Il big bang: la coppia prima e dopo la nascita di un figlio

(Potenzialità, necessità e rischi annessi al cambiamento. Un aiuto alla gestione della transizione).

La nascita di un figlio rappresenta l'anno zero per una coppia, ne modificasostanzialmente ed irreversibilmente l'assetto . Gli equilibri precedentemente stabiliti nel rapporto vanno radicalmente ridefiniti e rinegoziati all'arrivo dei figli e per molti riuscire a salvaguardare l'intimità e la dimensione propriamente diadica della coppia può risultare problematico. In modo particolarmente marcato quando si tratta di primi figli, al contatto con un'esperienza assolutamente nuova ed intensissima sotto ogni punto di vista, la coppia subisce un vero e proprio scossone destabilizzante.
L'assorbimento, in termini pratici ed emozionali, che il neonato comporta, col suo bisogno di cura pressoché costante, determina un inevitabile e fisiologico disinvestimento dal rapporto a due, in termini di energie fisiche e psico-affettive.
Particolarmente significativo, il più delle volte, quello che interessa il caregiver primario per eccellenza, la madre, fisicamente ed emotivamente coinvolta nell'accudimento della prole in modo assolutamente totalizzante.
Quel legame privilegiato, quella simbiosi all'interno della quale madre e bambino si cercano e ritrovano all'esterno, come individualità separate e distinte ma elettivamente compenetrantesi,di fatto imprime alla coppia uno squilibrio consistente che occorre gestire con consapevolezza.
La madre, insieme al bambino, in un sofisticatissimo sistema di mutua co-regolazione e risonanza affettiva, biologicamente predeterminato e psicologicamente "evoluzionistico", si ritira da molte delle sue precedenti attività, disinveste da molti campi, almeno transitoriamente, per fare fronte, concretamente e psichicamente, al grande carico della maternità. In questo delicato periodo è fondamentale che tale impegno venga condiviso, e fin da subito, tra i coniugi, al fine di evitare un sovraccarico eccessivo della madre, peraltro particolarmente vulnerabile a livello fisio-psichico dopo il parto, e, al contempo una dinamica di esclusione della figura paterna, che viene in tal modo marginalizzata e deresponsabilizzata. Immediatamente dopo il parto la donna subisce un down ormonale molto significativo; i livelli di ormoni tipici della gravidanza, a partire da 4 h dopo il parto, vanno incontro ad un crollo verticale. Processo che puo' determinare o agevolare i ben noti fenomeni di "blues materno", esitanti, in mancanza di pronto intervento o vulnerabilità specifica (es: presenza pregressa di disturbi dell'umore e/o disturbi d'ansia) in una vera e propria depressione post-partum. I fattori in gioco sono moltissimi, le emozioni che si mobilitano e l'impegno necessario per ritrovare un equilibrio intrai-ndividuale e relazionale, che richiede pero' una formula del tutto "nuova" possono mettere a dura prova i singoli e l'assetto familiare nel suo complesso.
L'uomo puo' percepire un vissuto di esclusione e di abbandono, determinato dal disinvestimento fisiologico dal sesso e dall'affettività attivo nella donna, la quale, oltre che essere oggettivamente stanca e sopraffatta, conosce un calo oggettivo della libido fisiologicamente determinato. L'eredità fisica della gravidanza, la forma da riconquistare ed il poco o nullo tempo da poter dedicare a se stessa, possono inoltre intaccare la sua autostima e farle sperimentare un vissuto personale di scarso contatto e padronanza con la femminilità. Non è infrequente, infatti, l'esacerbarsi o lo slatentizzarsi di disturbi della condotta alimentare nella donna successivamente al parto. La donna viene letteralmente "saturata" dal suo bimbo, il quale occupa fisicamente e psicologicamente tutto il suo spazio, talvolta con significativo stress psicologico. Deve imparare, con non poca difficoltà e a prescindere dal desiderio e dall'attitudine personale, a "pensare per due". E' bene dunque, in questi momenti, aiutare la donna nelle pratiche quotidiane, fornirle un supporto concreto ed emozionale costante. Dare un'impronta condivisa alle responsabilità genitoriali, con modalità compartecipate di assunzione della responsabilità.
E' bene che il partner svolga insieme alla mamma oneri di tipo pratico, questo faciliterà e velocizzerà l'instaurarsi di un legame tra padre e figlio che in genere procede più gradualmente e lentamente, rispetto a quello, più viscerale che si instaura, per ovvie ragioni tra il bimbo e la madre.
Non di meno sarà importante come "fattore di protezione" dell'equilibrio psico-fisico della madre e collante naturale della coppia.
E' importante infatti che, in questi momenti in cui i partner avranno meno possibilità di coltivare la dimensione intima della loro unione, non sperimentino, singolarmente un senso di isolamento, alienazione ed incomunicabilità, che potrebbe destabilizzare la coppia più a lungo termine e piu' profondamente.
Superata la prima fase di assestamento, in cui il neonato familiarizza con il mondo e trova i suoi ritmi in termini alimentari, di alternanza del sonno e della veglia e di attitudini comportamentali, conosciuto meglio nella sua peculiarità individuale e fatti salvi casi di problematiche specifiche intervenienti, i coniugi potranno reinvestire gradualmente sulla coppia e ridisegnare i propri spazi. Uscendo ed entrando, con flessibilità e dinamismo emotivo, da una dimensione propriamente triadica ad una squisitamente diadica, che è giusto preservare e custodire con cura.
La vorare su questi confini e attraversare queste transizioni, cari genitori, è oggettivamente complesso e delicato.
E' consigliabile che la madre, nel caso in cui sia portatrice di disturbi dell'umore già palesemente conclamati in precedenza ,rinunci all'allattamento al seno e opti per quello artificiale, in modo da intervenire immediatamente dopo il parto con un sostegno farmacologico mirato (nel caso di persone già seguite da specialista magari con la ripresa della terapia antidepressiva e stabilizzante dell'umore), ovviamente incompatibile con l'allattamento. Questi momenti possono slatentizzare psicopatologie latenti, soprattutto nella madre: è dunque importante che l'ambiente circostante sia ricettivo, attento e supportivo in tal senso.
In Treatment caso di sofferenza soggettiva significativa o difficoltà nella gestione della transizione, è bene chiedere il supporto di uno specialista, nell'ottica di sostegno alla madre e di prevenzione e garanzia sul rapporto nascente tra madre e figlio, straordinariamente importante ed al contempo delicatissimo.
Un bambino sano e felice può venire solo da genitori sani e felici. Non temiate in tal senso nel valorizzare le vostre esigenze ed i vostri bisogni. 
Il vostro bene è, concretamente e direttamente, l'humus più fertile per il sereno ed armonioso sviluppo dei vostri figli.
La coppia, superata questa fase più complessa, può tornare a disegnare un profilo di intimità. Dedicate almeno una sera a voi due.
Che ne abbiate voglia o meno, eleggete una sera della settimana in cui, complici nonni o zie di buona volontà, potrete condividere qualcosa che sia solo ed esclusivamente vostro.
E nel farlo, ricordate che.....TANTO MAGGIORE SARA' IL BENESSERE E L'EQUILIBRIO CHE SAPRETE RICOMPORRE DENTRO' VOI STESSI E TRA DI VOI, QUANTO PIU' SARA' VOSTRO FIGLIO A BENEFICIARNE.

NON ABBIATE REMORE NEL TRATTARVI CON I GUANTI.

Genitori cari, buon lavoro a voi tutti!!

a cura della Dott.ssa Sabrina Anastasi
psicologo clinico