Secondo Maria Rita Parsi Genitori è «un buon punto di riferimento per i genitori perché, come ricorda un proverbio africano, per educare un bambino ci vuole un intero villaggio e il rapporto fra chi sta crescendo e la comunità esterna è fondamentale».
Da questo numero una delle psicoterapeute più apprezzate di Italia risponde alle domande sul tema di Bambini e Genitori. Maria Rita Parsi è tra le promotrici della Scuola di Alta Formazione per Famiglie, le cui lezioni (dieci ore al mese per quattro anni) vengono svolte nei comuni che ne fanno richiesta.
Professoressa, Maria Montessori rimarcava l’importanza dell’esperienza tattile e sensoriale. Quanto è importante per un bambino poter fare esperienze manuali? «Il corpo è il più grande strumento di conoscenza. Basta osservare un neonato: toccare e portare le cose alla bocca è la sua prima forma di sperimentazione, ciò che gli consente di entrare in confidenza con il mondo che lo circonda. Una volta cresciuto, per il bambino è fondamentale giocare con la terra, il fango, l’acqua, scolpire, montare, smontare, sporcarsi le mani, impastare e disegnare. L’insegnamento di Montessori è un faro: l’apprendimento è sempre connesso ai cinque sensi. Solo toccando, assaggiando, ascoltando, guardando e odorando è possibile integrare mente, corpo e immaginario».
Quanto il lavoro manuale aiuta a sviluppare intelligenza e personalità? «Moltissimo. Pensiamo all’azione del cucinare, del mettere insieme gli ingredienti e dell’impastare. Più combini e più crei, più fai e sperimenti più produci. Questo è il segreto del multitasking e della capacità di saper risolvere anche i problemi più complicati».
Eppure i bambini moderni vivono una realtà mentale accentuata: usano i mezzi tecnologici e svolgono mille attività pomeridiane. Come reputa queste continue sollecitazioni? «Stare 8-10 ore a scuola dovrebbe essere più che sufficiente. Soprattutto se la scuola sa essere un polo culturale, con biblioteca e possibilità di partecipare a laboratori ed attività non frontali. Sono contenta vi sia molta più attenzione per l’infanzia e consapevolezza sulle necessità di ricevere stimoli nei primi 12 anni di vita, ma credo si stia un po’ esagerando. Vedo ragazzini e genitori che corrono di qua e di là, su e giù, ora per lo sport, ora per l’inglese. Le troppe attività sono più un parcheggio che altro. I bambini, dopo tante ore di scuola, dovrebbero avere il diritto di riprendersi il proprio tempo e, soprattutto, di annoiarsi».
La noia è uno dei più grandi stimoli per la fantasia dei bambini.
Qual è il ruolo degli adulti? «Se un bambino si annoia, ha tutto il tempo per inventarsi un gioco, una storia o per essere semplicemente se stesso. L’otium è fondamentale anche per l’adulto che, da un lato, deve lasciare spazio ai propri figli e, dall’altro, ha l’occasione di reimparare a giocare. Attraverso il gioco, meglio se manuale, si instaura e si cementa il rapporto, anche di fiducia, fra il bambino e i propri genitori».
intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori