L’ultimo mese di gravidanza e il parto sono momenti intensi per il neonato che si trova in un ambiente sempre più piccolo...
Egli sottopone la sua struttura fisica a forze compressive dovute agli organi della mamma e alla muscolatura che lo circonda.
Durante il parto, poi, il neonato è sottoposto ad un “accomodamento” delle ossa craniche, che in maniera fisiologica scivolano una sull’altra per permettere alla testa di passare attraverso il canale vaginale, a una rotazione per liberare le spalle e ad un’ipertensione al momento dell’uscita.
Queste forze e queste sollecitazioni restano impresse nel neonato e spesso si trovano bimbi di pochi giorni che fanno molta fatica a girare la testa da uno dei due lati.
In questi casi è un grosso errore liquidare la situazione come una fase “passeggera”, perché con il passare del tempo, il punto di appoggio della testa inizierà a diventare piatto, instaurando una plagiocefalia.
Per questo motivo è opportuno rivolgersi ad un professionista che liberi le strutture fasciali e muscolari del neonato e fornisca i giusti consigli ai genitori per stimolare la rotazione della testa anche dall’altro lato.
Questo avviene a partire dallo sguardo, attirare l’attenzione del neonato ponendo tutti gli oggetti e noi stessi quando ci prendiamo cura di lui, dal lato dove non riesce a girare la testa lo aiuterà a correggersi, in questo modo i genitori e chi si prende cura del bambino stimolano, preparano e riprogrammano una muscolatura che non è stata o è stata poco utilizzata per posture errate.
L’ovetto che protegge il bambino nei viaggi in auto va limitato agli spostamenti in auto, in questa struttura il bambino è costretto in una posizione ripiegata e spesso la testa pende da un lato. Lo stesso schema si ripresenta nell’uso della “sdraietta”.
Il neonato sotto osservazione può essere messo supino, sui due fianchi e anche in posizione prona, in questo caso va costantemente monitorato. Durante la notte deve dormire supino, ma può essere adottato un cuscino ergonomico con uno scavo al centro che eviti la compressione sempre nello stesso punto.
È importante non trascurare la fatica fisica e emotiva che anche il neonato subisce al momento della sua nascita. È fisiologico che il neonato pianga, è il suo modo per comunicarvi i suoi bisogni, a volte però il pianto è frequente e il bimbo sembra sempre infastidito, fa fatica ad attaccarsi ad uno dei due seni o prende il biberon solo se lo coricate da un lato. In questo caso chiedetevi se non sia una tensione che gli impedisce determinati movimenti.
a cura dott.ssa Federica Cevenini
fisioterapista neonatale e pediatrica