si può essere lontani e rimanere collegati. È forse questo che serve a un bambino che vive tra due case: non due case uguali, ma la certezza che esiste un filo che le collega.

La differenza tra le due case è davvero un problema?

Quando qualcosa che accade nell’altra casa ci infastidisce, possiamo provare a fermarci e porci alcune domande:

  • È una questione che riguarda davvero il benessere di mio figlio? Oppure è semplicemente diverso da come farei io?
  • Se mio figlio non mi avesse raccontato questa differenza, avrei considerato importante intervenire?

Non tutte le differenze hanno bisogno di essere corrette. A volte dobbiamo semplicemente imparare a tollerarle perché essere genitori insieme non significa fare tutto nello stesso modo. Significa, semmai, riuscire a garantire ai figli alcuni punti fermi, lasciando che intorno a quei punti possano esistere anche modalità diverse.

Come organizzarsi con la scuola dopo una separazione

Proprio all’inizio dell’anno può essere utile che i genitori si fermino per qualche minuto e facciano una cosa molto semplice: si mettano d’accordo su come organizzarsi con la scuola. Non serve un regolamento, non serve prevedere ogni possibile imprevisto. Può bastare un piccolo patto.

Che cosa decidere?

I genitori possono confrontarsi su alcune questioni pratiche:

  • Chi riceve le comunicazioni?
  • Come ci informiamo sulle circolari?
  • Come organizziamo i colloqui?
  • Chi si occupa del materiale?
  • Come gestiamo le attività extrascolastiche?
  • Come condividiamo eventuali difficoltà che emergono a scuola?
  • Come facciamo perché nostro figlio non debba essere il tramite?

Quando queste cose vengono decise prima, ogni comunicazione ha meno possibilità di trasformarsi in una trattativa. La scuola rimane scuola e il bambino può rimanere bambino.

La chat dei genitori non è il vostro segretario

C’è poi una realtà molto concreta, la chat dei genitori: “domani servono i cartoncini; venerdì c’è la gita”.  Informazioni semplici, che però possono diventare un’altra fonte di tensione quando uno dei genitori è sempre dentro la comunicazione scolastica e l’altro ne resta fuori. L’ideale è che entrambi possano accedere direttamente alle informazioni della scuola, senza che uno debba diventare il segretario dell’altro. Se esiste un registro elettronico, una piattaforma o un canale ufficiale, è meglio utilizzare quello. La collaborazione non dovrebbe significare: “Ti dico io quello che devi sapere”, ma: “Abbiamo entrambi accesso a ciò che riguarda nostro figlio”.

Essere presenti non significa necessariamente esserci insieme

Poi, ci sono i momenti che sembrano richiedere una scelta: la recita, la partita, la festa, il primo giorno di scuola. “Dobbiamo esserci entrambi”. Forse sì.

Ma non sempre “esserci entrambi” significa esserci nello stesso modo o nello stesso momento.

Per alcune famiglie sarà possibile stare insieme serenamente. Per altre sarà più funzionale organizzarsi diversamente. La domanda non dovrebbe essere: “Che cosa sarebbe giusto per noi come genitori?”, ma: “Che cosa permette a nostro figlio di vivere questo momento senza dover controllare le reazioni di mamma e papà?”.

Essere presenti è importante, ma la qualità della presenza conta più della fotografia perfetta di una famiglia che ha cambiato forma.

Come organizzare i colloqui con gli insegnanti

Anche qui non esiste una formula valida per tutti. A volte mamma e papà possono partecipare insieme. A volte è preferibile organizzare colloqui separati. Il criterio non dovrebbe essere chi “ha diritto” a stare nella stanza, bensì essere ciò che permette all’insegnante di parlare serenamente del bambino e ai genitori di ascoltare senza trasformare il colloquio in un confronto tra loro. La scuola deve poter parlare del bambino, non diventare il luogo in cui si continua a parlare dell’ex coppia.

Quando arriva un brutto voto

Arriva il primo voto che non ci piace. E può bastare quello per riaprire vecchie discussioni.

