estate e volontariato: un binomio utile ai nostri figli per il loro futuro

La crisi economica ha avuto notevoli ripercussioni sul mercato del lavoro, anche in termini di tempo libero, da dedicare alla propria famiglia e ai propri hobby.

Le professioni vanno nella direzione del “più si lavora, più si guadagna” e il tempo è diventato il bene più prezioso di cui disponiamo. I giovani, dunque, faticano ad accostarsi al mondo del volontariato.

In realtà, è dimostrato che esperienze di impegno nel sociale, condotte anche in età adolescenziale, lasciano ai giovani delle soft skills molto spendibili sul mercato del lavoro. Si tratta dunque, di un impegno volontario e svolto per il prossimo, ma che arricchisce anche chi lo compie. Il curriculum tradizionale, ormai, necessita di qualche elemento di maggiore appeal, per le aziende, rispetto ai meri titoli professionali o accademici.

Molti dei giovani che scelgono di dedicare un anno al servizio civile vengono poi assunti dalla realtà che li ha ospitati e hanno il 12% in più di chance di trovare lavoro rispetto ai coetanei che non hanno fatto questa esperienza. Non a caso, la riforma del Terzo Settore propone, fra le più importanti novità, l’introduzione del Servizio Civile Universale. Un trend di ulteriore crescita dell’occupabilità nel Terzo Settore potrebbe essere confermato alla luce dello scenario del welfare italiano e dell’acuirsi, purtroppo, delle problematiche sociali che vedono ormai il welfare sussidiario, e quindi le organizzazioni che in questo operano, come elemento imprescindibile per mantenere accettabili i livelli di coesione e benessere sociali.

Ma come si possono incentivare i giovani ad assumersi questo impegno per il prossimo? Senz’altro è fondamentale l’esempio dei genitori, dei nonni e degli anziani della comunità.

Da questo, nasce poi il passaparola fra coetanei e la condivisione con gli amici di tale esperienza. Già dalle scuole medie, i ragazzi possono essere coinvolti in alcune forme di volontariato intergenerazionale, ad esempio con i bambini più piccoli, per l’aiuto compiti o l’animazione di doposcuola e centri estivi, oppure con gli anziani, nei centri diurni, nelle case di riposo o nei centri anziani, anche per imparare da questi ultimi un mestiere o un hobby. Si tratta, dunque, di un regalo che si fa agli altri, ma, prima di tutto, a se stessi: tempo proficuo che aiuta a maturare delle competenze trasversali utili e spendibili nella scuola, nello sport, nella relazione con l’altro e addirittura, dicevamo, nel mondo del lavoro.

Insomma, il volontariato non è solo un’attività da svolgersi per riempire il tempo della pensione, ma una scelta da protagonisti per il proprio futuro personale e professionale!

a cura di Chiara Pazzaglia - Filippo Diaco
giornalista, esperta di Terzo Settore Dirigente Associativo