Crescere…un gioco che non finisce mai!

La creatività consiste nel mantenere nel corso della vita qualcosa che appartiene all’esperienza infantile: la capacità di creare e ricreare il mondo.” D.W. Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese

Le giornate che i nostri bambini trascorrono sono sempre più ricche di impegni e attività: le ore di studio a scuola e poi a casa, le attività sportive, i corsi di musica, le lezioni di lingua straniera. Il tempo da dedicare alle attività ludiche, al gioco, al divertimento e al non far niente è, invece, sempre più compresso e schiacciato da un’agenda fitta di impegni.

Mi chiedo se le tante attività che compongono le ore diurne dei ragazzi e dei bambini più piccoli siano delle vere e proprie esperienze in cui apprendere o se rappresentino al contrario un pericolo potenziale, un allontanarsi dalla profondità, dal vivere fino in fondo qualcosa.

Nella mia professione pedagogico clinica ho la possibilità di incontrare molte famiglie in richiesta di aiuto, ed il primo obiettivo che propongo in riflessione è quello di affrontare il nostro percorso come un’esperienza, nella sua semplicità e complessità. Non come uno spazio temporale da incastrare tra una lezione di canto e una di inglese, o un momento di ricreazione tra lo studio e lo sport. Già nel proporre questo tipo di riflessione si incontrano talvolta i primi impacci, le prime difficoltà logistiche le quali, aldilà del ragionevole buonsenso, “vestono” le reali motivazioni che impediscono alla persona di accedere ad uno spazio riflessivo dedicato alla scoperta di sé.

Esperienza e apprendimento accompagnano la persona durante l’arco della vita e assumono un ruolo dominante in età evolutiva perché in questo periodo il grado di assorbenza è fisiologicamente molto elevato: corpo e mente si affacciano al mondo con un’enorme necessità di imparare, conoscere e scoprire, per meglio orientare il sé nel presente e nel futuro.

L’esperienza è la conoscenza diretta che si acquisisce di persona con l’osservazione, l’uso o la pratica di una determinata sfera della realtà, ed è fatta di percezioni somatiche e sensoriali sia interne sia esterne. È una componente talmente significativa della nostra vita da costituire il centro, il nucleo, il cuore pulsante di un altro fondamentale passaggio esistenziale: l’apprendimento, il processo di acquisizione di nuovi modelli comportamentali o modificazione dei precedenti per migliorare l’adattamento. Pensiamo al linguaggio dei segni: una situazione deficitaria dell’area fonetico-uditiva comporta un’esperienza comunicativa differente, e genera un apprendimento paralinguistico non convenzionale.

Per assecondare il desiderio spontaneo di apertura alla conoscenza è utile porre le migliori condizioni ambientali, affettive e sociorelazionali, sia a scuola che a casa, ricordando sempre che la crescita è un percorso inarrestabile fatto di una sequenza dinamica e continua di esperienze e apprendimenti.

Per questo è necessario rispettare la persona per quello che è, nella sua unicità, nei suoi tempi e nei suoi spazi, accompagnandola a non perdersi nulla del viaggio alla scoperta di sé. L’esplorazione deve comprendere tutti i sensi e soprattutto deve far posto anche al silenzio riflessivo, grazie al quale ascoltare il proprio respiro, godere del proprio movimento e scoprire quante cose bellissime si è capaci di creare, partendo dal sé, attraversando le scale cromatiche in tutte le tonalità, e raccogliendo quello che il mondo è in grado di insegnare.

Ricordando sempre che pretendere la perfezione condanna un bambino all’infelicità, costringendolo a vagare alla ricerca di una realtà che non esiste.

a cura dott.ssa Antonella Gazzellone
medico chirurgo, pedagogista clinico, esperta in scienze criminologico forensi “La creatività consiste nel mantenere nel corso