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Mai correggere il bambino artista!
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Alberto Pellai

Mai correggere il bambino artista!

«Nutrite la dimensione immaginifica e creativa dei vostri figli e, davanti al dilagare del virtuale, diventate allenatori, fissando insieme regole e confini della loro fruizione»

Abbiamo chiesto al medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva Alberto Pellai, in libreria con Vietato ai minori di 14 anni (De Agostini) quanto è importante l'immaginazione nella crescita dei bambini: «Nei bambini la fantasia e la creatività rappresentano una dimensione straripante. La prima e la seconda infanzia sono i tempi dell'immaginazione: non conoscendo ancora il mondo, il bambino lo immagina e lo costruisce, ricorrendo al pensiero magico.

Nella mente, nei giochi, nei disegni tutto diventa possibile. È una dimensione che gli educatori, gli insegnanti e i genitori devono saper riconoscere per non cadere nell'errore di correggerli. Mai dire: “Hai disegnato il cielo verde, ma il cielo è blu” perché è proprio fra i 4 e gli 8 anni che fiorisce il bambino artista. L'invenzione e il pensiero per immagini sono fondamentali».


Cosa raccomanda ai genitori?

«Da una parte, di nutrire questa dimensione fantastica, immaginifica e creativa, offrendo stimoli adeguati: leggere, passeggiare in mezzo alla natura, lasciare il bambino immerso. Dall'altra, di aiutarlo a fare esperienza della sua immaginazione, facendogliela mettere concretamente in gioco nel quotidiano. Quanto più le attività sono aperte, destrutturate e permettono di lasciare il segno tanto più il bambino sarà protagonista, creativo e consapevole del fatto che la sua fantasia è una risorsa per fare cose belle, divertenti e intriganti».


Come la risorsa immaginazione può aiutare ad affrontare le situazioni, soprattutto le più critiche?

«Grazie al pensiero magico il bambino può creare dentro di sé mondi in cui rifugiarsi. Un esempio tipico è l'amico immaginario: un alleato, qualcuno con cui rimanere in contatto, con cui giocare e confidarsi. Con la fantasia, il bambino può poi risolvere in maniera creativa i suoi dilemmi. Un problem solving non ancorato al principio di realtà, ma alla dimensione consolatoria e produttrice dell'immaginario».


Anche il virtuale può diventare un rifugio o crea ostacoli alla formazione del pensiero libero?

«Quando la mente viene risucchiata dentro a uno schermo, si è portati ad adattare le proprie risorse interne al messaggio mediato. Vi può essere un'iperstimolazione, un'iperattivazione e anche un'ipereccitazione, il bambino esce da sé e non capisce più niente. Entra in mondi che non esistono, rischiando di confonderli con la realtà e non riuscendo a darsi quei confini che invece nel mondo della sua fantasia sa darsi, avendo un costante riscontro con la vita reale».


A volte in gruppo i bambini inscenano giochi di ruolo, chiaramente provenienti dall'esperienza televisiva o digitale. Siamo nell'epoca di Squid Game, quando un genitore deve preoccuparsi?

«Il gioco attivo, fantastico, può essere il risultato di un processo creativo, la messa in scena di qualcosa che è entrato dentro dall'esterno e che non si ha altro modo di buttar fuori se non agendolo nel gioco. Per quanto un bambino non abbia mai visto Squid Game, aver anche solo sentito parlare delle dinamiche di quella serie tv può perturbare il suo mondo interiore. Metterlo in scena attraverso il gioco, e ciò succede anche quando si viene a contatto con la sessualità senza averne una cornice definitiva, diventa allora un modo per ottenere un intervento che porti significato. Molto spesso una comunicazione provocatoria o caotica è, semplicemente, un tentativo di porre domande agli adulti di riferimento».


Qual è il ruolo dell'educatore di fronte al disorientamento?

«L'adulto deve cercare di capire qual è la domanda che si cela dietro la domanda, intuirne la dimensione simbolica».


Come guidare i bambini nella fruizione di giochi virtuali che spesso i genitori nemmeno conoscono?

«Come genitori abbiamo il dovere di essere informati sui possibili mondi con cui i nostri figli possono interagire. Non possiamo lasciarli soli in territori di cui non abbiamo consapevolezza. Dobbiamo trasformarci in allenatori, trasmettendo competenze, ponendo insieme a loro regole e confini perché l'apprendimento del limite non è automatico e va guidato».

ALESSANDRA TESTA
giornalista, direttrice responsabile Rivista Etica "Genitori"

CONTATTI e-mail: redazione@bambiniegenitori.it


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