“Ora che le nostre radici si sono intrecciate, i rami possono anche crescere in direzioni opposte... apparterremo sempre allo stesso albero, non è questione di tempo ma di profondità”...
Prendo in prestito le parole di Fabrizio Piras per iniziare questo articolo, perché rimandano bene all’importanza delle nostre origini, quella delle nostre tradizioni.
Il senso ultimo, atavico, dell’avere un figlio, impresso nei nostri meccanismi istintuali, è quello di “tramandarci”, tramandare il nostro patrimonio genetico, far andare avanti la nostra specie con le sue caratteristiche e, in questo senso, è sempre stata e resta forte la spinta dentro di noi di “ passare” anche la cultura le tradizioni “ le radici”.
Le nostre radici fatte spesso di usanze, ricorrenze, piatti tipici he danno un sapore specifico ad ogni ricorrenza, ad ogni festività, le ricette di famiglia, lo sferruzzare il corredo da parte della nonna, le canzoni popolari, tutto racconta la nostra storia ai nostri figli, e tutto ci lega al territorio e contestualizza le nostre abitudini dando senso e calore familiare. Ciò contribuisce a rendere i nostri figli più partecipi della nostra storia familiare, essere parte di un tutto che è iniziato prima di loro, e che continuerà grazie al loro contributo, rendendoli più consapevoli del proprio posto nel mondo a prescindere dal posto che davvero si riesce ad occupare nello spazio.
L’appartenenza, soprattutto in una società usa e getta, caratterizzata dalla velocità con la quale le mode e i valori, e il tutto, perdono di importanza, mantenere – letteralmente, tenere per mano – le proprie tradizioni contribuisce a costruire il sistema di valori nelle generazioni future, senza il quale nulla ha un senso stabile.
Il saper fare, tirare la sfoglia oppure ricamare e, ancora, curare il raccolto, andare a funghi, sono tutte attività manuali che è necessario che i nostri figli imparino e osservino.
Come tutte le attività manuali, “il tentare” e il raggiungere “saper fare” li renderà più sicuri, più liberi di andare per il mondo e di sperimentarsi, il saper fare aggiunto alla tradizione familiare e culturale aggiunge tutto il colore e il calore che l’appartenenza conferisce ad ogni cosa.
Crea punti di riferimento fissi in un mondo dove di stabile non c’è quasi nulla, contestualizza e ancora al terreno, e nelle famiglie nelle quali queste origini vengono orgogliosamente protette e tramandate anche quando ci si trova lontani chilometri e chilometri da quei luoghi e da quei sapori, questo ha ancora di più un senso salvifico.
In un’epoca di migranti spero con tutte le mie forze che le mie di tradizioni, la mia cultura, possano attingere e imparare da saperi lontani e altrettanto antichi, perché mio figlio possa avere a disposizione un tesoro ancora più grande di quello di cui ho potuto disporre io...
a cura dott.ssa Annalisa De Vincenzo
psicologa, psicoterapeuta