Ogni frutto ha la sua stagione: gioco e nuove tecnologie

Il gioco è considerato la forma espressiva più significativa per i bambini: è giocando che si comprende il funzionamento degli oggetti, che si libera la fantasia e si sperimentano nuove forme di piacere.

Ed è sempre il gioco che diventa strumento di comunicazione, mediazione e condivisione tra gruppi di pari e con gli adulti, che è strumento per controllare e gestire le frustrazioni sollecitate dalla vita sociale, per comprendere i bisogni soggettivi propri e altrui.

Diventa significativo promuovere il gioco come possibilità data al bambino di giocare liberamente e spontaneamente e se possibile in spazi e contesti all’aria aperta che maggiormente sono in grado di potenziare le abilità non solo espressive e cognitive ma anche fisiche.

I bambini soprattutto della fascia d’età 0-6 anni conoscono il mondo attraverso il contatto e il contatto con la natura e con gli elementi naturali favorisce spontaneamente questo processo esperienziale. Non vanno demonizzati computer, telefonini, playstation, tablet perché sono forme di gioco e di espressione ormai entrati nella nostra vita., ma come “ogni frutto ha la sua stagione” ritengo che siano oggetti e forme di gioco che devono entrare quando il frutto è più maturo, quando altre esperienze fondamentali hanno dato al nostro corpo ed alla nostra mente un assetto più completo, quando soprattutto siamo in grado di discernere tra fantasia e realtà in maniera strutturata.

I giochi all’aria aperta a contatto con la natura permettono ai bambini di realizzare giochi fantastici, liberare la fantasia, far finta di essere… in stretta connessione con l’ambiente. Un ambiente che si presta a infinite rielaborazioni, che si modifica con il cambiamento delle stagioni, ma che è reale e tangibile. Solo dopo aver sperimentato queste forme di gioco, dopo aver liberato la propria fantasia in contesti aperti e liberi, dopo aver misurato le proprie potenzialità riconoscendosi, i bambini sono più maturi per entrare in un gioco virtuale uscendone senza rimanerne “imprigionati”.

Questa possibilità non significa che oggi nel 2016 la “maturità” dei bambini sia diversa da quella di trent’anni fa. Non è da trascurare invece il fatto che oggi i bambini sono circondati da strumenti di uso corrente e quotidiano che è impensabile non sappiano usare. Un po’ come i bambini di cinquant’anni fa di fronte alla prima televisione. Giocavano in cortile, alcuni, la maggior parte, avevano i conigli come compagni di gioco ma hanno imparato a conoscere ed usare la tv senza dimenticarsi di essere bambini.

a cura di Cristiana Gattai
pedagogista area infanzia, Cooperativa Sociale