Conoscersi e ri-conoscersi: il viaggio mistico della gravidanza e l’epifania della nascita

La gravidanza è a tutti gli effetti un evento assolutamente straordinario, se si pensa al fatto che è l’unico caso in natura in cui è dato a due individui “incontrarsi  per la prima volta due volte”,

dapprima in una forma di compenetrazione e, secondariamente, nel mondo, come entità distinte e separate.

Quella che unisce madre e figlio è una pre-conoscenza di carattere viscerale, somato-psichica, multimodale, primitiva e sensoriale ma al contempo assolutamente raffinata.

Studi di varia provenienza supportano la tesi in virtù della quale, come il bambino nel post natale si rivela fin dai primi mesi un partner interattivo altamente competente e sofisticato, predisposto geneticamente ad una preferenza selettiva nei confronti del volto e della voce umana,  anche il feto nell’utero va incontro ad uno sviluppo abbastanza sorprendente: già a partire dalla settima settimana di gestazione  sono individuabili i bulbi olfattivi, dall’ottava i nervi che sovraintenderanno alle percezioni olfattive e gustative del feto, il quale si relaziona alla madre attraverso il medium cruciale del liquido amniotico.

Relazione che proseguirà nel post-natale attraverso la sensibilità spiccata che il piccolo esibirà nei confronti degli odori corporei della madre, il gusto elettivo verso il suo latte.

Similmente assai precoce è lo sviluppo della sensibilità tattile, termica e dolorifica nel feto: entro la ventesima settimana di gestazione cute e mucose sono pienamente responsive.

Durante la prima metà della gestazione il feto si rivela sensibile alla pressione, a stimoli termici posti a contatto con la parete addominale materna e a stimoli dolorosi.

Il sistema uditivo perviene a discreta maturazione, con un buon funzionamento della coclea, già a partire dalla diciannovesima settimana di gestazione: la voce materna perviene al feto con una perdità di decibel minima rispetto a quella con la quale gli arrivano voci esterne e ciò spiega la predilezione selettiva che il neonato già esibisce verso la voce materna rispetto ad altre.

Studi condotti hanno dimostrato che i neonati esibivano attenzione preferenziale nei confronti di favole che gli erano state lette dalla madre durante la gravidanza, delle quali avevano conservato una traccia mnestica inconscia e rispetto alle quali mostravano un’attivazione fisiologica ed un arousal peculiare.

Attraverso la parete addominale il bambino inizia dunque precocemente a relazionarsi al mondo ed è attraverso essa che prende forma quel legame esclusivo con la figura materna, che durerà tutta la vita.

E’ dunque corretto affermare che la vita interpersonale, in una forma rudimentale e prettamente sensoriale, si avvia già nell’utero; al suo interno il bambino recepisce stati di malessere fisico della madre, turbamento emotivo, cambiamenti de tono della voce ed è in grado dunque di cogliere istintivamente le prime premure che gli vengono indirizzate, anche nella forma di carezze al pancione.

E’ forse il liquido amniotico il precursore più significativo di quella simbiosi elettiva che consentirà poi al bambino per molti anni di cogliere intuitivamente lo stato mentale della madre, anche laddove non espresso, attraverso un complesso sistema di risonanza emozionale non verbale.

Attraverso il liquido amniotico, i movimenti, gli spasmi muscolari, timbro, volume e tono della voce il bambino impara a conoscere la sua mamma, che a sua volta lo percepisce in modo elettivo attraverso i movimenti, i calci, i ritmi di sonno e veglia, le risposte a stimoli di qualsivoglia tipo, come la musica, cibi dolci o gusti salati.

La storia d’amore tra madre e figlio scrive un capitolo essenziale durante la gestazione e ha senza dubbio del miracoloso quanto sappiano già l’uno dell’altra prima ancora di essersi guardati negli occhi, estremamente poetico e privilegiato il modo in cui riescono a trovarsi tanto efficacemente  al buio di ogni sguardo.

Per questa ragione, tenuto conto dello sviluppo accelerato del feto nell’utero, della sua precoce competenza e dei molti canali di comunicazione già aperti durante la gravidanza che è bene investire  sulla relazione già in quell’epoca.

Leggete storie al vostro bambino, la sera, insieme al papa’ se possibile, ritagliando un momento di tenera effusione ed intimità per tutta la famiglia.  

Stimolate il feto con manovre tattili delicate e rassicuranti, differenziando la pressione, proponetegli vari generi di musica, interagite verbalmente col pancione: tutto quello che seminate in quest’epoca non andrà perduto e lo ritroverete il giorno in cui, commosse ed emozionate, incontrerete il vostro bambino distinto e separato aldifuori di voi, pronto per spiccare il suo volo.

La vita di ciascuno, la sua storia, inizia a rigore 9 mesi prima della sua età anagrafica.

Il bimbo è tutt altro che parcheggiato nell’utero e sarà in grado già da allora di recepire i vostri segnali interattivi, in un linguaggio immediato e sincretico.

Camminate insieme alla vostra creatura, danzate con lei nella prima grande coreografia che vi vedrà assoluti protagonisti e complici: mentre il feto diventa un bambino, una donna diventa una mamma. 

Mai storia d’amore sarà speciale e lontanamente paragonabile a questa, mai passo a due sarà più maestoso: godetene fin dal primo giorno!   

a cura dott.ssa Sabrina Anastasi   
psicologo clinico