Giocare con i propri figli perchè a volte è così difficile?

Per i bambini, giocare è un’attività importante quanto respirare. Giocando si lasciano fluire le emozioni e i vissuti interiori, si acquisiscono abilità nuove, ci si prepara alla vita e s’impara a gestire la fantasia e l’immaginazione.

Il gioco è un’espressione fondamentale della creatività, indispensabile per il benessere psicologico dei piccoli ma anche dei grandi. Tutti i bambini assecondano spontaneamente il bisogno naturale di giocare ma troppo spesso questa capacità si perde con la crescita. Sugli adulti, infatti, la pressione sociale esercita un controllo conformista e stereotipato, che limita i comportamenti creativi e indirizza ogni attività al raggiungimento di un più proficuo benessere economico.

Così, crescendo censuriamo la nostra naturale giocosità e costringiamo noi stessi in quel range di comportamenti prestabiliti che chiamiamo maturità, limitando il desiderio di gioco alle poche attività ludiche ritenute socialmente accettabili. Giocare però fa bene alla salute ed è psicologicamente necessario! A qualsiasi età.

Perché giocando esprimiamo la nostra sensibilità e la nostra vitalità, e ritroviamo il contatto con la profondità della vita.Il gioco è un’attività coinvolgente, avventurosa e appassionante, che monopolizza l’attenzione e che è bello vivere insieme con gli altri. Spesso, quando giochiamo, abbiamo bisogno di condivisione. Per i più piccoli giocare insieme è importantissimo. Insieme agli altri bambini. E anche insieme a mamma e papà.

Molti genitori, però, non riescono a giocare con i propri figli e, pur comprando giochi e giocattoli, non sanno come utilizzarli con loro.

Queste persone ritengono impropriamente che agli individui maturi siano permessi soltanto alcuni tipi di giochi e non altri. Perciò possono giocare a scacchi, a carte, a Risiko, a calcetto, a tennis… ma non alle bambole, al dottore, a nascondino, con la plastilina, con la tempera a dita o con altre cose del genere.

Purtroppo al primo posto, nello scarno repertorio dei giochi che tante mamme e papà si concedono di condividere con i bambini, stanno i giochi di società (monopoli, gioco dell’oca, quiz, giochi di abilità, ecc.) o i giochi di movimento (rincorrersi, fare la lotta, giocare a calcio, cucinare, ecc.) cioè giochi molto strutturati e con regole da rispettare, oppure giochi che non è possibile fare spesso o che non possono durare a lungo.

Per chi è grande, purtroppo, non esistono giochi creativi da poter fare insieme. Il mondo degli adulti è fatto di doveri e non di fantasia, perciò, quando diventiamo genitori, non ricordiamo più quali erano i bisogni, i giochi e i desideri che avevamo da bambini.

I giochi creativi (disegnare, costruire, fabbricare, inventare, comporre, ecc.) e i giochi di ruolo (bambole, drammatizzazione, pupazzi, burattini, ecc.) sono spesso trascurati dai grandi. Per sciogliere il blocco che ingabbia la giocosità, sarebbero necessari dei centri di “Fisioterapia del Gioco” per adulti. Luoghi dove ritrovare il contatto con la propria parte creativa, avventurosa, vitale ed entusiasta, e in cui ripristinare la confidenza e l’esplorazione di aspetti nuovi e diversi di se. Ma in attesa di un mondo migliore… una buona terapia per i genitori che non sanno giocare è quella di ricontattare la propria parte infantile, dedicandogli qualche minuto ogni giorno.

Per attuarla basta portare l’attenzione al bambino che siamo stati (magari con l’aiuto di qualche foto) e concedergli di fare capolino nella nostra vita quotidiana… chiudere gli occhi e immaginare… non è difficile, si tratta di ascoltare quei pensieri, veloci e sciocchi, che di solito censuriamo occupati in altre cose più serie. Per risvegliare il bambino interiore può essere terapeutico: comprare delle figurine…appiccicare qualche stellina… ascoltare una musica infantile… camminare dentro una pozzanghera… dare forma a un tovagliolino di carta… disegnare un cuore sul palmo della mano e altre cose simili... piccoli gesti che aiutano a ritrovare i codici meno inibiti e più liberi della nostra anima infantile che ancora ci appartiene e ci apparterrà per sempre. Recuperando il proprio desiderio di giocare, diventa possibile per i genitori assecondare nei figli il bisogno naturale di condividere il gioco.

a cura dott.ssa Carla Sale Musio
psicologo, psicoterapeuta