Cosa ci rende umani?

Non è la capacità di risolvere operazioni complicate, né tantomeno l’abilità nel memorizzare numeri e date (in questo le macchine sono molto più intelligenti di noi) ma la possibilità di immedesimarsi nel vissuto di un altro essere e di condividerne le emozioni. Anche quando l’altro è molto differente.

Comprendere e gestire in modo consapevole le emozioni proprie e altrui è un elemento chiave della vita sociale. Carol, 5 anni è una bimba silenziosa che disegna tutto il giorno in un angolo della classe. Alla scuola materna non ha tanti rapporti con i bambini. È timida e preferisce restare per conto suo a guardare gli altri che giocano.

Ma quando un gruppo di ricercatori decide di testare un sociogramma nella sua classe, Carol rivela d’un colpo una brillante intelligenza: in pochi minuti, infatti, traccia la mappa dettagliata delle relazioni emotive dei suoi compagni e delle maestre. È così che Daniel Goleman, psicologo statunitense, scopre negli anni ‘90 l’esistenza dell’intelligenza emotiva. Carol, infatti, possiede una smisurata empatia che costringe lo psicologo a occuparsi di una caratteristica fondamentale nelle relazioni, nei gruppi e nelle società: la percezione dell’emotività.

L’intelligenza emotiva si fonda sulla capacità di intuire i sentimenti, le aspirazioni e i vissuti delle persone che ci circondano, e di avere una chiara consapevolezza del proprio stato d’animo. Questo consente di orientare azioni e comportamenti verso obiettivi comuni, rispettosi di se stessi e degli altri. Ciò che ci rende “emotivamente intelligenti”, quindi, non è essere sempre felici, ma accettare le emozioni dentro di noi e saperle utilizzare per vivere al meglio la nostra vita in un rapporto di cooperazione con gli altri.

Fino agli anni ‘90 l’intelligenza era stata considerata nei suoi aspetti cognitivi e nessuno aveva pensato di valutare le abilità nella comprensione delle emozioni e delle relazioni. Ma la piccola Carol sorprende Goleman e nel suo sociogramma  dimostra di sapere perfettamente che:

“la maestra Ada è innamorata segretamente della maestra Maria, che a sua volta non va d’accordo con la maestra Giovanna, mentre ha una predilezione per i piccoli Simone e Matteo.” 

Riferisce inoltre che: “Matteo vorrebbe andare in gita solo con Tommaso. Samuele finge di essere un bambino tranquillo ma è sempre ansioso e cerca di stare vicino a Valentina perché solo con lei riesce a sentirsi un po’ più al sicuro.”

E afferma che: “La mamma dei gemelli, non sopporta la maestra Ada e nemmeno le due sorelline, Clara ed Elvira.”

Daniel Goleman è folgorato dalla competenza psicologica di quella bambina così piccola e così solitaria e approfondisce la sua ricerca sull’intelligenza svelandoci che, affianco alle capacità logiche e matematiche, esiste un’abilità nel riconoscere i sentimenti e l’influenza che questi possono avere sullo strutturarsi delle relazioni.

Tutti nasciamo con una buona intelligenza emotiva ma crescendo, i condizionamenti culturali provocano un suo progressivo indebolimento, determinandone spesso una perdita parziale in favore di atteggiamenti stereotipati imposti dalle convenzioni.

Esiste una volontà di mercato che preferisce annebbiare ogni forma d’intelligenza emotiva per favorire comportamenti poco percettivi e omologati, più funzionali alle leggi dell’economia e del consumo.

È preferibile, infatti, che i consumatori non siano troppo empatici, né troppo sensibili.

Altrimenti il baratto, lo scambio, il mutuo aiuto, il recupero delle relazioni e degli oggetti, la solidarietà e il soccorso reciproco, potrebbero sostituire un bisogno consumistico e compulsivo di status sempre nuovi e sempre diversi. Per incrementare le vendite dei prodotti, è preferibile che chi consuma si senta isolato, emotivamente e socialmente, perché questo spinge a possedere beni di ogni genere, necessari a colmare la solitudine.

L’intelligenza emotiva e l’empatia sono alla base della solidarietà, della cooperazione e di quel sentimento di fraternità che lega le persone tra loro, permettendo il formarsi di gruppi uniti, amorevoli, aperti e partecipi.

“La cura per l’ambiente non è un movimento o un’ideologia, è il nostro prossimo gradino evolutivo ( ) Perché l’uomo è un animale con una nicchia ecologica particolare da salvaguardare: l’intero pianeta Terra.” Daniel Goleman

di Carla Sale Musio
psicoterapeuta - counselor relazionale