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Alberto Pellai

Un gemellaggio fra genitori che tutela i figli

«I bambini e i ragazzi hanno bisogno di nutrimento e relazioni umane per superare questo periodo di nervosismo e irritabilità».

Il medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai pensa che per costruire un vero piano per la ripresa e la resilienza le famiglie devono saper affidare i figli alle migliori agenzie educative del territorio e stringere fra loro patti di vicinanza, alla maniera delle famiglie allargate di una volta, per garantire, soprattutto ai più piccoli, un’estate di rapporti liberi, ma protetti, con i propri pari. E tutelare al contempo, la possibilità ai genitori di continuare a lavorare in serenità al di fuori dei periodi di vacanza.

Dopo mesi di quarantena prima e restrizioni ancora in corso, cosa propone per l’estate dei  nostri figli?
“I bambini e i ragazzi hanno bisogno di nutrimento per superare questo periodo di nervosismo e irritabilità. Ecco perché io propongo già da tempo alle famiglie di assumere nuove abilità di convivenza, costruendo per esempio un gemellaggio con altri nuclei simili, tre al massimo, in modo da creare delle piccole bolle protette in grado di organizzarsi in maniera autonoma, garantendo da un lato ai genitori di aiutarsi nella conciliazione dei tempi di lavoro e di cura, stringendo un patto di responsabilità reciproca, e dall’altro ai più piccoli di avere un confronto e una socialità costante con i propri coetanei.”

Adottare la modalità dell’appaiamento è come ricreare il meccanismo della famiglia allargata di un tempo?
“Sì, credo sia una formula quantomai necessaria oggi che conosciamo bene i comportamenti per difenderci dall’infezione. E che sappiamo come ancora adesso, che la campagna vaccinale è a buon punto, il pericolo maggiore resta l’assembramento.”

Quali sono i vantaggi di questa scelta?
“Che è una misura semplice, che evita l’isolamento e che è verosimilmente protetta dal rischio contagio: si crea un nucleo di 8-10 persone stabili, responsabili una con l’altra e immediatamente tracciabili, che interagiscono all’interno di tre diversi ambienti domestici con i bambini che giocano fra loro e i genitori che si turnano, soprattutto se ancora in smart working. Una formula che può proseguire anche nei luoghi di vacanza.” 

E cosa consiglia a quei genitori che non hanno la possibilità di gemellarsi con altre famiglie?
“Consiglio di affidarsi e di fidarsi delle migliori agenzie educative del territorio, dai centri estivi alle parrocchie. Ci sono protocolli di sicurezza da rispettare e ormai i nostri ragazzi, anche se stanchi, sanno come comportarsi. Meglio avere un progetto preciso, piuttosto che lasciare, soprattutto i pre-adolescenti, solo o abbandonati a sé stessi. I genitori devono saper essere guide e anche compagni di gioco, magari condividendo attività insieme quando sono finalmente liberi dal lavoro.”

L’uso della tecnologia può essere esteso anche all’estate o è necessario un sano distacco?
“La tecnologia, che comunque i ragazzini frequentavano anche prima del Covid attraverso i loro smartphone, è stata uno straordinario strumento per rimanere connessi quando ancora non ci si poteva incontrare. Un uso troppo prolungato rischia, però, di diventare una dipendenza, una prigione fatta di videogiochi e social. 

Ora, allentate le misure di distanziamento e complice la bella stagione che permette di trascorrere molto tempo all’aria aperta, è necessario riprendere i rapporti in presenza.

Basta surrogati di relazioni. Come dicevo, basta scegliere due o tre compagni di gioco, studio e avventure. Sempre gli stessi. Dopo tanti mesi senza le attività extrascolastiche preferite, un semplice calcio ad un pallone può diventare un processo a dir poco rigenerativo di corpo e mente.”



Intervista di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Genitori


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