Nell’arco di una, massimo due generazioni, siamo passati da famiglie rigorosamente nucleari alle attuali forme di “famiglie”:
mono-genitoriali, con genitori separati, ricomposte, provenienti da altri paesi, fecondazioni assistite omo o eterologhe, genitorialità di coppie omosessuali.... insomma famiglie “diverse”... che si confrontano con molteplici modi di “fare famiglia” e di educare i figli …Ma diverse da cosa, da chi?
Ogni famiglia è speciale a modo suo; affronta le giornate, litiga e fa pace, festeggia i compleanni, si divide i compiti e gli spazi a modo suo...
La nostra famiglia e forse uguale a quella dei vicini di casa? O a quella di nostro fratello/sorella, o dei nostri amici?
Considerato il fatto che è assolutamente impossibile che due individui percepiscano la realtà in modo identico al 100%, ma è anche assolutamente impossibile che due individui non percepiscano nulla in modo simile (0 %), qual è la “percentuale” di differenza oltre la quale diciamo che una famiglia è irrimediabilmente “diversa da noi”?
Per i bambini che nascono tutto è una scoperta, non esiste un’idea a priori di come il mondo dovrebbe essere, un’idea precostituita di “normalità”.
Sono gli adulti che con le loro parole descrivono ciò che succede e danno un senso al mondo, con le loro azioni fanno da esempio e con le loro reazioni insegnano di cosa avere paura, cosa guardare con sospetto e cosa accogliere con tranquillità .
Come sarebbe se nell’incontro con una famiglia “diversa” provassimo a sospendere i nostri metri di giudizio, le nostre invisibili ma potenti linee di distinzione tra “normalità” e “anormalità”, lasciassimo andare le generalizzazioni e provassimo a conoscere proprio quella specifica famiglia, attingendo anche noi alla curiosità che muove i nostri figli alla scoperta del mondo e che noi, forse, abbiamo perso strada facendo? Spesso in queste situazioni poniamo l’attenzione su “cosa manca”: manca la madre o il padre, manca l’unione dei genitori, manca la conoscenza della nostra lingua e della nostra cultura…
Proviamo a spostare lo sguardo su “cosa c’è”: conoscenza di un altro modo di vivere e di una lingua che a noi sono ignoti, conoscenza di strategie di sopravvivenza che noi non abbiamo mai esplorato, capacità di adattamento, maggiore creatività e apertura verso il nuovo...
Aiutare i nostri figli ad osservare gli altri senza pregiudizi alla ricerca delle loro risorse, è un regalo prezioso per aiutarli a guardare la parte bella e luminosa del mondo in cui sono destinati a vivere.
a cura dott.ssa Paola Rubatta
psichiatra e psicoterapeuta sistemico-relazionale