Qualche tempo fa fui invitata a parlare sul tema dell’integrazione tra culture diverse nell’ambito di un progetto della Città di Bologna. Premetto che questa tematica mi è cara in quanto io stessa sono figlia di migranti da molte generazioni.
Cosa significa per noi integrazione? Si tratta di integrazione o di inclusione? L’integrazione è generalmente un canale univoco,ovvero,l’altro si adatta nei comportamenti alle regole del paese ospitante, come dire: “questa è la nostra realtà e se vuoi ti integri”. Per inclusione s’intende invece una reciproca permeabilità dei rapporti. Inclusione è un concetto che abbraccia lo scambio fra le culture ed è meno “etnocentrico” di integrazione.
La platea era costituita da cittadini italiani, da africani provenienti da vari stati e da italiani che, per diverse ragioni avevano vissuto, chi come volontario (come nel mio caso) chi come scelta di vita o professione, in Africa.
Nel mezzo della sala vi era un grande albero che rappresentava simbolicamente l’agorà africana. L’albero africano per eccellenza è il baobab che, con le sue enormi radici, crea sgabelli naturali su cui sedersi all’ombra. La tradizione africana lo chiama “l’arbredes sages et des savants” - l’albero dei saggi e dei sapienti poiché alla sua ombra gli anziani danno consigli di saggezza e regole di educazione. Portai sotto quest’albero alcune considerazioni rispetto a ciò che avviene quando culture diverse si incontrano, guardandole dalla prospettiva del Counseling. Quali fantasmi evocano in noi le parole emigrazione - trasferimento? Quale significato nel nostro immaginario collettivo? Se il termine emigrazione indica uno spostamento di dieci o più persone, spinte per necessità verso un altro paese, il trasferimento indica che, pur cambiando paese, una persona si muove in situazioni di minor difficoltà avendo dunque più scelta.
Un passo importante verso la comprensione è farsi delle domande... Per chi arriva da un altro paese: quali dolori sono collegati a questa scelta? Quali desideri, speranze, sogni hanno accompagnato la fuga dal proprio paese d’origine? Che cosa mi aspetto dal nuovo paese?
Generalmente chi arriva in un nuovo posto si trova in condizioni di grande vulnerabilità poiché cambia ruolo sociale, è solo e non in grado di raggiungere amici o familiari. La persona porta con sé comportamenti, convinzioni e modalità di agire che si sono strutturati in un contesto sociale/ culturale/familiare molto diverso e che nel nuovo contesto non è più funzionale. In questo modo la vulnerabilità aumenta.
Per chi riceve/accoglie: da dove proviene? Com’è arrivato? Quali fantasmi evoca il contatto con il diverso? Quali retaggi infantili (come la filastrocca: “ninna nanna, ninna–o questa bimba a chi la do? La darò alla befana che la tiene una settimana, la darò all’uomo nero che la tiene un anno intero, la darò al l’uomo bianco che la tiene tanto tanto…”)? Sin da bambini, l’uomo nero veniva proposto come figura minacciosa per chi alla sera non voleva dormire.
Che dimensione hanno assunto dentro di noi questi fantasmi? Il nostro sistema di credenze e valori, come reagisce di fronte a persone che portano valori che non riconosco? Quali vulnerabilità emergono? Quali elaborazioni collettive a difesa di un territorio /abitudini/consuetudini da difendere? Cosa giudico dell’altro? Ogni popolo porta con sé un proprio sistema di regole, valori, convinzioni, comportamenti e abitudini che possono essere opposte a quelle del paese ospitante e che,proprio per questo, spesso vengono giudicate.
Il simbolo del baobab, visto come “centro” della consapevolezza, può aiutarmi nel riconoscere le risorse che l’altro, diverso da me, mi porta e aumentare in tal modo il rispetto e la comprensione di chi porta cose nuove.
a cura di Lucia Paulazzo
infermiera professionale, counselor e coach relazionale