Quando l’amore finisce: non più coniugi, per sempre genitori

Non esiste una separazione ad attrito zero.

Come pure non è dato parlare del divorzio ma è più corretto parlare della composita e variegata realtà DEI DIVORZI, rispetto alla quale possiamo estrapolare invarianze e ridondanze che possono essere utili a chi si accinge a misurarsi con la medesima sfida.
Come ogni storia d’amore, anche la fine di ciascuna di esse fa “storia a se’”, con condizioni al contorno ed un “metabolismo” emozionale suo proprio.
E’ indubitabile che l’impegno richiesto ai separati è consistente e protratto nel tempo, in primis nella direzione dell’auto-superamento: continuare a svolgere congiuntamente il ruolo genitoriale, laddove sono venuti meno i presupposti di comunione d’intenti e di affetti che l’avevano generata.
Anche i separati più esemplari si trovano a dover elaborare un tasso significativo di conflittualità, soprattutto nel cozzare tipico delle proprie istanze emozionali, come individui singoli e i non meno incalzanti oneri morali di genitore.
Ogni coppia fa fronte a questo con le risorse e gli strumenti di cui dispone.
Si sente spesso parlare della tragica immaturità dei separati, della loro mancanza di buonsenso: evidenze oggettivabili che vanno tristemente a detrimento dello sviluppo psico-fisico dei minori che vi sono coinvolti.
Ciò nondimeno, da psicologa clinica e da donna separata, mi propongo di partire da un’angolazione diversa e di muovere verso altre direzioni, altre rispetto a quelle che spesso ispirano i contributi di chi osserva le realtà da fuori, asetticamente, con una qualche dogmatica pedanteria riduzionistica.
Idealmente e fisicamente vicina alla solida realtà di chi certe “conoscenze” le matura sul campo e a chi elabora i propri fallimenti personali cercando comunque di imprimere una tensione ideale, propriamente etica, al suo operato quotidiano di genitore, vorrei prima di tutto esprimere solidarietà verso tutte le persone che si confrontano con la dolorosa evenienza del naufragio di un’unione.
Pienamente conscia del fatto che, se esiste un modo costruttivo e virtuoso di inserirsi nel vissuto altrui, non è possibile se non attraverso l’esercizio di una autentica empatia.
I separati con figli spesso non hanno il tempo ed il modo di elaborare i vissuti personali connessi alla separazione e si trovano immediatamente sopraffatti da priorità di tipo pratico, organizzativo, gestionale, da incombenze non derogabili: reinventarsi, riorganizzarsi, continuare ad assicurare continuità e stabilità ai propri cuccioli mentre il proprio di mondo sta andando in pezzi, esprimere sicurezza e rappresentare comunque un affidabile punto di riferimento. 
Non esiste uno spazio in cui i separati con figli possono veramente confrontarsi con le proprie emozioni ne è pensabile una pausa, una cesura, uno spazio vuoto.
La rabbia, la delusione, l’indignazione, il senso d’abbandono, il senso di colpa, l’ostilità inelaborati sono infatti spesso a monte dei molti sfortunati esiti delle separazioni che finiscono con il travolgere, talvolta drammaticamente i più piccoli, che perlopiù subiscono le scelte senza che gli siano dati gli strumenti per comprenderle o minimizzarne l’impatto destrutturante a livello psicologico.
Il Girotondo, ben conscio della delicatezza del tema che andiamo affrontando, sceglie di darvi qualche piccolo suggerimento pratico, che potrete applicare con o senza la collaborazione del partner, in totale autonomia,consapevole che non è sempre possibile fare affidamento su un clima collaborante. 
1)Stabilite il più presto possibile accordi sui calendari di visita e sulle festività e rispettateli.
I bambini vanno accompagnati verso la transizione con delicatezza ma con costanza: date modo ai vostri figli di familiarizzare con i nuovi ritmi di vita e di farli propri, di abituarsi e di interiorizzare la sua nuova realtà.

