Prosegue il confronto con Maria Rita Parsi, una delle psicoterapeute più apprezzate di Italia. Parsi, che ritiene Genitori «un buon punto di riferimento per le famiglie perché, come ricorda un proverbio africano, per educare un bambino ci vuole un intero villaggio», è convinta che oggi fra scuola e famiglia sarebbe bene recuperare dialogo e armonia, così come detta il Decalogo della Pace stilato dalla Fondazione Fabbrica della Pace Movimento Bambino ONLUS di cui la stessa Parsi è presidente.
Professoressa, cosa significa avere cultura oggi? «La cultura è il solo, vero, grande patrimonio di ogni essere umano. Le nozioni sono le informazioni che tutti possono avere, conoscere e ripetere ma che diventano cultura solo se dietro vi è un patrimonio di esperienze, riti, opere artistiche e letterarie che nel tempo gli uomini hanno realizzato. La cultura è quel portato che ognuno assimila dal luogo in cui è nato e vive, a partire dalla famiglia di provenienza».
Qual è il ruolo della scuola nella crescita culturale di un bambino?
«La scuola dovrebbe fare da ponte fra la famiglia, che è la prima agenzia educativa, e il sociale. Se la scuola assolve al suo ruolo, la cultura diventa l’insieme di tutte le informazioni che, rielaborate, permettono di avere coscienza delle proprie origini, tradizioni e esperienze. La scuola dovrebbe essere un centro culturale polivalente, aperto al territorio dalla mattina alla sera sia per le attività didattiche sia come biblioteca. Di pomeriggio vi si dovrebbero svolgere laboratori di formazione per genitori e docenti.
Dovrebbe essere punto di raccordo con il territorio, per far circuitare conferenze, convegni, presentazione di libri, spettacoli teatrali e musicali, cicli di film, mostre di pittura, eventi culturali...».
E la famiglia? «La prima portatrice di cultura è la famiglia. Lev Tolstòj in Anna Karénina scriveva che “tutte le famiglie felici si somigliano” e che ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. La cultura di una famiglia poggia sul rapporto che ha la coppia genitoriale: sulla famiglia di origine che ha alle sue spalle; su quali esperienze i partners hanno vissuto separatamente o insieme, sui valori e sugli obiettivi che li uniscono, sulle liti e i conflitti che li animano e, infine, sul ruolo che nella coppia hanno collaborazione e rispetto.
Vissuti, questi, che i figli fanno propri e che la scuola dovrebbe essere in grado di filtrare. Per recuperare il giusto dialogo con le famiglie, le scuole di ogni ordine e grado dovrebbero avere al loro interno una équipe medico psicopedagogica interdisciplinare stabilmente operativa e collegata alle strutture sociosanitarie del territorio e gli insegnanti dovrebbero essere supportati con una specifica formazione alla relazione con gli allievi, i genitori ed i colleghi, per essere in grado di trasmettere, contenuti e valori, in maniera efficace ed operare in gruppo.
Non smetterò mai di dirlo: la scuola, che è il vero pilastro istituzionale della società, va sostenuta in tutti i modi possibili».
«La Politica dovrebbe fare in modo che la scuola sia un luogo all’interno del quale circuitino i prodotti culturali. Solo riportando gli intellettuali e la scuola al centro, si potrà creare un circolo virtuoso di benessere e crescita per tutti»
intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori