C’è un motivo, cari genitori, se i terapeuti con formazione psicodinamica pongono insistentemente l’accento sulla qualità dell’attaccamento:
un buon attaccamento tra il bambino e la sua figura di riferimento (caregiver) costituisce un serbatoio inesauribile dal quale il bambino attingerà la sua capacità di inserirsi costruttivamente in un rapporto affettivo, di condurre in modo sano ed appagante la sua vita interpersonale e, ultimo ma non per importanza, il bambino imparerà ad amare se stesso prendendo le mosse dal modo in cui è stato amato.
E’ dunque corretto affermare che è dalle relazioni primarie che il bambino evincerà un’idea, dapprima inconscia ed istintiva e via via più mentalizzata e consapevole, del suo valore personale.
E’ all’interno di uno scambio amorevole, rassicurante, prevedibile e costante, fatto di linguaggi multimodali e pratiche di accudimento quotidiano che il bambino impara a rappresentare se stesso come “degno e meritevole d’amore”, sentimento dal quale emergerà gradatamente la sua capacità di accordare anche agli altri il medesimo valore.
Ne consegue abbastanza intuitivamente che IL SISTEMA DI ATTACCAMENTO costituisce uno dei più potenti fattori di protezione ed, al contempo, potenziale fattore di rischio nello strutturarsi di una possibile psicopatologia evolutiva ed adulta.
L’attaccamento è un sistema biologicamente determinato che persegue lo scopo adattivo ed evoluzionistico di garantire al “cucciolo dell’uomo” prossimità fisica ed emozionale con la figura di riferimento, soprattutto in momenti di vulnerabilità come la fame, il dolore fisico, il turbamento emozionale, la malattia.
L’esclusiva elezione psicologica tra madre e bambino, viene dunque a strutturarsi su quello che è un istinto naturale di sopravvivenza, puramente biologico: i bambini nascono con una tendenza innata a cercare un riferimento esclusivo e privilegiato, la madre risponde al sistema di attaccamento con il sistema ad esso complementare dell’accudimento, prestando cure ed ascolto accurato a tutti i comportamenti di segnalazione, dal pianto al vocalizzo, che costituiscono il linguaggio primitivo del bambino.
Questa è dunque l’ossatura biologica di un sistema destinato a divenire altamente sofisticato e a contenere a suo interno variabili psicologiche, emotive e morali: quello che nasce come costrutto biologicamente predeterminato per assicurare la specie, finisce col diventare la più importante e cruciale SCUOLA D’AMORE che il bambino frequenterà mai.
La mole di studi condotti sull’attaccamento in ambito psicodinamico, squisitamente psicoanalitico e anche in frame cognitivisti è estremamente ragguardevole ed ha conosciuto fioritura particolare e impulso nuovo nel corso degli anni ’70, con le straordinarie teorizzazioni integrate di psicoanalisi e cognitivismo.
Dalle portentose intuizioni e dal lavoro clinico di autori come Peter Fonagy, John Bowlby, Mary Ainsworth, Robert N. Emde, Arnold J. Sameroff e Mary Main si è originata una serie di studi ed una letteratura preziosissima che costituisce, a parere di chi scrive, uno strumento irrinunciabile per qualsiasi professionista che si cimenti con lo sviluppo psichico dell’età evolutiva.
E’ a Mary Ainsworth che si deve uno degli strumenti a tuttoggi più utilizzati e validi per rilevare la qualità dell’attaccamento in diadi madre-bambino e per mettere in evidenza situazioni a rischio, al confine tra variabili atipiche dell’attaccamento e la franca psicopatologia incipiente: LA STRANGE SITUATION.
Trattasi di una procedura osservazionale che studia il comportamento del bambino in episodi ripetuti di allontanamento dalla madre e di ricongiungimento ad essa.
A partire da tale procedura, studi successivi poterono mettere a fuoco una tassonomia più esatta dell’attaccamento, capace di includere al suo interno, a partire dall’attaccamento sicuro (detto di tipo B), pattern differenziati di attaccamento da intendersi quali variabili della normalità, fino ad identificare veri e propri disturbi dell’attaccamento, statisticamente associati in modo significativo con condizioni limite quali l’abuso, il maltrattamento, storie di abbandono reiterato e separazione ripetuta dalla figura di accudimento, vissuti di trascuratezza e negligenza o psicopatologia genitoriale grave.
Si arrivo’ pertanto, attraverso rimaneggiamenti progressivi e studi empirici, alla definizione del cosiddetto “attaccamento tipo D”, disorganizzato, che denuncia, in pattern comportamentali del bambino caotici, incoerenti, fortemente contraddittori e ricchi di ambivalenza, un legame fortemente insicuro e mal strutturato, che si instaura tipicamente nei confronti di una figura di riferimento inaffidabile, incostante e spesso palesemente abusante.
Il bambino che ha sviluppato nella mente la famosa “BASE SICURA”, sa di poter esplorare l’ambiente nuovo o sconosciuto con fiducia, contando sulla disponibilità e sull’accessibilità fisica ed emotiva del caregiver.
La capacità dunque di inserirsi, conoscere, muovere nel mondo dipende originariamente dalla sicurezza che il bambino matura nei confronti della madre, aliena ad ogni timore di perdita, scomparsa, inarrivabilità.
