I nostri figli come fonte d’insegnamento per noi genitori…

Essere genitori oggi può essere piuttosto sfidante. Le giovani coppie sono contemporaneamente lasciate sole e inondate di consigli –

libri, riviste, trasmissioni fanno a gara a proporre i “devi” e “non devi” del “buon genitore”. Il risultato spesso è un senso interiore di colpevolezza e di inadeguatezza.

Il “Voice Dialogue - Dialogo delle Voci” tecnica creata dagli psicoterapeuti Hal & Sidra Stone e insegnata in Italia nella scuola InnerTeam diretta dalla dott.ssa Franca Errani, offre una visione rispettosa della nostra complessità psichica, perché parte dal presupposto che ogni essere umano ha sviluppato una “strategia di sopravvivenza” che lo ha portato ad attivare maggiormente alcuni aspetti della personalità a scapito di altri. I primi sono diventati i lati dominanti del suo carattere, mentre altre parti della personalità originaria sono state trascurate o mortificate. Questo processo di adattamento alle circostanze della vita è comune a tutti e non ha nulla di patologico.

Cosa può succedere quando si diventa genitori?

Giorgio e Marina hanno due figlie, che sono l’una l’opposto dell’altra. La prima è radiosa, solare, accattivante; in cinque minuti ha già fatto amicizia con tutti e si ritrova al centro dell’attenzione. La seconda, invece, è riservata, timida e diffidente: è lei che decide a chi e quando dare confidenza.

Le due bambine possono rappresentare una fonte d’insegnamento straordinario per i loro genitori. Ad esempio, la più piccola ama disporre i suoi giochi con lentezza e precisione; la mamma all’inizio l’asseconda, ma presto si infastidisce. “Non puoi immaginare come mi frustri la sua lentezza”, mi confida. “Mi rendo conto che ha solo quattro anni e dovrei essere paziente, ma… non c’è niente da fare: io sono così svelta a fare le cose!”. Marina conosce il Voice Dialogue e con qualche seduta di counseling si rende conto che la seconda figlia le porta un Aspetto che lei sottovaluta: la lentezza, la capacità di prendersi tempo. Sa che quando un lato del carattere di una persona la irrita particolarmente, è arrivato il momento di integrare quell’aspetto nella sua vita. Perciò, anziché spingere la bambina a cambiare, può ritrovare in sé stessa la sua parte “lenta”, separandosi dall’aspetto che la vuole sempre veloce ed efficiente. Questo recupero renderà senz’altro più piacevole il tempo trascorso con la sua bimba!

Se il genitore non avesse questo tipo di sensibilità psicologica, cercherebbe di spronare il figlio a cambiare e questo potrebbe generare nel figlio un atteggiamento di ribellione o, al contrario, attivare il tentativo di adeguarsi alle aspettative, alimentando in molti casi una sensazione profonda di inadeguatezza.

Puoi domandarti a questo punto: quali sono gli aspetti del carattere di mio figlio/a che mi irritano? Quali sono gli Aspetti dominanti del mio carattere e come potrei integrare le Parti sconosciute di me che mi vengono mostrate attraverso mio figlio/a? Esempi di caratteristiche contrapposte

Una polarità abbastanza ricorrente nell’interazione genitori-figli è costituita dalla generosità e dall’egoismo. Molti genitori ritengono di dover dare, dare e dare fino a perdere il contatto con i propri bisogni. Spesso i loro figli saranno portatori di una buona dose di egoismo, di una forte capacità di dire di no e di pensare solo a se stessi. Può succedere anche che ci siano Aspetti dei nostri figli che ammiriamo molto. Potresti ritrovarti a meravigliarti estasiato/a della capacità di qualcuno di loro di “tenere banco” nel gruppo di amici. Anche in questo caso hai una buona opportunità di scoprire una Parte della tua personalità, che probabilmente è stata mortificata nel tuo percorso di vita.

Quali sono gli aspetti del carattere di tuo figlio/a che ti affascinano?

Come potresti integrare la Parte che ti viene mostrata da tuo figlio/a? Cosa cambierebbe nella tua vita se tu potessi usare almeno in parte quella sua caratteristica?

Vale la pena di rifletterci sopra, di dedicarvi un po’ di tempo e, se necessario, di ricorrere a qualche seduta di counseling. I rapporti famigliari ne beneficeranno!

Oddio, non sono un buon genitore!

Spesso quando diventiamo genitori accade una cosa strana: non ci sentiamo più “in diritto”:

- di essere imperfetti

- di avere bisogni/desideri/sogni che non riguardino la famiglia e i bambini

- di ammalarci

- di non essere disponibili

- di mettere dei confini

- di essere sensuali e sessuali (spesso la coppia entra in crisi)

- di fare degli errori…

Insomma si sviluppano dentro di noi i sussurri insistenti di alcune nostre Parti che ci vogliono genitori ideali e a questo modello cerchiamo faticosamente di adeguarci. La prospettiva che ti propone il Dialogo delle Voci è diversa. Dentro di noi coabitano diverse Parti. Accanto a quelle forti e responsabili ce ne sono altre più sensibili, che hanno bisogno di cure e attenzioni. Questa specie di bambino/a interiore, questi aspetti più delicati della nostra personalità non possono essere trascurati completamente in nome dei doveri di adulti, e spesso i loro richiami si manifestano attraverso la stanchezza, il malessere, la malattia, la depressione: possono essere il sintomo di un prolungato disinteresse verso noi stessi.

Se, perciò, ti senti stanco/a e irritabile, anziché sentirti in colpa perché non fai abbastanza per i tuoi figli, puoi imparare a dir loro con tranquillità che non ti senti tanto bene, che sei stanco/a e che hai bisogno di riposare. Puoi perfino dire che sei irritabile, e che non hai la solita pazienza, e che questo non ha a che fare con loro!

Ti accorgerai che anche un bambino relativamente piccolo lo comprende… e può stupirci il modo come può essere di sostegno, restandosene tranquillo a fare qualcos’altro.

a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”