Fratelli, sorelle e figli “unici“…

Oggi l’ordine di nascita e l’appartenenza a una determinata famiglia non comporta più ruoli definiti a priori (patrimonio e titolo al primogenito, carriera religiosa per il secondogenito, ecc.)… a meno che non facciamo parte di una famiglia reale.

Oggi l’ordine di nascita e l’appartenenza a una determinata famiglia non comporta più ruoli definiti a priori (patrimonio e titolo al primogenito, carriera religiosa per il secondogenito, ecc.)… a meno che non facciamo parte di una famiglia reale.

Tuttavia, senza rendercene conto, a ciascun figlio attribuiamo un ruolo, determinato da molteplici fattori. Il primogenito ha il compito di “creare” un padre e una madre e porta grandi cambiamenti nei rapporti tra i coniugi e nella gestione della quotidianità, i figli successivi arriveranno in una “famiglia” già costituita in cui dovranno trovare il loro spazio. Ad un figlio avuto da giovani, con facilità, in un momento felice verranno fatte richieste emotive diverse da quelle che possono essere fatte ad un figlio avuto con difficoltà o, magari, dopo un lutto o in un momento di crisi di coppia.

Avere più figli pone i genitori di fronte al compito di prendersi cura di individui diversi tra loro, per età, sesso, tratti somatici, temperamento...

Il mito dell’attenzione assolutamente identica che i genitori ritengono di dover dare a ciascun figlio, rischia di farli sentire sempre inadeguati. I genitori non possono comportarsi in maniera univoca con figli che sono, di fatto, diversi tra loro e anche se lo facessero ciascun figlio interpreterebbe gli avvenimenti in modo soggettivo, conservando ricordi ed emozioni del tutto personali.

La gelosia tra fratelli è un’esperienza naturale visto che un bambino piccolo tende a percepire le attenzioni rivolte ai fratelli come una diminuzione dell’affetto disponibile per sé. Un bambino può percepire come preferenza l’atteggiamento che un genitore ha con il fratellino appena nato, in quanto non ricorda come il genitore era con lui quando aveva la stessa età (può essere utile mostrare al fratello grande i video di quando era più piccolo!).

La competizione tra fratelli tenderà a diminuire tanto più quanto ai figli, crescendo, sarà permesso esprimere le loro diversità e affermarsi per le loro specifiche caratteristiche.

La condivisione degli stessi genitori, però, può essere un’esperienza preziosa: si tratta del primo spazio in cui i bambini imparano a relazionarsi con individui della stessa generazione.

Le alleanze o le fratture possono essere tanto forti, quanto variabili. È una palestra per imparare a gestire le emozioni, il senso del sé, la conquista del proprio spazio, l’indipendenza dagli adulti e il senso di appartenenza.

È esperienza comune osservare fratelli che in casa sono sempre in conflitto mentre all’esterno fanno squadra e si rivelano estremamente protettivi gli uni con gli altri.

Se ci pensate, questo vale anche per gli adulti: posso criticare una persona a me cara, ma se l’amico con cui mi sto sfogando inizia a sua volta a criticarla, reagisco subito offeso e pronto a difenderla.

a cura dott. ssa Paola Rubatta
psichiatra e psicoterapeuta sistemico relazionale