Il bambino con attaccamento sicuro costruisce modelli operativi interni appaganti e caratterizzati da un’affettività positiva, sequenze interattive in cui ogni rottura viene riparata, i suoi segnali di bisogno, disagio e desiderio colti con tempestività: il modello interno del bambino sicuro vede un caregiver disponibile e sensibile capace di elargire risposte sintonizzate e contingenti.
Su queste esperienze di gratificazione, di scambio emozionale felice, il bambino costruisce la sicurezza e l’autostima che gli saranno necessari per separarsi dalle figure di riferimento per mettersi alla prova negli ambienti sociali: la sicurezza verso la figura di riferimento diventerà, molto concretamente, sicurezza in se stesso.
Paradossalmente il bambino che è più sereno nei giochi e che si allontana senza troppe difficoltà dalla mamma non è il meno attaccato a lei, bensi’ quello che percepisce maggiore sicurezza dal legame con essa.
Fermo restando che molte sono variabili del tutto normali che nascono dall’incontro dei caratteri di madre e bambino, esistono segnali che vanno colti perché possono indicare una nascente patologia della relazione: un bambino che intorno all’ottavo mese non esibisce la famosa “angoscia dell’estraneo” e che intorno all’anno di vita non sembra aver strutturato un modello di attaccamento preferenziale verso una figura, sia essa la madre o chi per lei, è un bambino da osservare con attenzione.
Un bambino eccessivamente timoroso, in modo inconsolabile o protratto, coartato o totalmente inibito nell’esplorazione ambientale o al contrario eccessivamente disinibito, tendente ad un attaccamento indifferenziato e promiscuo anche verso persone quasi estranee, sono esempi di indici di attaccamento probabilmente problematico.
Senza chiamare in causa i versanti francamente patologici in cui ad un caregiver abusante, imprevedibile, violento o spaventante risponde un pattern d’attaccamento del tutto assente o fortemente destrutturato al suo interno, con comportamenti di freezing o ritiro, esistono infinite gamme e sfumature.
E’ importante saper cogliere la differenza sostanziale che passa tra L’UNICITA’ INDISCUTIBILE E PIU’ CHE SANA CHE LEGA UNO SPECIFICO BAMBINO A QUEL’INDIVIDUO NON REPLICABILE CHE E’ LA SUA MAMMA e l’indice di una problematicità a vario livello, che puo’ richiedere un intervento psicoeducativo sulle figure genitoriali, a titolo di ampio e generico sostegno alla genitorialità, un aiuto di tipo psicoterapico per il genitore o per entrambi i membri della diade o, nei casi più gravi, l’intervento delle autorità giudiziarie e dei servizi sociali nell’abuso.
Un bambino che porta dentro di se’ la traccia di un legame amorevole, sintonizzato, nutriente e umanamente ricco sarà un uomo capace di amare nello stesso modo e grado, un uomo capace di affrontare le situazioni avverse con un livello utile di autostima, senso di autoefficacia e fiducia, capace di abbandono nei confronti del prossimo.
Un bambino che porta dentro di se’ la traccia di un amore ambivalente, destabilizzante, inaffidabile o addirittura dannoso, violento, sarà un bambino che crescerà con un’immagine di se’ gravemente compromessa, impoverita. Che avrà difficoltà a fare perno sulle sue risorse per affrontare le difficoltà della vita e ad accordare al prossimo fiducia e abbandono.
La correlazione tra attaccamento disorganizzato e psicopatologia è considerato assunto più che acquisito: le evidenze empiriche che hanno dimostrato l’importanza cruciale della qualità dell’attaccamento nella prevenzione della psicopatologia individuale e di relazione sono innumerevoli, come pure dati che suffragano la frequente coesistenza di attaccamenti insicuri e disturbi dello spettro internalizzante come depressione ed ansia, dismorfofobie a monte dei rinomati disturbi alimentari ad esordio adolescenziale e patologie della disregolazione degli impulsi.
Quanto più patologico è l’attaccamento, tanto più precoce potrà essere l’esordio di disturbi anche gravi nel bambino, che vanno dalla pica nella primissima infanzia (ruminazione di elementi non commestibili fino all’ingerimento), all’enuresi notturna secondaria, fino ad espressioni comportamentali che mimano lo spettro autistico.
Guardare un bambino con accuratezza implica e permette di recepire un racconto dettagliato della sua storia d’amore con il suo ambiente familiare, guardare un individuo “amare” è il modo migliore per capire il modo in cui è stato amato e questo in ambito clinico è e resta un ponte prezioso per attuare una prevenzione tempestiva laddove è possibile, senza esitare nel volo spesso a destinazione condizionata, non privo di vincoli, della cura.
Genitori, investite sulla qualità emozionale del legame con i vostri figli: gli starete fornendo il paracadute d’oro che gli consentira’ nella vita di non toccare mai terra o di farlo, all’occorrenza, col minimo dei danni possibili.
Questa è un’eredita’ suprema da lasciare ai figli: LO SCRIGNO PREZIOSO DELL’ALFABETO AFFETTIVO.•
a cura della Dott.ssa Sabrina Anastasi
psicologo clinico