Quando pubblichiamo le loro immagini, siamo consapevoli che una volta messe in rete, sfuggono al nostro controllo?
Il fenomeno dello “Sharenting” termine anglosassone composto da “share” (condividere) e “parenting” (genitorialità) è una pratica comune a molti che consiste nella condivisione di informazioni private, foto, ecografie ed altre immagini private, riguardanti i propri figli.
Tale pratica così in voga fra i neo genitori, ha destato molta preoccupazione nel Garante per la Privacy sia perché espone il minore al giudizio di terzi che potrebbero utilizzare le immagini per deriderlo in un futuro, sia per il pericolo di un utilizzo improprio da parte di siti pedopornografici.
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Infatti le informazioni e le immagini pubblicate “navigano” senza timone nel mare del web e non essendo più eliminabili possono essere utilizzati da chiunque per finalità improprie (pensiamo alla pericolosità delle informazioni circa la geo-localizzazione del minore).
Pertanto prima di postare una foto o pubblicare informazioni sui nostri figli e nipoti, la domanda da porsi è: in futuro, sarà d’accordo con tale scelta?
Oppure questo mio comportamento lo metterà a disagio - anche in relazione alla formazione della sua personalità - avendo io genitore, creato un racconto della vita del minore che non corrisponde a quello che vorrà darsi da grande?
Cosa ci dice il Garante della Privacy?
Comunque sia, qualora si decida lo stesso di pubblicare info o foto dei propri figli è bene seguire alcune regole basilari fornite dal Garante per la Privacy:
- rendere irriconoscibile il viso del minore coprendolo con una “faccina” emoticon o utilizzando programmi di grafica per “pixellare” i volti, disponibili anche gratuitamente online;
- limitare le impostazioni di visibilità delle immagini sui social network solo alle persone che si conoscono;
- evitare di taggare, descrivere o nominare luoghi dove si trova il minore o il nome della scuola o dell’attività che sta facendo.
Ma basta davvero usare un po’ di buonsenso accompagnato da un minimo di educazione digitale per limitare danni e l’insorgere di pericoli per i nostri figli?
Cosa dice la legge
Vediamo cosa dice la legge: in Italia non esiste una norma specifica che regolamenti l’utilizzo delle foto dei minori da parte dei genitori, quindi vengono in soccorso le norme di carattere generale.
La prima norma che incontriamo nel Codice Civile a tutela dell’immagine (art. 10 oltre che Reg. Privacy UE 679/2016) afferma: «la immagine fotografica dei figli costituisce dato personale» e ancora «la sua diffusione integra una interferenza nella vita privata».
L’art. 96 della legge 633/1941 sul Diritto d’Autore invece prevede che«il ritratto di una persona non possa essere esposto senza il suo consenso».
In ultimo ma non meno importante, la Convenzione di New York per i diritti del fanciullo del 1989, all’art. 16,stabilisce che «nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione» e afferma anche che «il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti».
Proprio utilizzando tali norme, la giurisprudenza è già intervenuta più volte condannando i genitori al risarcimento dei danni in favore dei figli che, una volta diventati grandi, gli hanno fatto causa per le numerose immagini postate senza il loro consenso.
Meditate genitori… meditate sulle vostre azioni!
Per approfondire puoi leggere Diritti dei minori nei mondi virtuali | Plasmare il futuro digitale dell'Europa , Minori - Garante Privacy , Come aiutare i nostri figli a non perdersi nel mondo digitale? 3 strategie educative per genitori consapevoli - Bambini e Genitori

TIZIANA MICCOLI
avvocato civilista
CONTATTI web: miccolinosenzocavasino.it
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