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Social, gaming, chat, sharenting e IA. Come possono i genitori educare adolescenti e bambini a vivere online con consapevolezza?
Come adulti tendiamo inevitabilmente a dare risposte, senza pensare che, molto spesso, l’unico modo per capire il mondo dei ragazzi è porci delle domande, senza giudizio per comprendere come muoversi e che strumenti offrirgli per far in modo che comprendano un mondo in continua evoluzione.
Un mondo che cambia e che si muove sempre più online.
Quanta responsabilità abbiamo noi adulti in tutto questo?
Quanti genitori si sentono più sicuri quando i propri figli sono chiusi in camera a giocare, piuttosto che fuori casa con gli amici?
Chiediamoci inoltre quanto il digitale oggi sia nelle vite dei ragazzi e dei bambini se anche il registro per i compiti diventa un’applicazione (il registro elettronico) o le lavagne si trasformino fin dalle elementari in grandi schermi, con la LIM. (Lavagna interattiva digitale).
Per non parlare poi delle foto di minori postate online, come grandi album di famiglia, sottovalutando i rischi dello sharenting costante. Anche qui potremmo trovare delle vie di mezzo e delle giuste accortezze per vivere in equilibrio, evitando di costruire fin dalla più tenera età una vera e propria identità digitale senza che il bambino possa avere voce in capitolo.
L’obiettivo di questo articolo diventa spunto di riflessione e polemica allo stesso tempo.
Quanta responsabilità abbiamo noi adulti? Che strumenti stiamo dando ai ragazzi per muoversi nel mondo online? È possibile superate la dicotomia fra “online=male” reale=bene”?

Questo contenuto? È Certificato!
Se sto scrivendo qui, sul blog e sulla rivista etica per Genitori, è perché l’Ente italiano “Bambini & Genitori”, la prima Community NOprofit nel panorama educativo nazionale, ha certificato l’etica di quello che stai leggendo.
Grazie al suo Comitato Scientifico, che vede nomi autorevoli come Paolo Crepet, Alberto Pellai e Daniele Novara veri luminari sull’educazione genitoriale; ha ritenuto che questi contenuti seguano le linee-guida educative del terzo millennio, siano pedagogicamente corretti e propedeutici allo sviluppo degli adulti di domani, quindi buon proseguimento!
Come hanno trasformato i social il rapporto che i ragazzi e le ragazze hanno con loro stessi?
Durante l’adolescenza l’insicurezza legata a un corpo che cambia, e non solo, è alle stelle e l’amor proprio passa inevitabilmente anche attraverso l’approvazione altrui.
Il rischio, se non informiamo e formiamo bene gli adolescenti e le adolescenti, è quello di far passare la propria autostima attraverso il numero di like e visualizzazioni, in un mondo social nato per spingerti a “postare” di più, per essere più visibile, più visto.
Educazione digitale e identità
Inserire nelle scuole programmi di formazione e informazione per i ragazzi, dedicati a un corretto uso degli strumenti digitali, alle relazioni e all’affettività, potrebbe aiutare nella costruzione di un’identità che sia reale e non prettamente digitale.
Questo diventa essenziale perché online i ragazzi si scontrano con vite “patinate”, ma non necessariamente reali: vite costruite che possono spingerli verso una percezione distorta e inarrivabile della realtà, facendoli sentire inadeguati e mai abbastanza per questo mondo.
Questo si incontra benissimo con la creazione di avatar o finti profili che permettono ai ragazzi di costruire finte identità per paura di essere giudicati, di non piacere. E se, invece di criticare queste scelte, ci chiedessimo:
- “Cosa li spinge a fare questo?”
- “Come mai la loro vera vita non li rispecchia?”
Piuttosto che criticare, impariamo a costruire quelle basi che serviranno loro per comprendere come la FOMO – Fear Of Missing Out, cioè la paura di essere tagliati fuori o di perdersi qualcosa, possa trasformarsi in: “perdersi qualcosa può essere un’avventura piacevole.”
Perché nel perdere qualcosa posso chiedere ad altri, per esempio, di entrare in contatto, costruire relazioni reali e scoprire qualcosa di nuovo.
Se non so, posso lasciarmi stupire con curiosità!
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Si parla molto di vietare i social agli adolescenti.
Io inizierei con il rimodulare l’accesso a questi dispositivi ai bambini e ai preadolescenti e, soprattutto, mi chiederei: più che vietare, provassimo ad educare?
Inserire alle medie e alle superiori programmi di educazione digitale potrebbe rappresentare la strada migliore per non demonizzare l’uso dei dispositivi, ma utilizzarli come strumenti utili allo svago e al miglioramento della vita.
Il gaming può essere anche uno spazio di relazione
Il gaming, ad esempio, ha ridisegnato il modo in cui i giovani stringono amicizia. Il lato positivo?
Permette di conoscere persone in varie parti d’Italia unite dalla stessa passione.
Giocare online permette di:
- collaborare con altri;
- imparare a fidarsi;
- sviluppare il problem solving;
- confrontarsi con regole e obiettivi;
- condividere interessi e passioni.
