I “no” d’oro…

LA TELEVISIONE: NI. La televisione non va demonizzata. 

Già nella primissima infanzia l’esposizione ad immagini ad alta frequenza agevola lo sviluppo neuronale non ancora completato, costituendo uno stimolo elettivo per la processazione visiva ma va regolamentata con cautela ed attenzione, in termini di quantità e qualità dei programmi.
Stabilite dei brevi intervalli in cui al bambino è consentito vedere la televisione (per esempio tre intervalli da 30 min distribuiti durante la giornata).Selezionate con cura dai format studiati per l’infanzia; non esponete il bambino indiscriminatamente ai film che state seguendo voi.
Stabilite fin da subito, esigendolo, che il bambino chieda il permesso per accendere la televisione e non lo faccia in autonomia. 
Per quanto possa essere vantaggioso per una madre sola in casa e comprensibilmente indaffarata, cercate di evitare il fenomeno del “bambino parcheggiato” davanti alla tv.

IL DOLCETTO CONSOLATORIO:NO.
Non insegnate al bambino a rispondere a disagi di natura emozionale con un comportamento alimentare. E’ un’associazione che non va incoraggiata; alla base, tra le altre cose, di diverse forme di obesità infantile e dell’età adulta. Il bambino va portato ad esprimere l’emozione con i linguaggi propri dell’affettività, attraverso una mentalizzazione crescente della stessa. Far mangiare il bambino quando è triste o nervoso, implica portare un disagio emozionale su un piano prettamente somatico di indifferenziazione e mancata elaborazione, farlo figurativamente e letteralmente “scendere” di livello, dove diventerà più inaccessibile per la coscienza e meno controllabile.
Questo apparentemente innocuo escamotage, se consolidato, può costituire l’embrione di modelli comportamentali errati e disfunzionali: porre le basi per un disturbo della condotta alimentare in fase adolescenziale ed una generale inclinazione ai disturbi psicosomatici nell’età adulta.

“MARCO MANGIA DA SOLO, ELISABETTA GIA’ E’ CAPACE A DISEGNARE I VOLTI!!”: NO ai paragoni.
I bambini non sono in grado di decodificare questi imput come stimoli verso la sana competizione volti al miglioramento; ne trarranno molto probabilmente solo un indice di inadeguatezza, un segnale di disistima da parte vostra che traduranno in una scarsa autostima. Iniziate voi stessi a scoraggiare i confronti dentro di voi: vostro figlio è unico, in ogni senso del termine. E’ un’individualità irripetibile con i suoi tempi specifici, che vanno rispettati e non forzati.
Non proiettate la vostra competitività o il vostro personale senso di inadeguatezza sui vostri bambini. 
Piuttosto fornitegli gli strumenti e le occasioni per dispiegare al meglio tutto il suo potenziale.

PILUCCARE FUORI PASTO: NO.
Insegnate al bambino a rispettare il proprio corpo con delle abitudini puntuali e costanti, questo lo renderà più capace di leggere con efficienza, in età più avanzate, i segnali inviati dal suo corpo e favorirà costumi alimentari sani e corretti.
I figli sono un’ottima occasione per rivedere le proprie cattive abitudini e correggere il tiro.
Mangiare per fame educando il proprio corpo: non per noia o per tristezza.
Vostro figlio arriverà ai pasti con un appetito più florido; si a due piccole merende a metà mattina e nel pomeriggio.

TOGLIERE SEMPRE LE CASTAGNE DAL FUOCO: NO.
Insegnate ai vostri bambini, già precocemente, il senso di responsabilità verso le proprie azioni.
Se insiste a scarabocchiare sul tavolo a fronte dei vostri reiterati divieti, mettetegli un mano uno straccetto umido ed esigete che lo pulisca.
Che lo faccia bene o male non importa: ciò che conta è che stabilisca precocemente il nesso fra l’azione e le sue conseguenze, anche in termini riparativi.
Già verso i 2 anni e mezzo il bambino è perfettamente in grado di recepire , se lo proporrete con costanza, l’obbligo di riordinare i giochi dopo averli utilizzati.
Fatelo insieme a lui, non al suo posto.

