“Il ritorno alle origini della propria esistenza, il tentativo di far scorrere di nuovo l’acqua stagnante, il riconoscere i diritti sia del passato che del presente...
può corrispondere al bisogno di lealtà, che spesso lavora come movente invisibile all’interno di ogni essere umano… E’, questo, un modo per rendere giustizia alle proprie radici”. (Jan van Kilsdonk)
Ci piace iniziare questo articolo con questa citazione che rispecchia anche la prospettiva del Voice Dialogue – Dialogo delle Voci: per scoprire chi siamo veramente, è necessario recuperare le nostre radici, nel luogo e nel tempo e nelle persone in cui queste radici si sono incarnate. I genitori sono stati i nostri primi modelli: nel bene e nel male ci siamo plasmati e modellati in adesione o in ribellione ai loro valori oppure, più spesso, in un conflitto che oscilla tra adesione e ribellione.
Ognuno di noi nasce con una precisa e unica impronta psichica, ma questa unicità è destinata ad incontrarsi/scontrarsi con il contesto, con la realtà esterna che accompagna la nostra crescita. I genitori e le figure di riferimento (parenti, insegnanti, ecc…) si prendono cura, danno amore e protezione, ma assieme ai loro valori ci trasmettono anche quello che di problematico appartiene alla loro personalità e al loro vissuto di esseri umani.
Il processo interattivo tra bambino, famiglia e contesto sociale porta inevitabilmente a sviluppare alcuni modi di essere e comportarsi, alcuni aspetti (per es. quelli apprezzati o condivisi) e a metterne da parte altri (per es. quelli disapprovati o non apprezzati). In questo modo si forma a poco a poco il caleidoscopio interiore della nostra personalità.
Il percorso di crescita è dunque, inevitabilmente, anche un processo di adattamento. Per quanto presenti, amorevoli e premurosi possano essere i genitori reali non potranno mai essere all’altezza del bisogno infinito di amore che un bambino porta nell’animo - un desiderio, uno struggimento, una nostalgia d’infinito che non possono non essere ridimensionati dalla realtà limitata di ogni creatura umana.
Naturalmente vi sono situazioni in cui il genitore è stato realmente assente, abusivo, violento: in questi casi il processo di recupero della propria integrità può essere più lungo e avere bisogno di un percorso psicoterapeutico che lavori sulla ristrutturazione profonda della personalità. Al di là di questi casi, purtroppo non rari, la “ferita” infantile fa parte dello sviluppo di ogni essere umano e non è solo un elemento negativo: è anche lo stimolo per la trasformazione, la capacità di superare gli ostacoli e le difficoltà che la vita ci pone davanti.
Molte difficoltà le incontriamo soprattutto nelle relazioni, perché le dinamiche che abbiamo sviluppato con le figure che hanno accompagnato la nostra crescita, sono in qualche modo la matrice automatica sulla quale tendiamo a ricreare i nostri rapporti - fino a che non ci rendiamo conto dei nostri meccanismi più usuali e ci prendiamo il tempo per dipanare la matassa più o meno aggrovigliata delle origini e riscoprire chi siamo veramente e chi eravamo destinati ad essere. Per fortuna il richiamo all’importanza delle origini della nostra esistenza ha finito per mettere da parte le rigidità di alcune visioni psicologiche, che tendevano a creare nel paziente/cliente la sensazione di essere vittima di un passato elaborabile solo a prezzo di anni e anni di terapia. Oggi esistono modelli più elastici ed efficaci, che con percorsi più brevi e mirati aiutano a riappropriarsi delle proprie radici e a scoprire le proprie potenzialità.
a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”