Con regole di fruizione adeguate all’età e tempistiche corrette, il gaming può quindi rappresentare un mezzo, uno strumento e anche uno spazio di relazione.
Come tutto, però, se usato in maniera errata, nasconde lati meno positivi, come il rischio di sviluppare un rapporto problematico con il gioco, ma non solo.
Online cambiano le modalità di relazione
Creare relazioni online comporta anche il venir meno di una parte della comunicazione emotiva e non verbale. Il silenzio, uno sguardo, un’espressione del viso o il tono della voce possono raccontare, spesso, più delle parole.
L’avvento del gaming, dei social e delle chat presuppone quindi strumenti nuovi per i nostri ragazzi, che permettano loro di difendersi da situazioni complesse e pericolose e, al tempo stesso, di maneggiare questi strumenti, in base alla loro età, con scienza e coscienza.
I ragazzi, se ben informati, possono agire bene. Dobbiamo solo tornare a ricoprire quel ruolo di guida e prevenzione che nel tempo, forse, si è perso.
Se non so, posso lasciarmi stupire senza rincorrere.
Come adulti, che responsabilità abbiamo?
Non c’è colpa nelle prossime righe, ma solo una riflessione aperta.
Come possiamo tutelare i nostri ragazzi se non siamo i primi a conoscere i rischi della rete?
- Sharenting: la condivisione delle foto online di momenti familiari può esporre i minori a rischi fisici e digitali. Geolocalizzazione, immagini che raccontano abitudini, hobby, usanze familiari…rendono i nostri figli vittime semplici di adescamenti.
- Il rischio dell’IA: un altro elemento che oggi dobbiamo conoscere è il rischio legato all’intelligenza artificiale. Le immagini e i contenuti che condividiamo online possono essere manipolati e utilizzati per creare contenuti falsi, anche video apparentemente innocenti possono essere modificati utilizzando immagini o voce originali. Questo ci porta a una nuova necessità educativa: insegnare ai ragazzi che ciò che vedono online non è necessariamente reale e che ciò che condividono può sfuggire al loro controllo.
- Troppa connessione: anche gli adulti sono “vittime” delle notifiche dando quindi il cattivo esempi ai ragazzi. Quante volte utilizziamo laptop o cellulare a tavola, impedendo però ai ragazzi di fare la stessa cosa? E allora diventa difficile dire agli adolescenti di non usare i social se siamo stati noi adulti i primi a condividere online molti momenti della loro infanzia.
Quali strategie possiamo adottare in famiglia?
Molte sono le strategie che si possono applicare. In sintesi, possiamo partire da tre punti.
- Condividere le immagini dei minori con precauzione: evitare momenti intimi, come il bagnetto, oscurare il viso, non dare informazioni sensibili e preferire contenuti con un” tempo di scadenza”.
- Creare regole condivise sull’uso dei dispositivi: ad esempio, con i ragazzi adolescenti, può essere utile creare un vero e proprio contratto digitale familiare, con regole di fruizione in casa e fuori casa.
- Prepararli agli eventuali rischi: spiegare loro che quello che scrivono e postano resta per sempre; spiegare i tentativi di adescamento, e attivare il parental control. Il ragazzo deve sapere soprattutto a chi rivolgersi quando qualcosa online lo mette in difficoltà.
Oggi abbiamo più conoscenze e consapevolezza: usiamole
Il mondo digitale cambia velocemente. Non possiamo pretendere di conoscere ogni nuova applicazione, ogni social network o ogni modalità di comunicazione che i nostri figli incontreranno.
Possiamo però imparare a conoscere i rischi, mantenere aperto il dialogo e accompagnarli nella costruzione di una maggiore consapevolezza.
Perché educare non significa controllare tutto. Significa fornire strumenti.
Per concludere: educare al digitale senza demonizzarlo
Questo spunto di riflessione non vuole essere una critica, ma un atto di miglioramento che investe tutti noi come genitori. Ci troviamo a vivere in un mondo sempre più digitale, un universo online a cui non eravamo preparati; i Millennial sono la prima generazione a crescere dei figli con strumenti che loro non avevano da piccoli, che non conoscevano.
Per fortuna gli studi degli ultimi anni ci aiutano a capire di più.
Usiamoli a nostro vantaggio…E con gli adolescenti impariamo anche a chiedere aiuto a un professionista competente quando vediamo che si trovano particolarmente in difficoltà.
Un ultimo consiglio per il tuo educare
Dai un’occhiata anche agli altri articoli che ho realizzato per “bambini e genitori”: nel blog e nelle riviste etiche trovi centinaia di contenuti autorevoli della nostra Comunità Educante, strumenti concreti e riflessioni pratiche per gestire al meglio la relazione genitori-figli, come questo: Come garantire la bi-genitorialità dopo la separazione? Consigli per proteggere i figli con rispetto e amore

ERIKA DEL POMO
assistente sociale e fondatrice “You, lo spazio dedicato a te”
CONTATTI web: youunospazioperte.it
Instagram: @youlospaziodedicatoate
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