L'adolescente è psichicamente ed intellettualmente più prossimo ad un adulto che non ad un bambino, eppure costituisce una costellazione a parte rispetto sia all'infanzia che all'età adulta.
Amare un bambino è semplice, tra le mille altre cose perché nella sua mancata autosufficienza, permette a chi se ne prende cura di trarre dall'accudimento gratificazione personale.
Il genitore si sente indispensabile nell'esercizio delle mille pratiche quotidiane della cura del bambino ed oggettivamente lo è.
Un bambino discute l'autorità solo istintivamente, non possiede gli strumenti cognitivi e morali per poterlo fare a ragion veduta, intellettualmente.
Il bambino si fida ed affida al caregiver completamente, si rivolge ad esso come riferimento assoluto, intorno ai 3 anni impara a stare in società imitando pose, linguaggio e comportamento del genitore, adeguato o inadeguato che sia.
La cura dei bambini piccoli, per quanto molto onerosa in termini energetici e pratici, è per l'adulto fonte di nutrimento emozionale ed affettivo continuo ed anche ragione di autostima e rinforzo positivo.
Non a caso non poche mamme hanno difficoltà ad emancipare il bambino dal legame di dipendenza che instaura con loro ed incoraggiano oltre misura, perlopiù inconsciamente, il protrarsi di un rapporto esclusivo e simbiotico col loro piccolo, a detrimento della sua autonomia: entrano in gioco in tali casi fattori emozionali e bisogni inconsapevoli della madre.
L'adolescente è diametralmente diverso: il carico psichico che affronta, l'integrazione della sessualità, lo sviluppo psico-fisico e cognitivo lo investono ed impegnano profondamente.
E' una terra di mezzo quella abitata dagli adolescenti, ricca ma dannatamente ardua e scomoda da attraversare.
L'adolescente cerca nuovi riferimenti e nuovi modelli di identificazione e lo fa perlopiù demolendo le identificazioni primarie con i genitori; definisce se stesso per prove ed errori, cercando i suoi personalissimi confini di individuo unico ed irripetibile.
Cerca nuovi modi e formule diverse per integrarsi, per sperimentare un senso di appartenenza ed integrazione nel sociale; sviluppa nuovi strumenti cognitivi di grandissima importanza....l'utilizzo del pensiero ipotetico ed astratto, la capacità di decentrarsi e di acquisire in sé una molteplicità di punti di vista, elabora il suo modo di stare al mondo attarverso una sua personale lettura dello stesso.
L'investimento che fa sui pari, la ricerca di amicizie elettive e profonde, di inserimento ne gruppo, i primi esperimenti di carattere sessuale e sentimentale comporteranno un disinvestimento dall'universo familiare.
L'adolescente e' in lotta. Dentro e fuori di sé.
Cerca la sua identità, ridiscute radicalmente i suoi valori e le sue convinzioni, si misura con la sfida non poco onerosa di riappropriarsi del suo corpo, un corpo nuovo con potenzialità sconosciute, tanto eccitanti quanto destabilizzanti.
L'integrazione della sessualità è un compito evolutivo molto complesso ed è anche per questo che nell'adolescenza si possono innescare problematiche relazionali consistenti o slatentizzare inclinazioni psicopatologiche rimaste dormienti nell'età della latenza.
Tutto nell'adolescenza si esacerba: le conflittualità, le convinzioni, le insicurezze....ogni elemento tende ad acquisire un carattere esasperato.
La modalità privilegiata di pensiero dell'adolescente è IL TUTTO-NULLA.
La ricerca di ideologie, anche estreme, risponde all'esigenza di appartenenza ed identificazione ed è profondamente strutturante per la psiche in formazione.
AMARE UN ADOLESCENTE NON VIENE COSI' NATURALE COSI' COME LO E' AMARE UN BAMBINO.
E qualsiasi genitore questo lo sa benissimo.
L'adolescente è tuttaltro che compiacente.
Non gratifica, si oppone quasi per definizione, talora appare polemico, astioso, inaccessibile emotivamente, ipercritico, svalutante, conflittuale o rabbioso.
L'adolescente non è amabile.
Ma nessuno quanto un adolscente antipatico ha bisogno d'amore.
Nella pratica della psicopatologia evolutiva, non si pone diagnosi fino al completamento dell'adolescenza, perché fino ad allora non è dato assistere ad una configurazione di personalità stabile e definitiva. Molto di quello che puo' essere erroneamente scambiato per un indice di psicopatologia puo' rappresentare invece un tratto evolutivo...e viceversa.
E' dunque bene non patologizzare le condotte adolescenziali con leggerezza e faciloneria, restando comunque vigili ed attenti, protendendo orecchio ad eventuali segnali di disagio che potrebbero richiedere un sostegno.
L'adolescente, in generale, cari genitori, chiede un nuovo rispetto.
Gli spazi tra genitore e figlio vanno ridefiniti, rinegoziati.
Centrali diventano per lui tutti quegli indici che simboleggiano il suo statuto di persona adulta: la possibilità di sperimentarsi all'esterno dell'ambiente familiare, la possibilità di compiere i suoi errori, il rispetto dei suoi spazi fisici ed emozionali, il culto della sua privacy, la fuga dal controllo esercitato dalle figure parentali.
E' bene che in questa fase, che spesso si rivela critica nel rapporto coi genitori, essi non recepiscano i tentativi di svincolo operati dal figlio come un segnale di rifiuto.
Il rapporto va rinegoziato.
Il modo di relazionarvi al vostro RAGAZZO deve cambiare e non esiste maniera migliore che farlo insieme a lui, in modo attivo e compartecipato.
L'adolscente non cerca amore dai genitori nelle forme effusive dell'accudimento ma in quelle più mediate del rispetto e della stima.
Sarà la vostra stima a costituire il serbatoio di narcisismo sano cui attingerà per costruire la sua capacità di amare gli altri.
L'impegno più consistente di questa fase sarà co-costruire insieme a vostro figlio nuovi alfabeti e linguaggi per condividere l'affettività e ridefinire i rapporti gerarchici in termini di autorità.
No, amare un adolescente non è facile come amare un bambino.
Ci saranno momenti in cui vostro figlio vi apparirà intollerabile, incomprensibile.
Altri in cui la sua rabbia lo renderà feroce e gratuito.
In molti frangenti tenderà ad invalidare il vostro operato, gli attacchi diretti alla vostra persona non mancheranno.
Non dimenticate mai, genitori, che questo è quello di cui ha bisogno la psiche adolescenziale per strutturarsi in modo definitivo.
Vi sentirete inutili o messi da parte eppure mai sarete stati tanto cruciali nel definire l'uomo o la donna che vostro figlio/figlia va diventando.
I NOSTRI RAGAZZI PERCORRONO CON NON POCA FATICA "LA TERRA DI MEZZO": il modo migliore per entrare a contatto con un adolescente è comprendere cosa accade nella sua mente.
Mai vostro figlio avrà bisogno del vostro amore quanto nei momenti in cui meno sembrerà meritarlo.
GENITORI, BUON LAVORO A VOI TUTTI!!
a cura della Dott.ssa Sabrina Anastasi
psicologo clinico