Se la mamma e papà si ammalano…

Una malattia grave non concerne soltanto la persona che la contrae; anche i suoi familiari, amici e parenti sono coinvolti.

Quando ad ammalarsi è un genitore, alla sofferenza fisica ed alle difficoltà quotidiane che la malattia comporta, si aggiunge la preoccupazione per i figli e per il loro futuro.

Il genitore si interroga su come la malattia si ripercuote sul proprio ruolo di genitore? Quale conseguenza questo ha per i figli? Sino a che punto i figli vanno informati? Come si può offrire loro un  porto sicuro in questa situazione di instabilità? Non essendoci un modo giusto o sbagliato di affrontare la malattia ognuno deve trovare la propria risposta a questo genere di domande e ciascuno deve farlo nel rispetto dei propri tempi.

Quando un genitore si ammala vi è il rischio che ognuno si chiuda in se stesso e soffra in silenzio. L’ideale sarebbe invece che i familiari comunichino tra di loro e si sostengano a vicenda.

La malattia influisce sui sentimenti e sull’atmosfera che regna in famiglia anche se non se ne parla apertamente. I figli, anche i più piccoli se ne accorgono e se non riescono a spiegarsene il perché li pervade un forte senso di insicurezza. Non è facile parlare apertamente della malattia con i figli ma è fondamentale farlo perché altrimenti loro cercheranno di dare una spiegazione alla “strana atmosfera che regna in casa” rischiando di giungere spesso a conclusioni spesso più gravi della realtà. I bambini infatti tendono ad addossarsi colpe che non hanno. Potrebbero avere pensieri del tipo “forse mamma sta male perché mi sono comportato male?” oppure “ la mamma ha sempre detto che un giorno o l’altro l’avremmo fatta ammalare con il nostro chiasso”. Parlando chiaramente con i figli si evitano loro sensi di colpa inutili ed infondati. In questo modo li si protegge anche dalle mezze verità che potrebbero trapelare dalle conversazioni altrui.

 Una volta che tutti sono informati la malattia non sarà più un tabù. I figli si sentono tanto più sicuri quanto più uniti saranno i loro genitori nell’affrontare la malattia. Ciò rende la famiglia unita e questo sentimento darà a tutti i membri la forza di affrontare al meglio la malattia e di elaborare lo shock della diagnosi.

Dopo aver parlato della malattia i bambini avranno bisogno di tempo per capire e metabolizzare le informazioni ricevute. L’età ed il grado di sviluppo del bambino determineranno la reazione alla situazione. I bambini hanno il diritto di reagire a modo loro senza essere rimproverati per questo. Non bisogna pretendere troppo da se stessi e dai propri figli. È più utile procedere a piccoli passi, ossia cogliendo le occasioni di dialogo man mano che si presentano, che tenere tavole rotonde a scadenze regolari. È raro che i bambini siano disposti a parlare dei loro sentimenti e a esprimere i loro pensieri. Se non hanno voglia è controproducente forzarli a farlo, loro sono però molto sollevati quando si accorgono che nella loro famiglia è lecito parlare di sentimenti.

Un altro aspetto importante è il coinvolgimento dei figli nelle decisioni. Tanto più si è coinvolti nelle decisioni tanto meno si ha l’impressione di essere in balìa della malattia. Normalmente un bambino la cui mamma o il cui papà è malato vuole poter far qualcosa per sentirsi utile. L’adulto però deve evitare che il bambino assuma responsabilità smisurate. Occorre spiegare al bambino che non può far niente per guarire il genitore ma che può fare molto per farlo sentire meglio.

Se si è uniti la malattia non fa paura, un libro che consiglio sull’argomento è “L’anno del girasole pallido”, Silvia Roncaglia, Cristiana Cerretti. Edizioni Lapis 2010: Livia ha 9 anni e Mattia quasi 6 e nessuno dei due sa come affrontare i momenti difficili della vita. Ma quando la mamma ha bisogno di loro i bambini diventano i più forti di tutti.  

a cura dott. Angela Maiorano
psicologa - psicoterapeuta