Secondo lo psicologo statunitense Jerome Bruner lo sviluppo cognitivo è strettamente correlato allo sviluppo culturale,
ma quindi quanto è importante la cultura e come possiamo essere partecipi della nostra cultura di appartenenza imparando e includendo le altre culture? Il linguaggio resta dalla teoria di Bruner in poi, il mezzo principe per diffondere e condividere la propria cultura.
In alcuni dei suoi studi sulle popolazioni indigene, Bruner notò come i bambini venissero invogliati a partecipare a tutte le attività delle quali si occupavano gli adulti, contribuendo in maniera adeguata alla propria capacità e alle proprie competenze. In quelle popolazioni i bambini avevano poche domande per gli adulti che non riguardassero gli estranei alla loro tribù, quasi come se avessero tutto chiaro di quello che li circondava, e cosa ancora più importante durante l’adolescenza non attraversavano quella fase critica di ribellione nei confronti degli adulti...
Questo a mio parere è esemplificativo di come il tramandare con serenità, valori, usi e costumi, possa far sentire i bambini e i ragazzi “al proprio posto” nel mondo, farli partecipare alla vita quotidiana, alle mansioni di tutti i giorni, alla preparazione ai riti e metterli a conoscenza dell’esistenza tradizioni, può contribuire a crescere degli adulti più consapevoli che hanno delle radici ben salde sulle quali contare e possono permettersi di allungare i propri rami verso i più ampi spazi senza vacillare, senza sentirsi persi.
In questo periodo l’argomento cultura mi è particolarmente caro, quando nel mondo c’è così tanta ricchezza culturale da condividere con chi ha le tasche così vuote e gli occhi così pieni di esperienze spaventose, in questo periodo così intenso e pieno di cambiamenti insegnerò a mio figlio che da sempre i popoli si sono spostati nel mondo in cerca di luoghi con maggiori risorse, lo hanno fatto gli uomini primitivi dai quali discendiamo tutti, lo fanno ancora adulti, mamme e papà e bambini, quegli uomini, quei bambini, sembreranno diversi ad una prima occhiata, ma proverò ad insegnare a mio figlio che la curiosità arricchisce di più della paura e della diffidenza, che quella mamma potrei essere io, quel bambino potrebbe essere lui, e che insieme a loro la nostra cultura può essere più ricca e colorata...
a cura dott.ssa Annalisa De Vincenzo
psicologa, psicoterapeuta