2)Se i vostri figli sono sufficientemente grandi, parlategli, se possibile insieme, in un clima pacato e non ostile, con tatto ma con onestà.
Non alimentate illusioni di riconciliazione laddove non ve ne sono. Dentro ogni bambino vive il desiderio di avere una famiglia unita: il percorso da fare sarà quello che lo porterà, col minimo dell’attrito, ad abbandonare quell’idea di famiglia a vantaggio di una nuova. 

3)Stabilite linee di condotta chiare e nette: non coinvolgete i vostri figli in alterchi ma allo stesso modo non vi esibite in pose effusive ed affettuose.
Se questo vi aiuta ad elaborare il distacco, fatelo pure ma in separata sede, non in presenza dei bambini.
Limitate al minimo l’ambiguita’ affettiva.
Quantopiù il contesto sarà chiaro e definito, stabile e rassicurante, tantopiù renderete semplice ai vostri figli accettare il cambiamento.

4)Non degradate ne svilite in alcun modo la figura o l’operato del partner davanti ai vostri figli.
A pagarne il prezzo saranno solo le loro rappresentazioni ed identificazioni interne in merito agli affetti: il loro concetto di famiglia e d’amore andrà impoverendosi.
Lasciate che i vostri figli sviluppino un’idea autonoma dei loro genitori e che lo facciano nel tempo, con i loro strumenti e le loro sensibilità individuali, non attraverso i vostri vissuti.
Rispettate il diritto dei vostri figli di amare i genitori, anche se oggettivamente immeritevoli.
Se proprio non riuscite a gestire le vostre emozioni negative verso il partner, astenetevi da qualsivoglia opinione o giudizio.

5)Cercate, se possibile, una linea educativa condivisa. Laddove non è realizzabile, continuate comunque a garantire continuità nella vostra casa, in termini di espressione affettiva, consuetudini e regole.
6)Non usate i vostri figli come strumento di rivendicazione o manipolazione dell’altro, mai, in nessun caso.
Non li usate per intrudere nella vita dell’ex partner, estorcendo informazioni o facendogli troppe domande.
Non sottoponetelo ad alcuna pressione psicologica.
7)Non cercate di compensare i vostri figli ammorbidendo eccessivamente i vostri modelli educativi: state attenti a non farvi manipolare da loro. Non assecondate capricciosità, eccessi di egocentrismo o dispotismo, non rispondete con un permissivismo esagerato di carattere consolatorio.
Non sarà cosi’ che lo “rimborserete” della famiglia che non avete potuto o saputo salvare.
Questo genere di atteggiamento non farà altro che indebolire la vostra autorità ai loro occhi e sovvertire ogni sana e naturale gerarchia.
Mantenete una linea amorevole ma ferma: le regole sono una parte strutturante dell’amore e non dimenticate mai che gliele date nel loro interesse.
ELABORATE RIFLESSIVAMENTE IL VOSTRO SENSO DI COLPA, NON LO AGITE NEL RAPPORTO COI FIGLI.

7)Se vi rendete conto che le vostre emozioni rispetto alla separazione e all’ex partner vi impediscono di svolgere al meglio il vostro ruolo di genitori, rammentate che siete umani: perdonatevelo. E fate la cosa più responsabile: rivolgetevi ad un professionista dell’aiuto per un percorso di elaborazione, sostegno e consapevolezza.

8)Rammentate che siete una famiglia: voi e vostro figlio. Che lo teniate una settimana o due week end al mese, non dimenticate che siete una famiglia. Fate in modo che assomigli il più possibile a quell’ideale che portavate nel cuore quando l’avete fondata.

9)Non sottovalutate i vostri figli: i bambini hanno una grandissima capacità di adattamento, di gran lunga superiore a quella degli adulti ed una mirabile resilience. Molto della loro capacità di accettare la nuova configurazione familiare e di accogliere le nuove costellazioni affettive che ne conseguiranno, dipenderà da come voi gestirete la separazione, dentro e fuori voi stessi.

Buona fortuna e “buon lavoro” a voi tutti. 

a cura della Dott.ssa Sabrina Anastasi
psicologo clinico