Come stimolare la creatività dei nostri bambini?

“Mamma, mi sto annoiando... che faccio?!” La fantasia dei bambini si nutre indubbiamente di tutti gli stimoli provenienti dall’ambiente in cui vivono;

è importante che tutte le figure di riferimento che si alternano nella loro quotidianità (genitori, nonni, zii, insegnanti, educatori e baby sitter) si impegnino nel presentare diverse ed appetitose informazioni che stimolino la loro curiosità e i loro interessi.

È altresì vero, però, che i bambini hanno bisogno di annoiarsi e di vivere quelle sensazioni frustranti che si originano dall’incontro con l’esperienza del ‘vuoto’. Il vuoto, o meglio il ‘non-pieno’, non deve essere pensato né vissuto dai genitori come un’esperienza traumatica, mortificante o addirittura abbandonica verso i propri figli. Al contrario, il vuoto andrebbe inteso come un momento di profonda riflessione ed ascolto interiore, in cui il bambino impara a pensarsi, a conoscersi meglio e a capire cosa lo gratifica e cosa no. Quindi effettua, senza saperlo con consapevolezza, una sorta di confronto tra il proprio Sé in presenza di stimoli (es: curioso, felice, sorpreso), con il proprio Sé in assenza di stimoli (es: frustrazione, noia, tristezza).

Probabilmente qualunque genitore vorrebbe vedere il proprio figlio allegro e impegnato in qualche attività (ludica o sportiva che sia) in grado di regalare emozioni positive e divertimento; tuttavia la creatività, che poi li caratterizzerà come adulti, spesso emerge e prende forma proprio dall’esperienza del vuoto, come una reazione naturale e sopravvivenza al silenzio interiore ed esteriore. ‘Che noia … che faccio?’.

In questo spazio caratterizzato da assenza, i bambini hanno la possibilità di rielaborare e riorganizzare tutte le informazioni apprese nella fase precedente del pieno. E’ un vero e proprio momento di riscoperta e soprattutto di concretizzazione, in cui vengono messe in campo informazione ritenute piacevoli, divertenti e vengono inserite all’interno di un gioco, pensate ed inventate interamente da loro.

Pensando al titolo di questo articolo, mi è venuto spontaneo ricondurre la mia mente ad un lontano ma preciso ricordo di infanzia trascorsa giocando con mia sorella. Ricordo che per intrattenerci dai nonni, persone indubbiamente affettive ma ahimè non sempre capaci di proporci nuovi giochi o attività ludiche, io e mia sorella ritagliavamo dai giornali e dalla riviste tutte le immagini di alimenti, bottiglie, bicchieri, piatti e quant’altro servisse per giocare al ‘Cliente che ordina al ristorante’. Chi faceva il cameriere presentava un lunghissimo e ricchissimo menu e, alla fine dei pasti, il cliente aveva sempre più fame di quando si era seduto a tavola! Ecco qui un esempio di gioco simbolico pensato in un momento di noia che talvolta sorprendeva me e mia sorella.

Cari genitori, provate ad immaginare la soddisfazione del vostro bambino nel riscoprirsi non solo capace di gestire il silenzio e l’assenza di stimoli, ma anche capace di creare qualcosa di unico e divertente, fatto interamente da lui. E’ come prendere un foglio bianco e dire a se stessi ‘cosa posso disegnare?’. Diamo libero sfogo alla nostra fantasia e divertiamoci.•

a cura dott.ssa Patrizia Valenti
psicologo psicoterapeuta