pappa buona e pappa cattiva: bambini alla scoperta del cibo e del proprio corpo

Quando nasce un bambino, lui e la sua mamma iniziano immediatamente un percorso unico, specialissimo, che passa prima di tutto attraverso la cura e la nutrizione del bebè stesso...

Questo scenario apre a volte, un mondo inaspettato, fatto di intolleranze almentari che crea non pochi stati d’ansia alla mamma proprio perché cambia radicalmente il rapporto con il cibo e il piacere nel condividere la pappa.

Personalmente ho scoperto l’intolleranza del mio bambino quando allattavo al seno e subito mi è pervasa l’idea che gli stavo facendo del male io stessa, avendo mangiato di tutto e questo mi ha fatto sentire in colpa, persa e ho iniziato a pensare di non poter mangiare più nulla che mi piacesse... il mio latte, tanto decantato da pediatri e ostetriche, poteva diventare un latte “cattivo”, qualcosa che danneggiava il suo piccolo corpicino, sorso dopo sorso. Dopo questa dolorosa prima fase, ho iniziato ad informarmi, a studiare le etichette al supermercato, a preparare molti più pasti fatti in casa, a dedicare una parte del mio tempo a procurare a me e - dallo svezzamento in poi - al mio bimbo, la pappa più salutare e “buona” possibile.

Oggi, il cibo che offro al mio bambino fa sì che lui si goda il suo corpo, il piacere del suo pancino pieno, lo svuotarsi nell’andare di corpo regolarmente, il suo stato di salute. Nel proporre cibi diversi, insegno al mio bambino nuovi sapori, lo accompagno nel viaggio alla scoperta dei suoi gusti personali e lo sto a guardare nella sorpresa, nella gioia e nel disgusto durante questo viaggio... perché nel nutrire il mio bambino, io faccio in modo che lui cresca, stia bene, diventi grande e sano, abbia muscoli per correre e energie da vendere! Passo dopo passo, nel mio accompagnarlo, gli do fiducia in se stesso, la fiducia di saper fare da sé, nei confronti di chi si prende cura di lui, la fiducia che viene dall’imparare a conoscersi. Questa fiducia tanto legata al concetto di “pa pa buona” lo aiuta ad aprirsi al mondo, ad applicare quel “coraggio” allenato a sperimentare gusti e consistenze diverse nelle nuove esperienze della vita, nelle nuove conoscenze.

Il mio bambino avrà la pancia piena di fiducia e coraggio, ciò lo aiuterà ad affrontare i cambiamenti, ad adattarsi a nuove situazioni e ai nuovi ambienti, ad essere più curioso che spaventato difronte alle novità.

Il rito della pappa, soprattutto a scuola, diventa importantissimo: mangiare insieme, condividere il cibo, può essere un’ulteriore risorsa nello sviluppare un rapporto sereno e armonico col cibo e fiducia nei confronti del mondo esterno. La mano che mi nutre può non essere solo quella della mia mamma, ma anche quella della “dada” che cucina la pappa buona da mangiare insieme ai miei amici, che mi nutre con altrettanto amore e che, con altrettanta cura mi educa a mangiare cose sane e sceglie con attenzione gli alimenti più salutari da propormi.

Tutto questo applicato ad un bambino con delle intolleranze, o ad un bambino che per una qualche decisione dei suoi genitori ha un’alimentazione selettiva, diventa ancora più importante: la pappa buona si confonde con la pappa cattiva, è buono per i miei amici quello che per me è cattivo, nel mio piatto spesso c’è qualcosa di diverso da quello che c’è nel piatto di fianco al mio, e questo può confondermi, tra il buono e il cattivo, e il bianco e il nero.

Un bambino con delle intolleranze deve imparare ancora di più a fidarsi dell’adulto, a scapito della sua curiosità o della sua voglia di essere uguale agli altri. Bisogna allora agire come gli strumenti di una bellissima orchestra: amare e accompagnare, assumendosi davvero la responsabilità di fare il meglio possibile per il bambino, organizzandosi e non pretendendo che sia lui a darsi delle risposte o ad adeguarsi o a vivere da solo, nella piccolezza dei suoi pochi anni, questo conflitto tra buono e cattivo.

a cura dott.ssa Annalisa De Vincenzo
psicologa, psicoterapeuta