SE URLI OTTIENI QUELLO CHE VUOI: NO.
Il bambino procede per tentativi ed errori e sonda il terreno che ha intorno, istintivamente cercherà centri di potere e “anelli deboli” da scavalcare.
Nel momento in cui si accorgerà che è capace di piegarvi al suo volere con intemperanze comportamentali, con grida e comportamenti disfunzionali, nel momento in cui ne constaterà l’efficacia nel raggiungere lo scopo, li farà proprie e saranno consolidati nel suo repertorio comportamentale.
Ogni volta che “accontentate” il bambino per non sentirlo gridare o fare bizze, inconsapevolmente lo incoraggiate a farlo ancora.
Avete perso nella lotta per il potere che il bambino ha istintivamente ingaggiato con voi.
Il modo migliore per portare comportamenti indesiderabili all’estinzione è renderli vani, ignorarli.
Insegnate al bambino fin dalla più tenera età che ottenere qualcosa non è scontato ed comunque secondario alle modalità che impiegherà per chiederla.
Il cosa è subordinato al “come”: l’embrione di un’ottima lezione di educazione sociale.

IL NO SEGUITO SEMPRE DA UNA SPIEGAZIONE: NO.
Quando il bambino sarà più grande esigerà una spiegazione per ogni no. E farete bene a dargliela. Concomitantemente con il suo sviluppo psichico, emozionale e morale avrà bisogno delle vostre spiegazioni per dare una lettura di senso del mondo, in adolescenza per opporsi costruttivamente ad esse.
Ma nella prima infanzia è necessario che il bambino impari anche a rispettare un segnale di stop non esplicato o giustificato.
In primis perché questo è il cuore della disciplina: dovrà imparare a fermarsi o a smettere perché siete voi a dirglielo, figura autorevole che rispetta, di cui si fida e a cui si affida.
In secundis perché se siete al parco e il bambino è a distanza e gli gridate “no” per salvaguardare la sua incolumità dovrà essere in grado di recepirlo, nel suo interesse, tempestivamente.
Non tutti i no vanno spiegati, soprattutto quando tanta parte di essi non potrà essere capita.

IL RITUALE DELLA NANNA: SI.
E’ un’ottima abitudine stabilire insieme al bambino un momento elettivo di intimità e tenerezza con lui, che lo aiuterà a transitare dalla veglia al sonno.
Tanta parte della difficoltà dei bimbi nell’addormentamento nasce dal fatto che per il bambino il sonno rappresenta il momento della separazione dal caregiver: stabilire un breve gioco, il bagnetto prima della nanna, una favola nel lettino, una dolce consuetudine col genitore lo aiuterà ad abbandonarsi con più fiducia fra le braccia di Morfeo.
Date un orario per dormire ai vostri figli.
Educate il suo corpo ad una certa igiene del sonno, fin da piccoli.
Non aspettate che sia il bambino a crollare: i più piccoli saranno inclini a forzare i propri ritmi biologici e rimarranno svegli per attivazione emozionale più che per mancanza di stanchezza.
Andranno quindi tendenzialmente oltre i loro limiti fisiologici.
Inoltre insegnate ai vostri figli che esistono momenti dedicati agli adulti, spazi e attività in cui non possono e non devono intervenire, che gli sono preclusi.
Se avrete fermezza e costanza lo accetteranno.

RICORDATE CHE NON OCCORRERA’ FARE DEL TERRORE PSICOLOGICO SE SARETE SUFFICIENTEMENTE AUTOREVOLI.
STABILITE LE REGOLE E RISPETTATELE IN PRIMIS VOI STESSI, PROPONETELE CON COSTANZA E CONTINUITA’. NON NEGOZIATE CON I BAMBINI: INDEBOLIRA’ LA VOSTRA FIGURA AI LORO OCCHI.
ABBIATE PAZIENZA E PERSEVERATE, INVIATE IL SEGNALE CHE ESISTONO MARGINI DI DISCUSSIONE SU ALCUNE COSE, SU ALTRE NO.
NON DESISTETE DI FRONTE AGLI INSUCCESSI.
MOLTI DEI VOSTRI “NO”, DETTI CON FERMEZZA, PACATEZZA E BENEVOLENZA, AMOREVOLMENTE, SENZA OSTILITA’, COSTITUIRANNO PER I VOSTRI FIGLI PUNTI DI STRUTTURANTE RIFERIMENTO E FONTI DI SICUREZZA.
PER QUESTO E’ IMPORTANTE NON CONFONDERE I BAMBINI E RIDURRE AL MINIMO LE AMBIGUITA’ COMPORTAMENTALI.
UN BAMBINO ARRIVA AD INCAMERARE SIA I SI CHE I NO, CON TEMPI DIVERSI: CIO’ CHE LO DESTABILIZZA MASSIMAMENTE E’ L’INAFFIDABILITA’ DEI RIFERIMENTI ESTERNI. 

Come sempre, genitori buon lavoro a voi tutti!!

a cura della Dott.ssa Sabrina Anastasi
psicologo clinico