Vanno con la moglie dal pediatra, vanno a fare la spesa, sanno cambiare i pannolini, si alzano di notte per dare il biberon.
Forse sono solo ancora un’avanguardia, ma sembra che questa nuova avventura di vita gli piaccia: gli piace giocare con il bambino, anche piccolo (una volta il bambino doveva essere già grandicello perché il padre sentisse che era possibile occuparsene - e perché la madre si fidasse di lasciarlo!).
I nuovi padri non si pongono problemi di “perdita di mascolinità” nell’utilizzare la propria natura accogliente e giocosa. E’ un fenomeno in aumento, che viene vissuto dalle donne - le relative mogli e compagne - con atteggiamenti a volte contrastanti. C’è chi lo vive con commozione, con tenerezza, sente che il suo compagno è un riferimento anche in questo settore così specifico e così tradizionalmente percepito come materno - specie con i bambini piccoli; c’è chi non si fida, vorrebbe che le cose fossero fatte esattamente come le farebbe lei, e a volte, quasi senza rendersene conto, sminuisce questo lato del compagno: “cosa ne sai tu di bambini?!”. L’animo umano è pieno di contraddizioni e spesso questi due movimenti - sollievo e sostegno, giudizio e paura - si alternano e a volte finiscono per ridurre o spegnere, nell’uomo, questa spinta interiore di natura emotiva, che è ancora così poco “esplorata” a livello collettivo.
Gli uomini, per secoli, non sono stati educati a sentire le loro emozioni: anzi, sono stati cresciuti con la regola del non sentire, non piangere, del “non è da uomo”, insomma sono stati allevati avendo ben in mente un ruolo preciso. I padri che si avventurano in questa nuova relazione con i figli piccoli, in questa paternità fino a pochi anni fa aliena se non derisa dalla cultura dominante, sono veramente da onorare! A volte la spinta parte da dentro, con gioia e liberamente, a volte dietro sollecitazione della compagna o per via delle necessità del vivere (genitori distanti, pochi aiuti, ecc). Qualunque siano le ragioni, di fatto questo fenomeno sta crescendo e, a mio avviso, va riconosciuto e apprezzato.
Quando a suo tempo il femminismo è emerso con la sua carica dirompente, ha rivendicato per le donne un nuovo tipo di potere: quello che esiste fuori dalle mura domestiche, quello di essere in grado di lavorare e guadagnare e crearsi una professionalità anche elevata. Dal punto di vista sociale e collettivo è stata una trasformazione che continua tuttora. Il ruolo femminile tradizionale è stato messo in discussione: le donne hanno imparato a esprimere nel mondo le loro caratteristiche “maschili”, ovvero la capacità di azione, di scelta e determinazione, la volontà e la territorialità. La scelta non è stata (e non è) indolore.
Un viaggio verso il potere, dunque, quello di noi donne - almeno come aspirazione (anche qui, di strada da fare ce n’è ancora tanta…).
Ma cosa intendiamo, con la parola “potere”?
A mio avviso il “potere” vero si ha per tutti (donne e uomini) quando si possono esprimere sia le proprie parti di forza sia quelle sensibili, intime e più delicate.
In quest’ottica, anche il viaggio dell’uomo nella nuova paternità è un “viaggio di potere”, se con questa espressione indichiamo la possibilità di recuperare il proprio mondo emotivo, di sentimento, al di là dei ruoli codificati dalla tradizione. La possibilità di muoversi nella propria vita con il potere “attivo” nel mondo esterno e con quello più “ricettivo” nell’ambito della propria famiglia e dei propri affetti: questo è il viaggio di questi giovani padri.
Per molti uomini è ancora difficile immaginare di potersi occupare dei propri figli con questo tipo di intimità e di spontaneità; il gioco dei ruoli resta dominante e quindi i compiti restano molto più divisi. Tuttavia questa “nuova onda” sembra essere ricca di soddisfazioni per i genitori e anche positiva per la coppia. A volte, come dicevo, è quasi più la donna che teme questa “invasione” nei campi che ritiene in qualche modo suoi; è la stessa paura che hanno avuto e hanno gli uomini quando le donne si sono precipitate in massa verso il mondo del lavoro. Occupazione di territori, di competenze, paure antiche che si mettono in moto. Ecco che, quando la donna vive l’uomo attraverso queste ombre, sentirà confusamente che questo padre che “pasticcia” con il bambino piccolo le sta portando via l’intimità, quel potere tutto femminile di gestire la rete delle emozioni domestiche. Quando invece apre gli occhi e il cuore, sentirà la bellezza di questo maschile che sa accogliere ed essere presente in modi nuovi nella relazione di coppia e con i figli.•
un ringraziamento a Ornella Parisini, con cui ho fatto una piacevole chiacchierata, che è stata di conferma delle mie sensazioni…
a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”