Drrriiiiinnnn… a chi, anche solo pronunciando queste poche ripetute lettere, non torna alla mente il fremito, scandito da quel suono, che sancisce il primo ingresso o il ritorno a scuola dopo l'estate?
Che sia l'ingresso all'asilo nido, alla scuola dell'infanzia o primaria e ogni altro grado di scuola, quel trillo provoca un'emozione che porta in sé la curiosità e la gioia di andare verso un'esperienza nuova e contemporaneamente il timore di proiettarsi verso qualcosa di “sconosciuto” e per questo fonte di timori.
Quel fremito esprime una sorta di malinconia, quella che nasce da un'inevitabile “separazione” e si manifesta per cause e sotto forme diverse a seconda del grado di scuola al quale si accede. Ci si separa dall'estate, da compagni di giochi e divertimenti quotidiani e per i più piccini ci si separa da mamma e papà!
Alba Marcoli parla di “cultura familiare della separazione”, riferendosi al modo in cui il cambiamento è vissuto e tramandato all'interno della famiglia. Ci sono famiglie per cui separarsi è doloroso ma possibile, e altre secondo le quali separarsi è un po' come morire. E' vero che la separazione implica una perdita, ma dietro la perdita c'è anche una conquista...
Nel mese di Settembre, camminando per strada, in prossimità di asili nido o scuole per l'infanzia, è facile ascoltare l'eco di un fragoroso, innocente pianto o osservare, dietro i vetri socchiusi delle automobili ferme fuori la scuola, le silenziose, adulte lacrime di madri e padri che per la prima volta, forse, dalla nascita del loro figlio, lo consegnano alle cure di mani diverse dalle proprie!
Il pianto dei bambini e le lacrime dei genitori si accompagnano in modo direttamente proporzionale: più il bimbo piange più i genitori faticano a lasciarlo; maggiore è la fatica dei genitori a lasciare il figlio, tanto più intenso sarà il pianto del piccolo!
Questo a conferma di molte attuali teorie psicologiche secondo le quali i bambini non vivono con turbamento le esperienze della loro vita: ciò che li turba è il contatto con l'ansia o l'angoscia dei genitori per quello stesso evento.
La relazione con la madre e la capacita' di separarsi
La capacità di separarsi del bambino, secondo John Bowlby (psicoanalista britannico), dipende dalla modalità di attaccamento che si è instaurata nella relazione con la madre. Questa relazione è la prima che il bambino sperimenta nella vita e sulla base di essa costruirà le sue successive relazioni. La continuità e la risposta della madre ai bisogni del bambino permettono quello che Bowlby definisce "attaccamento sicuro”, un legame tra bambino e adulto in cui il bambino ha piacere di avere questo contatto e usa la madre come una "base sicura" dalla quale partire per esplorare l'ambiente.
Donald Winnicott (medico e psicoanalista inglese), in linea con Bowlby, afferma che sarà proprio in rapporto alla qualità affettiva di tale relazione primaria, da quanto la figura di attaccamento sarà disponibile, protettiva, affidabile, costante e capace di un contatto caldo e rassicurante che dipenderà lo sviluppo sano del “vero Sé” nel bambino. Solo con un Vero Sé l'individuo avrà un senso di unità e interezza, rendendo spontanei i suoi gesti, libere e personali le sue idee. Secondo Winnicott, quindi, il bambino cresciuto in una relazione genitoriale stimolante, rispettosa e protettiva, rende la persona veramente socievole, costante nelle relazioni, in sintonia col mondo.
Le cure materne date all'infante sono perciò fondamentali. Lo stesso Winnicott parla di madre sufficientemente buona che si preoccupa non solo di fornire cibo ma anche di soddisfare i bisogni di relazione. È quella madre che sa concedersi di regredire, di diventare piccola, piccola come il suo bambino, per meglio potersi sintonizzare su di lui, sul suo mondo interno e sui suoi bisogni. È il genitore quasi perfetto di cui parla Bruno Bettelheim (psicoanalista austriaco), il genitore che commette errori perché non è infallibile ed è in grado di imparare dagli errori, riflettere e riparare, sapendo che il suo lavoro è destinato a molteplici frustrazioni.
Una madre sufficientemente buona permette al bambino di esprimere le sue angosce, le tollera e le contiene senza angosciarsi a sua volta: in questo modo ella restituisce al figlio le emozioni di lui, filtrate dal contenimento e bonificate. Appare evidente, allora, che un bambino che ha avuto un attaccamento sicuro e che nutre fiducia nella disponibilità e nell'appoggio dell'adulto, esprime i propri sentimenti, positivi e negativi; saprà separarsi per un tempo sempre più lungo al fine di esplorare l'ambiente, accrescendo in tal modo le sue conoscenze e le sue sicurezze in una realtà oggettiva condivisa senza esserne traumatizzato ma permettendo l'espressione della sua originalità e della sua passione. •
a cura dott.ssa Alessandra Chiapparelli
psicologo, psicoterapeuta