L’insostenibile leggerezza del… desiderio

Antonella, uso un nome di circostanza per tutelarne la privacy, mi scrive: “…dopo ventuno anni di matrimonio, con la sensazione di aver scalato montagne, lavoro, mutuo, figli etc. oggi mi ritrovo accanto ad un uomo che mi parla solo di problemi, che passa la maggior parte del suo tempo fuori casa e non mi vede più come donna. …

Temo di potere risultare superficiale parlando con lui di questa mia esigenza e quindi finisco per chiudermi sempre di più, ma ho paura che alla fine tutto questo diventerà una montagna non più superabile e, questa volta, tra di noi”.

Cara Antonella, sono costretto a riassumere la tua bellissima e interessante lettera. Ciò che dici accade, le tante sfide quotidiane a lungo andare ci lasciano stremati… probabilmente i tanti impegni hanno portato via quella voglia di giocare che ci contraddistingueva, prima di tutto come soggetti e, secondariamente, come coppia. Quando ci mettiamo così facilmente da parte in nome di un “bene” familiare superiore rischiamo di credere di aver fatto tutto ciò che si doveva fare, tralasciando di curare quel dialogo con noi stessi che ci fa sentire meglio e che solo noi possiamo coltivare come ne abbiamo bisogno. Dovremmo sempre chiederci “cosa faccio per stare veramente bene?”

Da quanto mi scrivi, mi sembra di capire che per te, forse, è arrivato il momento di “concepire” e portare alla luce la tua esigenza di vivere anche con leggerezza, senza dover per questo sentirti in colpa. Anzi, oggi sappiamo quanto sia importante ascoltare quella leggerezza che di fatto contraddistingue la parte più intima di noi che abbiamo spesso sentito come sacrificabile. Rinunciare a quel sacrificio potrebbe sembrare minacciare la sicurezza che dà il sentire di essere come “si deve” per una mamma, per una moglie, per una vicina, etc… Si può finire per sacrificare sempre questa preziosa e “leggera” parte.  Ciò che percepisco nel tuo timore di sentirti “superficiale” mi sembra più che altro la possibilità di scoprire la tua “unicità”, la tua originalità, ciò che è ancora sconosciuto a te e agli altri e che reclama di riprender voce e manifestarsi così come era più facile fare da giovani. •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta