Cavalli e bambini: i benefici della relazione essere umano – cavallo

Prima di dedicarmi alla clinica in ambito psicoterapeutico, ho scritto per alcuni anni progetti psicosociali che promuovessero le autonomie di ragazzi con disabilità psicofisiche (e non solo) attraverso la riabilitazione equestre.

Oggi, ripensando a quei giorni trascorsi in maneggio con loro, posso ripensarmi protagonista e, al tempo stesso, spettatrice degli effetti benefici e rinforzanti che derivano dalla relazione con il cavallo. La riabilitazione equestre è un’attività che richiede grande partecipazione fisica ed emotiva, resa certamente possibile grazie alla presenza imponente ed elegante del cavallo che va saputo comprendere e guidare.

Inoltre, il maneggio, più di ogni altro comune setting riabilitativo, palestre, parallele o lettino che sia, crea un’atmosfera di allegria e di incontro armonioso in cui il ragazzo può apprendere serenamente l’obiettivo terapeuticoeducativo- formativo: far crescere le sue potenzialità e le sue competenze, correggere posture o atteggiamenti devianti o dannosi.

A livello terapeutico-riabilitativo, infatti, il cavallo offre una grandissima quantità di stimolazioni neurosensoriali che, con la sua andatura, trasmette simultaneamente al ragazzo:

- stimolazioni visuo-spaziali; le luci, i colori e le attività ludico-sportive svolte in maneggio portano il ragazzo a migliorare la sua attenzione visiva e spaziale, ridimensionando così la consapevolezza che ha di sé rispetto alla dimensione spazio.

- stimolazioni olfattive, acustiche e tattili; gli odori e i rumori tipici del maneggio, nonché quelle tattili, derivanti dall’esplorazione e dal contatto ‘corpo a corpo’ con le varie parti dell’animale, stimolano e aiutano la presa di coscienza di sé e del proprio corpo, inducendo una migliore organizzazione dello schema corporeo. Inoltre, i benefici a livello fisico sono ormai noti da anni, tra cui il rinforzo dei muscoli del tronco e del collo e lo sviluppo delle strutture muscolari di gambe e cosce. Tuttavia l’incontro con la figura del cavallo non è cosa immediata.

Fare “riabilitazione equestre” non significa “andare a cavallo”. Non sono sinonimi. Non basta sedersi in groppa e partire. Al contrario, è un metodo terapeutico a tutti gli effetti, in cui la persona viene considerata e attivata nella sua interezza (a livello motorio, emotivo, intellettivo, sociale) e consente l’acquisizione di una nuova consapevolezza di sè.

Il cavallo è un animale domestico dotato di una straordinaria forza fisica e, soprattutto, simbolica; a livello immaginativo e rappresentativo può suscitare emozioni soggettive piacevoli, quali serenità, benessere e forza interiore, ma anche più contrastanti, quali paura, impotenza e inadeguatezza perché a diventare protagoniste sono le risonanze emotive con i propri vissuti familiari. Immaginiamo, ad esempio, quante difficoltà può incontrare un ragazzo con genitore alcolista rispetto all’imprevedibilità del cavallo e alla sua incapacità di sentirsi in una condizione di sicurezza. Pertanto, quando si pensa alla riabilitazione equestre è necessario considerare quella componente relazionale fondamentale che si sviluppa e si stabilisce tra il ragazzo e l’animale e che, inevitabilmente, arricchisce l’intervento stesso.

Un’altra figura fondamentale è la presenza del Tecnico della riabilitazione equestre che accompagna il cavallo e supporta da terra il ragazzo nelle sue abilità. Essa rappresenta la figura terza significativa nella relazione triangolare che si origina in maneggio: ragazzocavallo-terapista. Il suo compito è quello di “saper agire e non agire”, proponendosi come rinforzo ma anche come interlocutore tra il ragazzo ed il cavallo attraverso brevi frasi o azioni per non limitare mai le interazioni spontanee che si susseguono.

Ripenso ancora una volta a quei progetti e sento nella mia mente le risate, il galoppo, il caldo manto del cavallo sulle mie dita e so per certo che quei ragazzi hanno imparato, grazie alla riabilitazione equestre, a non fissarsi sui propri limiti corporei o psichici, ma a credere nelle nuove possibilità che il corpo e la mente possono offrire. 

a cura dott.ssa Patrizia Valenti
psicologo, psicoterapeuta