Il primo senso cutaneo e vestibolare che si sviluppa è il tatto, nasce dall’ectoderma, come il sistema nervoso e la pelle ed è completo già nell’embrione a 12 settimane di vita.
Come i mammiferi nel mondo animale, che leccano i propri cuccioli, anche il neonato ha bisogno di un contatto per crescere, essere toccato è un’esigenza che gli permette di acquisire consapevolezza dei propri limiti corporei e aiuta lo sviluppo psico-motorio.
La terapia manuale, in particolare sul neonato, agisce con tecniche dolci e porta eventuali disturbi a risolversi, assecondando il movimento delle strutture verso quello che è la fisiologia naturale.
La mamma racconta lo svolgimento della gravidanza e del parto e parla del suo bambino, che intanto prende tempo per ambientarsi. È la mamma che lo sveste e lo mette sul lettino ed è lei che rimane protagonista, insieme al bambino, dello svolgimento della terapia. Il neonato viene coinvolto insieme alla figura di riferimento, mamma o papà, figure fondamentali che portano informazioni utili, hanno in mano la diagnosi e la risoluzione del problema; fanno funzionare la seduta tranquillizzando il bambino, giocando con lui, allattandolo.
Il neonato ha bisogno che vengano rispettati i suoi tempi. Il primo contatto con la fisioterapista passa attraverso l’aggancio visivo, il bambino non ha chiesto di essere lì, quindi deve avere modo di accettare la terapia ed entrare in contatto con me in maniera naturale.
Sono molti ormai gli studi che provano l’efficacia della terapia manuale sui piccolissimi, dimostrano quanto un intervento tempestivo sia importante nel riequilibrare le strutture e ripristinare una corretta funzionalità dell’organismo anche nel neonato. L’intervento del terapista viene sempre più considerato come un atto di prevenzione, il neonato viene valutato dal punto di vista motorio e funzionale, vengono corretti eventuali disturbi.
Al termine della gravidanza, ad esempio, il futuro neonato si trova rannicchiato in un posto che diventa sempre più stretto e questo può portare come conseguenza un torcicollo o una deviazione preferenziale del capo verso un lato. Anche l’accomodamento delle ossa craniche durante il parto o la torsione che avviene durante l’uscita dall’utero materno, possono creare disturbi e se non scompaiono nelle prime 48 ore è utile un leggero trattamento manuale.
Altri fastidi tipici del neonato possono essere alleviati dal trattamento manuale:
- le coliche
- la stipsi
- il reflusso gastro-esofageo
Questi disturbi rientrano nella fisiologia ed entro certi limiti non sono patologici, ma possono essere attenuati grazie a qualche manovra leggera che possa dare sollievo al piccolino.
cura dott. ssa Federica Cevenini
fisioterapista neonatale e pediatrica