Prima di chiederci chi ha sbagliato, potremmo fermarci e chiederci: “Di che cosa ha bisogno nostro figlio adesso?”.

Un brutto voto può essere una difficoltà scolastica, non deve necessariamente diventare una prova a carico dell’altro genitore. Anche qui il punto è spostare lo sguardo: dal controllo dell’altro alla cura del figlio.

Quando serve un aiuto per ritrovare il filo

È proprio su questi passaggi che, nel mio lavoro con i genitori, incontro spesso situazioni molto diverse tra loro. A volte non manca la volontà di occuparsi dei figli. Manca una modalità per riuscire a farlo insieme senza che ogni comunicazione riapra il conflitto della coppia.

Ricordo, ad esempio, una situazione in cui una semplice riunione scolastica era diventata motivo di discussione. La mamma aveva scritto al papà: “Come sempre non ti sei organizzato. Alla scuola penso sempre io”. Il papà aveva risposto: “Sei tu che vuoi decidere tutto. Dimmi almeno una volta cosa devo fare senza criticarmi”. La riunione era ancora lì, sul calendario. Ma intorno a quella riunione si era riaperta tutta la loro storia.

Nel lavoro con loro non siamo partiti dal decidere chi avesse ragione. Siamo partiti da una domanda molto più semplice: “Di che cosa ha bisogno vostro figlio, rispetto a questa riunione?”. La risposta era sorprendentemente concreta: sapere che entrambi i genitori erano informati, che qualcuno avrebbe partecipato e che nessuno gli avrebbe chiesto di occuparsi di ciò che riguardava gli adulti. Da lì è stato possibile costruire una modalità diversa di comunicazione più funzionale alla loro responsabilità di genitori.

È questo, in fondo, uno degli obiettivi del lavoro con i genitori dopo una separazione: non è cancellare le differenze o pretendere che il conflitto scompaia, ma aiutare gli adulti a trovare un modo nuovo di stare nella relazione genitoriale. Perché a volte non serve ritrovare il rapporto che c’era prima, serve costruirne uno nuovo. Un rapporto nel quale non siamo più compagni di vita, ma possiamo ancora essere alleati nella crescita di nostro figlio.

E se settembre fosse davvero un nuovo inizio?

Forse il rientro a scuola può essere un’occasione per provare qualcosa di nuovo.

Non per diventare due genitori perfettamente d’accordo, non per eliminare tutte le differenze, non per fingere che la separazione non abbia lasciato delle ferite. Ma per scegliere, almeno nelle questioni che riguardano la scuola, di fare un passo fuori dalla relazione di coppia e uno dentro quella genitoriale. Possiamo non essere più una coppia, possiamo avere due case e idee diverse, ma possiamo ancora chiederci: “Che cosa posso fare io perché mio figlio non debba portare nello zaino ciò che appartiene alla nostra separazione?”.

La risposta è fatta di gesti molto semplici: ricevere direttamente una comunicazione, non usare nostro figlio come messaggero, condividere un appuntamento, parlare con un insegnante senza chiedergli di entrare nel conflitto, accettare che nell’altra casa qualcosa venga fatto diversamente.

Il filo non deve essere perfetto. Deve soltanto continuare a esserci. Perché lo zaino può essere pesante di libri, quaderni e aspettative, ma non dovrebbe esserlo del peso della separazione dei genitori. Il conflitto è degli adulti. Lo zaino è del bambino.

Un ultimo consiglio per il tuo educare

Dai un’occhiata anche agli altri articoli che ho realizzato per “bambini e genitori”: nel blog e nelle riviste etiche trovi centinaia di contenuti autorevoli della nostra Comunità Educante, strumenti concreti e riflessioni pratiche per gestire al meglio la relazione genitori-figli, come questo: Come cambia la “casa familiare” dopo la separazione? E come proteggere davvero i figli?

SARA DEALESSANDRI
avvocata delle relazioni, mediatrice familiare, coordinatrice familiare, parent coach certificata ed esperta in violenza di genere

CONTATTI e-mail: relazionieorigamistudio@gmail.com
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